LA TESI DEL GIORNO

I mille volti di Scampia


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I mille volti di Scampia«Siamo famosi solamente per gli articoli sulle faide e cose del genere… Voglio dire: qui nessuno vuole negare, non dobbiamo fare come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia però Scampia è tanto altro, tante persone per bene, tante associazioni, tante persone che si spendono per migliorare il quartiere, ma questo non fa notizia».
Queste le parole di Antonio Piccolo, allenatore e fondatore dell'Arci Scampia, nell'intervista effettuata dalla dott.ssa Chiara Marra inserita nella sua tesi Mosaico Scampia. L'obiettivo è quello di entrare in Scampia attraverso la voce di chi abita nei quartieri e fa parte del mondo associazionistico, per inserire nuove tessere nel mosaico dato dai giornalisti e dalla stampa.

Se, infatti, da una prima analisi effettuata dalla dott.ssa Marra selle notizie di tre giornali (Il Mattino, La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno), emerge una Scampia fatta di rom, droga, problemi urbanistici, malavita, la realtà del quartiere è decisamente più variegata: "utilizzando ancora il discorso delle Vele, si nota uno spiazzamento, là dove i giornali rendono queste strutture un'icona centrale del quartiere, i testimoni dell'associazionismo lo inquadrano come una zona più periferica alla loro percezione se non fosse per Ciro Corona [operatore sociale per (R)esistenza], qualche tentativo di intervento nell'attività di Chi Rom E…Chi No e dei Gesuiti che cercano di sradicare e decostruire quello che è a tutti gli effetti un presidio borderline.

Si scopre quindi anche una certa connotazione geografica del campione di interviste analizzato nell'area di Scampia, quartiere che, a dirlo con la metafora utilizzata da Domenico Pizzuti divide la 167 [legge per l'intervento di pianificazione di zona] in tre 'gironi': il girone virtuoso intorno alla maxi villa dove si addensano le istituzioni (la sede della Municipalità, il presidio di Polizia, l'auditorium e ancora il Centro Hurtado e un nucleo di associazioni come la palestra Maddaloni e la cooperativa L'uomo E Il Legno), il secondo girone con le Vele e le vedette satelliti del lotto P e il terzo girone, quello del campo rom.
Si nota quindi che le associazioni ruotano intorno ad un reticolato di realtà satellite al 'primo girone' con qualche prolungamento nella tematica del campo rom e qualche (più rarefatto) tentativo di azione diretta nelle Vele".

Altro elemento forte di distanza tra intervistati e quotidiani è il ruolo della scuola: "spesso Il Mattino mette in luce la presenza di iniziative e progetti scolastici finanziati che finiscono per rappresentare l'immaginario del progettificio della scuola chiusa su se stessa che emerge nelle testimonianze degli intervistati".
Ma la ricerca della dott.ssa Marra tocca anche altri temi scottanti, come il coinvolgimento dei ragazzi nella vita associativa, culturale e sportiva, la questione dei rom, la lotta per le pari opportunità tra minori a rischio, immigrati e mondo femminile, il recupero degli spazi, non solo per combattere i mostri urbanistici, di cui le Vele sono divenute il simbolo, ma per rivitalizzarli in senso associativo.

E se la Chiesa "sul territorio di Scampia rappresenta il vero e proprio stakeholder dotato sia di infrastrutture che di disponibilità di risorse economiche per poter portare avanti forme di intervento sul territorio", pur con il suo divisionismo interno, al contrario la politica non guadagna molto rispetto, almeno secondo le parole di Patrizia Palumbo, della rete di donne di Dream Team: «Fare campagna elettorale a Scampia fa curriculum, poi il nulla», rincarate dalla constatazione della dott.ssa Marra, rispetto a quanto riportato nelle interviste, che "[…] è nelle zone più povere del quartiere che il voto di scambio a destra ma anche a sinistra e fomenta il suo marketing della politica su vasta scala".

"Da un lato la Scampia residenzialista di chi il quartiere lo vive giorno per giorno attraverso la sua esperienza, dall'altro la lente giornalistica più distaccata e scientifica nel suo report più formale e distante […].
Il campione di intervistati rilega al margine della vita routinaria ciò di cui la stampa si nutre, dalle loro voci emerge una visione che testimonia la quotidiana attività delle società e la sua memoria storica, dall'altra un'analisi anche tecnicizzante in cui emerge, piuttosto che la Scampia di chi ci vive, quella del ceto parassitario dell'indotto criminale spesso afferente ad un moto centrifugo al quartiere, cioè proveniente dall'esterno […].
L'abilità sta nel cogliere da un lato e dall'altro i punti chiave per poter aumentare il grado di consapevolezza su Scampia rendendola un concetto meno estraneo e astratto e più ragionato e provato".

Immagine: le Vele di Scampia dalla fotogallery su Repubblica.it di Stefano Renna

Visita la tesi:
Mosaico Scampia: tra rappresentazioni mediali e lo sguardo degli abitanti sul proprio quartiere