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Il processo creativo dell'opera di Joseph Beuys nell'arte contemporanea

Informazioni tesi

  Autore: Sara Marilungo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione di Massa
  Relatore: Marcello La Matina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 296


L’arte contemporanea, in particolare a partire dal secondo dopoguerra, è caratterizzata da una proliferazione di correnti e tecniche artistiche che mostrano quanto l’arte sia ormai distante dalle pratiche delle “belle arti” del passato.
Questa ricerca parte dal tentativo di analizzare lo sviluppo del processo creativo dell’opera d’arte contemporanea seguendo una linea di fondo che si struttura sulla base delle poetiche che hanno descritto appunto il passato più prossimo dell’arte, quelle del ‘900: il concetto di “opere aperte” e quello di “work in progress”, opera come processo formativo. La ricerca analizza conseguentemente l’opera e la concezione artistica di uno dei massimi esponenti dell’arte del secondo dopoguerra, l’artista tedesco Joseph Beuys(1921-1986) dimostrando come l’arte contemporanea non sia necessariamente votata, come spesso appare, ad essere mero esercizio formale ma possa essere concepita come Arte Antropologica e Sociale, dotata quindi di un contenuto positivo.
Il percorso della ricerca si struttura come un analisi dei tre “macro-momenti” che costituiscono il “work in progress” dell’opera. In generale infatti l’arte del ‘900 si caratterizza per una sempre maggiore rilevanza assunta dal processo dell’opera, dall’opera nel suo “farsi formativo”(Pareyson) a scapito del prodotto artistico quale esito finale del processo produttivo.

1_MATERIALI:a cavallo tra l’800 e il ‘900 si è verificata una determinante inversione di polarità che vedeva la supremazia dell’oggetto rappresentato nell’opera sui materiali impiegati, spostando l’attenzione sulle proprietà plastiche dell’opera. Nella scelta dei materiali quindi, come primo stadio del “Work in Progress”, risulta sempre più rilevante la considerazione delle proprietà intrinseche ai materiali stessi. Essi, nella teoria di Goodman, sono “campioni” delle proprietà “espresse”.Si passa quindi dalla rappresentazione di un soggetto o di un evento alla volontà dell’artista di esprimere sentimenti. In questo senso i materiali usati da Beuys posseggono la caratteristica di essere termodinamici, quindi soggetti a modificazioni dovute a calore o energia. Essi inoltre rappresentano i due poli della materia, lo stato informe e caotico (Chaos) e il polo della forma e della staticità (Kosmos).Fra i materiali egli utilizza anche il suono e la parola, rifacendosi alle concezioni proprie del movimento Fluxus a cui egli prese parte fra il 1962 e il 1965.

2_WORK IN PROGRESS:in questo stadio centrale vengono presi in considerazione quattro fattori che assumono un ruolo determinante nel processo dell’opera:
-Caos e caso in quanto fattori di innesco e stimolo del processo creativo dell’artista, potenziali di creatività informe. Nel caso della pittura il processo di “schema/correzione”(Gombrich) nell’arte del ‘900 avviene attraverso l’intervento consapevole di tratti casuali sulla tela per giungere ad una nuova figurazione che vada oltre il cliché dell’artista. Beuys collega il concetto di caos ai concetti di Chaos e Kosmos di Nietzsche, individuando nell’artista colui che “guarisce ciò che è amorfo” intervenendo sulla caoticità della materia.
-Il movimento passa nel ‘900 dall’essere “rappresentato” nell’opera all’essere “mostrato” dall’opera quale “opera in movimento”(es. la Ruota di bicicletta di Duchamp, 1913).
-Il tempo:l’opera che si muove è un opera che si sviluppa temporalmente. Nelle opere di Beuys il tempo dell’opera è quello della partecipazione attiva del fruitore ma è anche spesso il tempo della natura, il ritmo delle stagioni
-Lo spazio: nell’arte contemporanea l’opera occupa uno spazio sempre maggiore in termini di “environment”, ambiente, spesso lontana dai musei, per intervenire sullo spazio urbano o naturale (es. la corrente della Land Art)

3_MULTIPLI: nell’epoca della riproducibilità tecnica (Benjamin) ciò che resta dell’opera sono i “multipli” di essa, riproduzioni sotto forma spesso di video o fotografie. Il concetto di riproducibilità nella teoria di Benjamin comporta l’avvicinamento dell’arte alle masse. Il questo senso Beuys utilizzerà il multiplo (edizioni, cartoline, foto, oggetti prodotti in serie ecc.) per diffondere nel modo più ampio possibile il proprio messaggio di intervento e partecipazione attiva dell’individuo alla vita sociale. Il concetto di riproduzione ci pone inoltre di fronte al problema dell’autenticità dell’opera d’arte. La distinzione posta da Goodman fra arte autografia (non dotata di un sistema notazionale) e arte allografica (dotata di un sistema notazionale) non chiarisce come nell’arte del ‘900 determinate riproduzione non siano da considerare “falsi” dell’opera autentica. (vedi ad es la pop-art). Cambiano le finalità dell’arte come cambia il concetto di “falso”.

Infine, proprio riguardo alla diffusione del messaggio di Joseph Beuys, la ricerca propone una rassegna delle attività ed iniziative promosse dall’artista nei campi dell’insegnamento, della politica e dell’ecologia



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Introduzione Negli ultimi decenni si è verificata nel panorama dell’arte una notevole proliferazione di correnti e tecniche artistiche. Dagli anni ’80 sono sorti numerosi collettivi artistici 1 , l’arte si è aperta alle più svariate forme di elaborazione computerizzata, alla meccanizzazione delle opere (a partire da fotografia, cinema, computer), a modalità d’azione volte ad ottenere il coinvolgimento del pubblico (iniziate coi Dadaisti negli anni’10, per passare al movimento Fluxus e al Situazionismo negli anni ’50). Happenings 2 , performances, installazioni integrano i linguaggi pittorici e scultorei 1 Ricordiamo fra i collettivi artistici Cast, Cristina Show, Dormice, Ethical Bros G.P. Mutoid, Gahp, Maurizio Bertinetti & Company, O.P.S Old Players Society, OPU, Quinta Parete, Parrini/Byte/Strano Network, Tessarollo Team, World Lab. (Gabriele Peretta, Art.comm., Roma, Cooper, 2002, pp. 177-197). 2 Josè Piene nel Dictionaire de poche (1975) definisce l'happening come una “manifestazione a carattere teatrale, ma concepita e realizzata da artisti, [che] tradisce, allo stesso tempo, l'ambizione della pittura e della scultura di avvicinarsi, ad un certo momento, alla vita quotidiana, in ciò che essa ha di più umile e abitudinario, e il desiderio di far scattare i limiti troppo stretti dell'opera d'arte”. (Josè Pierre citato in Lara-Vinca Masini. L'arte del Novecento. Dall'Espressionismo al multimediale, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2003, Vol. 5, p. 893.)

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joseph beuys
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