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La Costituzione entra in vigore

1 gennaio 1948

Entra in vigore la Costituzione italiana, che sostituisce lo Statuto albertino dopo un secolo di più o meno fedele applicazione. Nella nuova Carta l'Assemblea costituente non si è limitata a ripristinare le libertà politiche soppresse dal fascismo (libertà di stampa, di parola, di associazione, di culto), ma riconosce anche i diritti dei lavoratori: il diritto al lavoro come indicazione programmatica, il diritto all'assistenza e all'istruzione, il diritto di sciopero e di organizzazione sindacale.
Con rispetto all'ordinamento istituzionale, la Costituente fissa il modello del governo parlamentare, nel quale il Governo per rimanere in carica ed esercitare le sue funzioni deve godere della fiducia del Parlamento; inoltre non sono assecondate suggestioni presidenzialistiche e si consacra, razionalizzandola, la prassi costituzionale formatasi nel Regno d'Italia prefascista, attribuendo al Capo dello Stato la nomina formale del Presidente del Consiglio.
La Costituzione repubblicana segna il passaggio (se si esclude la parentesi del fascismo) dallo Stato liberale, che garantiva l'uguaglianza formale, il mantenimento dell'ordine interno e la difesa dall'esterno, allo Stato interventista ed assistenzialista, che si pone l'obiettivo di realizzare un'uguaglianza sostanziale, di correggere le storture del mercato e di porre limitazioni ai diritti individuali in nome dell'interesse collettivo, di tutelare le posizioni dei più deboli, di garantire a tutti i cittadini un minimo di sicurezza sociale, in ossequio all'ideologia del Welfare State. Uno Stato che è anche disegnato a struttura pluralistica grazie ad uno sviluppato sistema di autonomie locali; uno Stato democratico nel quale la composizione degli organi, da quelli di rango costituzionale fino a quelli degli enti locali, viene decisa attraverso elezioni, in genere con criterio proporzionalistico per assicurare la presenza di tutte le forze politiche; uno Stato, infine, di diritto nel quale la giustizia è impartita da giudici soggetti soltanto alla legge, cui chiunque può ricorrere per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi, anche nei confronti della pubblica amministrazione.

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