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La libertà sindacale nella giurisprudenza delle Corti europee

Le vicende che hanno scandito le tappe della problematica affermazione del principio democratico e gli attuali sviluppi della nuova universalità dei diritti sono la tangibile testimonianza dello«sfaldarsi progressivo dell’immagine monolitica di uno Stato quale unico ed eclusivo titolare della legittimazione a governare e amministrare»(Ornaghi L.), secondo un processo di «moltiplicazione» dei poteri, che consta sostanzialmente di due movimenti tra loro interrelati: l’uno che vede le formazioni sociali intermedie assurgere a fattori di composizione di quel complesso rapporto dialettico tra sfera statuale e sfera individuale e dunque di ampliamento del processo di formazione della volontà politica ad una trama sociale pluralistica articolata, ove emergono molteplici interessi parziali; l’altro volto alla costruzione di un assetto costituzionale che trascenda la sfera statuale, di cui è esempio emblematico l’emersione nel panorama europeo di un multi-level constitutionalism e il consentaneo rapporto dialogico instauratosi tra le Corti europee e nazionali, sempre più orientato verso dinamiche di fertilizzazione incrociata, attraverso l’utilizzo del metodo comparativo. Nell'analisi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il cui diritto viene oramai ritenuto lo jus commune del continente europeo, si è inteso porre in rilievo come la premessa da cui muove il Giudice di Strasburgo, in base alla quale il sistema di garanzia collettiva offerto dalla CEDU accorda un ampio margine d’apprezzamento allo Stato nel valutare le misure idonee da adottare al fine di assicurare la protezione della libertà sindacale,riconoscendo la better position delle autorità statali nell’operare in prima istanza un complesso bilanciamento tra istanze individuali ed esigenze collettive, sia stata contemperata dalla volontà, espressa dalla Corte stessa, di esercitare un penetrante international supervisory power, ponendo un distinct boundary alla discrezionalità dei poteri statali mediante i parametri endogeni al sistema CEDU, per impedire che si operasse un sostanziale svuotamento del contenuto essenziale della libertà sindacale ritenuta uno degli elementi costitutivi degli ordinamenti democratici, che debbono ritenersi fondati su principi quali «pluralismo, tolleranza e spirito di apertura». La Corte europea, pur muovendo da una riduttiva impostazione individualistica nell’interpretazione della libertà sindacale, alla quale è tuttora ancorata, ne ha progressivamente ampliato la dimensione difensiva, attraverso il riconoscimento dell’operatività della Drittwirkung, al fine di censurare i contegni del datore di lavoro suscettibili di inibire o pregiudicare l’esercizio della libertà sindacale e quelli delle associazioni sindacali che configurano un abuso della propria posizione dominante; in secondo luogo, pur non conferendo un autonomo rilievo agli interessi metaindividuali, essa ha rafforzato il profilo collettivo mediante un’interpretazione estensiva del principio di non discriminazione e il riferimento ad altri sistemi sovranazionali di tutela dei diritti. Per quanto afferisce la Corte di Giustizia, se non può non evidenziarsi il meritorio contributo del Giudice di Lussemburgo nell’aver sostanzialmente elaborato in via pretoria un Bill of rights non scritto, si rilevano tuttavia le problematiche scaturenti da un rapporto tra diritti e lex mercatoria sbilanciato a favore della seconda. E’ indubbio che la libertà sindacale, in ragione dell’esclusione di una specifica competenza in materia della Comunità, sia assurta al rango di questione rilevante per la giurisprudenza comunitaria limitatamente ai casi che concernevano la libertà di circolazione e il regime della concorrenza. Nonostante la preminenza conferita alla dimensione istituzionale della libertà sindacale, il cui nucleo essenziale è stato definito riconoscendo quali limiti immanenti gli interessi generali della Comunità, ai quali è stata accordata una posizione privilegiata, adoperando in maniera funzionale la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, nonché le tradizioni costituzionali comuni agli stati membri, si rileva, tuttavia, che emergono interessanti profili che indicano l’impegno costante della giurisprudenza comunitaria nel favorire il processo di edificazione di una sfera pubblica europea attraverso un’interpretazione del mercato quale spazio pubblico aperto e dinamico,di cui è un elemento fondamentale il riconoscimento del dialogo sociale. Il bilanciamento operato dal Giudice di Lussemburgo tra istanze di libertà e valori sociali, non è certo stato finora equilibrato,causando ricadute di rilievo nei sistemi nazionali,come nell’ordinamento italiano,nel quale il lavoro è assunto quale valore informante la Weltanschauung pluralistica della società e dunque del modello democratico,e correlativamente la libertà sindacale è configurata quale formazione sociale, in cui si svolge la personalità dell’individuo (artt. 2-3 Cost.)

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V Introduzione Le vicende che hanno scandito le tappe della problematica affermazione del principio democratico e gli attuali sviluppi della «nuova universalità» dei diritti 1 , sono la tangibile testimonianza dello «sfaldarsi progressivo dell’immagine monolitica di uno Stato quale unico ed eclusivo titolare della legittimazione a governare e amministrare» 2 , secondo un processo di «moltiplicazione» dei poteri 3 , che consta sostanzialmente di due movimenti tra loro interrelati: l’uno che vede le formazioni sociali intermedie assurgere a fattori di composizione di quel complesso rapporto dialettico tra sfera statuale e sfera individuale e, dunque, di ampliamento del processo di formazione della volontà politica ad una trama sociale pluralistica articolata, ove emergono molteplici interessi parziali, e l’altro volto alla costruzione di un assetto costituzionale che trascenda la sfera statuale, nel contesto di una «costellazione postnazionale» 4 , di cui è esempio emblematico l’emersione nel panorama europeo di un multi-level constitutionalism 5 e il consentaneo rapporto dialogico instauratosi tra le 1 Così RIDOLA P., Libertà e diritti nello sviluppo storico del costituzionalismo, in R. NANIA, P. RIDOLA (a cura di), I diritti costituzionali, vol. I , 44, pag.3ss, pag. 59. 2 ORNAGHI L., Atrofia di un’idea. Brevi note sull’«inattualità» odierna della rappresentanza politica, in Riv. dir. cost., 1998, pag. 3ss, in particolare pag.7. 3 Cfr. BOGNETTI G. Il modello economico della democrazia sociale e la Costituzione della Repubblica italiana, in AA.VV. Verso una nuova Costituzione, Milano, 1983, pag.246ss. 4 HABERMAS J., La costellazione postnazionale. Mercato globale, nazioni e democrazia, Milano, 1999, pag.64ss. 5 Cfr. PERNICE L., Multilevel Constitutionalism and the Treaty of A,msterdam:European Constitution–making revisited?, in CMLR,, 1999, pag.703ss., ove si sottolinea la possibile coesistenza di differenti livelli di legittimazione del politico, e pertanto di un sistema costituzionale europeo integrato con quello degli Stati membri.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Simona Secci Contatta »

Composta da 247 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.