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L'Italia protesta per la gestione 'a tre' della crisi di Suez

9 agosto 1956

Serpeggia un certo malcontento alla Farnesina e a Palazzo Chigi per essere stati esclusi dalle consultazioni in merito alla situazione creata dalla nazionalizzazione del Canale di Suez. In una riunione al Quirinale tra il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il Presidente del Consiglio Antonio Segni, il vicepresidente del Consiglio Giuseppe Saragat e il ministro degli Esteri Gaetano Martino, viene stabilito di comunicare una chiara protesta agli ambasciatori inglese, francese e statunitense, dove si rileva «come decisioni di così grande importanza quali quelle raggiunte a Londra dai tre Governi siano state prese senza neppure quelle consultazioni in sede NATO» che l'Italia auspica. E' questa la prima di una serie non breve di incomprensioni - chiamiamole 'difetti di comunicazione' - che caratterizzeranno le successive fasi della vertenza per il Canale di Suez, con l'Italia costretta a rincorrere decisioni importanti prese da altri senza essere stata avvertita. Anche questa volta si accetta il merito della proposta, molto meno il metodo.

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