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La morale di Nietzsche

Non è facile scrivere un nuovo lavoro su Nietzsche, soprattutto se bisogna confrontarsi con filosofi decisivi nella storia del pensiero internazionale, che posso citare solo in piccola parte, ma la cui lista sarebbe estesissima.
Mi riferisco ad Heidegger, Simmel, Jaspers, Lowith e tanti altri, senza di cui non si sarebbe arrivati ad un’appropriazione più consapevole dei testi nietzscheani.

Ho dovuto dunque confrontarmi con testi che non solo spesso erano contraddittori, ma anche mettevano in luce solo alcuni aspetti del testo nietzscheano, affinché fosse portata avanti, anche giustificata dalla lettera delle opere, una visione unilaterale, o d’esaltazione o di condanna, questo non importa, ma che tralasciava di analizzare le numerose contraddizioni presenti in Nietzsche.

Ora, si deve considerare la presenza di contraddizioni all’interno di un autore come manifestazione di diversi momenti del filosofo all’interno della propria ricerca: la grandezza di Nietzsche è soprattutto nel suo sapersi mettere in discussione e nel saper porre nel dubbio anche colui che legge i suoi testi.

Se analizziamo come si è diffuso il pensiero di Nietzsche nel mondo notiamo appropriazioni di diverso segno dei suoi testi da parte di diversi orientamenti di pensiero. Riehl collocò Nietzsche nel quadro del pessimismo filosofico, della critica della cultura e del romanticismo, ma riconobbe il valore della teoria della conoscenza e degli apporti delle discussioni scientifiche. Simmel accosta Schopenhauer e Nietzsche sotto il profilo della Kulturphilosophie. Dilthey affianca Nietzsche ai filosofi della vita e ai pensatori esistenziali, siano essi Marco Aurelio o Montaigne, Emerson o Carlyle, ma in realtà volge retrospettivamente una categoria che come tale può aver senso solo da Nietzsche innanzi.

Il compito di questo lavoro, dunque, è quello di analizzare alcuni aspetti della vita, che per le loro caratteristiche sono essenziali e decisivi nella prospettiva aperta da Nietzsche.
Soprattutto mi ha spinto ad affrontare l’argomento Nietzsche il fatto che troppo spesso si assiste ad esposizioni faziose e devianti dal suo pensiero col risultato che troppi suoi momenti chiave sono contraffatti e falsati. Mi riferisco in primo luogo alla diatriba tra assertori dell’esistenza della verità una e assoluta e gli scettici; qual è veramente la posizione di Nietzsche a riguardo? Esiste un modo più ragionevole che affrontare la questione cadendo in estremismi logici? E la verità e non-verità di cui si parla, che relazione ha con la vita concreta dell’uomo? È stato certamente stimolante per intraprendere questa ricerca il Crepuscolo degli idoli: esiste una qualche certezza su cui l’uomo può ritenersi ben saldo e sicuro, sostenuto forse da una potenza superiore? Oppure dobbiamo contare esclusivamente sulle nostre forze? Oppure, ancora, esiste una terza via?
Non potevo che essere stimolato da una parola chiave dell’opera del filosofo tedesco: «volontà di potenza».

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INTRODUZIONE Friedrich Wilhelm Nietzsche è nato il 15 ottobre 1844 a Rocken, presso Lützen, in Sassonia, dal pastore protestante Karl Ludwig e da Franziska Oehler. Professore di filologia classica all’Università di Basilea dal 1869, nel 1876 abbandonò l’insegnamento per motivi di salute, e da allora visse viaggiando per l’Europa. Morì il 25 agosto 1900, verso mezzogiorno. Certo non è facile scrivere un nuovo lavoro su Nietzsche, soprattutto se bisogna confrontarsi con filosofi decisivi nella storia del pensiero internazionale, che posso citare solo in piccola parte, ma la cui lista sarebbe estesissima. Mi riferisco ad Heidegger, Simmel, Jaspers, Lowith e tanti altri, senza di cui non si sarebbe arrivati ad un’appropriazione più consapevole dei testi nietzscheani. Ho dovuto dunque confrontarmi con testi che non solo spesso erano contraddittori, ma anche mettevano in luce solo alcuni aspetti del testo nietzscheano, affinché fosse portata avanti, anche giustificata dalla lettera delle opere, una visione unilaterale, o d’esaltazione o di condanna, questo non importa, ma che tralasciava di analizzare le numerose contraddizioni presenti in Nietzsche. Ora si deve considerare la presenza di contraddizioni all’interno di un autore come manifestazione di diversi momenti del filosofo all’interno della propria ricerca: la grandezzadiNietzscheèsoprattuttonelsuosapersimettereindiscussioneenelsaper porre nel dubbio anche colui che legge i suoi testi. Se analizziamo come si è diffuso il pensiero di Nietzsche nel mondo notiamo appropriazioni di diverso segno dei suoi testi da parte di diversi orientamenti di pensiero. Riehl collocò Nietzsche nel quadro del pessimismo filosofico, della critica della cultura e del romanticismo, ma riconobbe il valore della teoria della conoscenza e degli apporti delle discussioni scientifiche. Simmel accosta Schopenhauer e Nietzsche sotto il profilo della Kulturphilosophie. Dilthey affianca Nietzsche ai filosofi della vita e ai pensatori esistenziali, siano essiMarcoAureliooMontaigne,EmersonoCarlyle,mainrealtàvolge retrospettivamente una categoria che come tale può aver senso solo da Nietzsche innanzi. Bertram, pensatore vicino al Circolo di S.George, è convinto che il pensiero del filosofo tedesco doveva diventare “leggenda” ed essere ricostruito mitologicamente e allora Nietzsche è eroicizzato. Promotore della “Nietzsche-Gesellschaft”nel1919, Bertram incarna appieno gli orientamenti del nietzscheanesimo degli anni Venti. Lowith vede in Nietzsche il filosofo, e della sua filosofia coglie l’unità sistematica, al di là dell’apparente frammentarietà della forma aforistica. Egli rintraccia l’idea “portante e conclusiva” del pensiero di Nietzsche nella dottrina

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Fabio Sacco Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10180 click dal 15/04/2005.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.