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L'evoluzione del ruolo e delle politiche del Fondo Monetario Internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Nobile
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Mario Tonveronachi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Un’analisi del cambiamento del ruolo svolto dal FMI non può prescindere dallo studio del sistema monetario internazionale nel suo complesso.
Se da un lato un cambiamento fondamentale per il sistema si ebbe con la dichiarazione di inconvertibilità del dollaro, il 15 agosto del ’71, dall’altro le funzioni operative delle istituzioni figlie degli accordi di Bretton Woods si erano già sostanzialmente modificate nel periodo precedente la crisi del sistema. Questo a causa dei cambiamenti negli scenari economici e politici internazionali, al sorgere di problemi non previsti (o non prevedibili) alla fine del secondo conflitto mondiale, alla creazione di nuovi strumenti di intervento in campo monetario e finanziario.
La crisi che colpì il sistema monetario durante i primi anni ’70, che rappresentò il manifestarsi di una malattia a lungo incubata, aveva radici profonde accanto a motivazioni più contingenti: le prime affondavano nel tempo fino ad arrivare al testo stesso degli Articles of Agreement, in cui (col senno di poi, ovviamente) si possono individuare alcune delle più importanti ragioni del crollo del sistema; le seconde facevano riferimento al mutato ambiente economico –più integrato, complesso ed insofferente verso le rigidità- e politico, se con questo termine si intendono le relazioni tra gli stati.
Il periodo che va dal ’71 al ’74 è cruciale perchè al manifestarsi eclatante del fallimento del sistema non seguì, per mancanza di volontà politica e per le mutate condizioni, una ricerca reale di un nuovo sistema condiviso; i progetti di riforma del sistema vennero, infatti, tutti affossati.
In questo nuovo clima il sistema cambiò definitivamente caratteristiche ed il Fondo Monetario Internazionale spostò i propri obiettivi (tra gli altri) dalla correzione degli squilibri nei pagamenti internazionali alla prescrizione di politiche di cambiamento strutturale dell’economia, mutando in questo modo i propri destinatari dalla generalità dei membri ai paesi a basso reddito ed in via di sviluppo economico.
In questo passaggio culturale sta la vera essenza del cambiamento dell’istituzione, sia in termini di impostazione economica e politica che di rapporto con i paesi meno ricchi oggetto di assistenza, con i paesi che su di essa esercitano il peso maggiore (Stati Uniti, Unione Europea e Giappone) e con gli altri agenti sul panorama mondiale, vale a dire le altre organizzazioni internazionali, le imprese multinazionali, la società civile.
Il processo di globalizzazione ha accentuato la radicalità del cambiamento ed ha visto lo schiacciamento del Fondo su posizioni ritenute da molti troppo ortodosse, troppo legate ad una visione “di mercato” delle dinamiche internazionali. L’adesione al controverso Washington Consensus con le battaglie per le riforme radicali dell’economia, per le liberalizzazioni finanziarie e commerciali rapide, per le privatizzazioni affrettate, per la creazione di un ambiente favorevole ed aperto agli investimenti internazionali, hanno esposto i paesi più fragili a rischi notevoli, facendo sorgere il dubbio che il Fondo non agisse nell’interesse della stabilità e prosperità internazionale ma nella direzione di favorire i paesi più ricchi, la comunità finanziaria, la rete delle imprese multinazionali a scapito spesso dei paesi in crisi, della loro condizione economica e della coesione sociale.
In questo lavoro si è cercato, però, di scoprire fino a che punto si potessero riconoscere errori e deficienze propri del FMI e dove invece ricondurre le cause di tante distorsioni negative al sistema economico e politico nel suo complesso, risalendo “a monte” rispetto a problemi irrisolti i cui attori principali e i registi hanno nomi ed indirizzi (più o meno) diversi da quelli dell’istituzione in esame.

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INTRODUZIONE «[…] cosicché lui non si sarebbe sorpreso al termine del suo autunno quando gli proposero un nuovo regime di sbarco sorretto dalla stessa panzana di un’epidemia politica di febbre gialla ma invece affrontò le ragioni dei ministri sterili che richiedevano il ritorno dei fanti, generale, che tornino con le loro macchine per fumigare pestiferi in cambio di ciò che vorranno […] ma lui batté sulla tavola e decise che no, sotto la sua responsabilità suprema, finché il rude ambasciatore Mac Queen gli rispose che non siamo più in condizioni di discutere, eccellenza, il regime non era sorretto né dalla speranza né dall’accordo, e non dal terrore, ma dalla pura inerzia di una delusione antica e irreparabile, esca un po’ in strada e guardi in faccia la verità, eccellenza, siamo alla curva finale, o vengono i fanti o ci portiamo via il mare, non c’è altra scelta, eccellenza, non ce n’era altra, madre, di modo che si portarono via i Caraibi in aprile, se lo portarono via in pezzi numerati gli ingegneri nautici dell’ambasciatore Ewing per seminarlo lontano dagli uragani nelle aurore di sangue dell’Arizona, se lo portarono via con tutto quello che aveva dentro, signor generale, col riflesso delle nostre città, coi nostri annegati timidi, coi nostri draghi tremendi […]» “L’autunno del patriarca”, Gabriel Garcia Marquez, 1975 Quando decisi di iscrivermi al corso di laurea di Economia Politica, nel settembre del 1997, una crisi profonda stava colpendo alcuni paesi del sud-est asiatico che fino a quel momento avevano rappresentato un degli esempi migliori di sviluppo sostenuto e duraturo, con alla base una notevole stabilità. Allora sicuramente non avevo coscienza di quanto questo avvenimento fosse rilevante, né potevo spiegarmi il perché di un così repentino crollo. Dopo l’annus horribilis delle cosiddette “tigri asiatiche”, nel ’98 fu il turno della “nuova” Russia post-sovietica, nel ’99 toccò al Brasile bere l’amaro calice della crisi, e nel 2001 assistemmo impotenti alla bancarotta sfiorata dalla Turchia ed alla catastrofe argentina. La ragione di questo lavoro va cercata nella curiosità che da quel momento ho avuto rispetto a questi avvenimenti. Quel che più mi interessava era comprendere se la loro origine fosse riconducibile al normale svolgimento dell’attività

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fmi
fondo monetario internazionale
globalizzazione monetaria
international monetary fund
macroeconomia

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