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Il processo di decentramento fiscale e l'indebitamento degli enti territoriali

La principale ipotesi che viene sostenuta in questo lavoro è quella che vede il processo di decentramento fiscale attuato negli ultimi decenni come possibile concausa del grande incremento nel ricorso all’indebitamento da parte degli enti territoriali verificatosi dalla fine degli anni ’90 ad oggi. Una volta delineato il quadro giuridico amministrativo degli enti dell'ultimo decennio, l'analisi mette in luce le ripercussioni economiche che il decentramento ha comportato ed in particolare lo squilibrio maturato tra risorse e funzioni demandate. Successivamente vengono prese in considerazioni alcune possibili alternative alla leva fiscale nel reperimento di risorse degli enti. Il lavoro si conclude con un'approfondita analisi dell'indebitamento degli enti territoriali e delle sue implicazioni con le diverse realtà territoriali sia dal punto di vista dell'accesso che del costo del credito; e con uno studio econometrico teso a mettere in luce quali siano le determinanti economiche nell'attribuzione degli spread delle emissioni obbligazionarie regionali (BOR).

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6 Introduzione Il contesto economico-istituzionale che il Paese sta affrontando da alcuni anni è assai complesso e di difficile inquadramento. Il numero e la forza dei cambiamenti occorsi nell’ultimo decennio hanno infatti mutato con decisione l’assetto amministrativo e finanziario italiano. Il progressivo decentramento delle competenze statali al livello sub-nazionale, rafforzatosi a partire dagli anni ’90, è stato senza dubbio l’incipit di quel non semplice cammino di riforma in essere tutt’oggi. Nel corso degli ultimi dieci anni, due sono stati i principali fattori di evoluzione della finanza pubblica italiana: risanamento e decentramento. Le ragioni alla base di quest’ultimo fenomeno si inseriscono in un quadro politico ed economico internazionale di riassetto dei rapporti economici e sociali a partire dal concetto (politico prima che economico) della sussidiarietà. In Italia, la ricerca di maggiore responsabilizzazione politico-finanziaria ed il perseguimento di condizioni di maggiore trasparenza nella conduzione della politica fiscale sono stati i fattori di riforma che hanno spinto verso un graduale superamento del sistema di finanza derivata – istituito all’inizio degli anni ’70 e basato su criteri di accentramento del potere fiscale e decisionale – e la scelta di un modello di finanza decentrata. Il percorso, avviato all’inizio degli anni ‘90 e scandito da diverse innovazioni legislative, nel corso del 2001 è stato definitivamente posto in essere con la riforma del Titolo V della Costituzione repubblicana. La continua perequazione delle passività locali, peculiarità del modello economico ante riforma, aveva infatti portato lo Stato ad assumere oneri sempre più gravosi in una situazione ove il debito pubblico si attestava a ben oltre il 100% del Pil. L’insostenibilità di tale situazione ha portato avanti l’idea che una diminuzione delle funzioni accentrate a livello statale verso quello locale potesse non solo distribuire gli oneri nazionali tra i vari enti, ma anche far sì che venisse ottimizzato, tramite l’assegnazione di maggiori responsabilità, l’uso delle risorse, cosa che raramente accadeva negli enti in un assetto fortemente accentrato come il precedente.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Andrea Taddei Contatta »

Composta da 239 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.