Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'Italia, la Russia, l'Austria-Ungheria e la questione balcanica (ottobre 1908-marzo 1911)

La tesi mostra l'evoluzione dei rapporti politico - diplomatici tra il Regno d'Italia, gli imperi centrali e la monarchia zarista all'indomani dell'annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina (ottobre 1908).
Nel corso del triennio preso in esame si tenta di dimostrare come l'Italia, di fatto estromessa dalla gestione della complessa situazione balcanica, venga progressivamente spinta verso l'avventosa operazione libica.

Mostra/Nascondi contenuto.
2 INTRODUZIONE I 35 mesi che trascorsero dall’annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina all’inizio della guerra libica costituiscono uno dei periodi che la storiografia italiana ha affrontato in maniera meno attenta e puntuale. Si tratta di una lacuna che potrebbe trovare una parziale spiegazione nel fatto che questi mesi furono certamente avari di avvenimenti forti. Specialmente il 1910 è certamente tra gli anni meno citati in tutti i manuali di storia. Senza dubbio si trattò di un periodo di assestamento, durante il quale l’Italia, come tutte le grandi potenze, ricercava un nuovo equilibrio, dopo aver dovuto assistere quasi da spettatrice alla crisi bosniaca. Preso atto del fatto che la Triplice Alleanza aveva ormai perso il suo significato originario, voluto da Bismarck, di strumento di equilibrio e stabilità, tutte le potenze furono costrette a rimettere in discussione le linee fondamentali della propria politica estera, e l’Italia non fece eccezione. La situazione di quest’ultima era anzi tra le più delicate, dal momento che continuavano a cadere molti dei presupposti che l’avevano spinta ad aderire all’alleanza con gli Imperi centrali. I rapporti con la Francia erano tornati cordiali; la questione romana non pareva capace di determinare seri imprevisti a livello internazionale, e quindi il fatto che Francesco Giuseppe fosse il più potente sovrano cattolico del mondo non costituiva più alcun vantaggio; si era inoltre sempre affermato che, in nessun caso, l’alleanza avrebbe dovuto essere utilizzata contro la Gran Bretagna, ma intanto la rivalità anglo-tedesca si faceva sempre più accesa e inquietante. Con la crisi bosniaca erano poi cadute le ultime illusioni circa l’affidabilità dell’alleata austriaca, la quale, messa all’angolo la Russia, in spregio al trattato di alleanza mostrava di considerare la questione orientale praticamente come un affare interno. Sullo sfondo di questa complessa situazione diplomatica c’era poi il problema del livello di efficienza militare del paese, che continuava ad essere in forte ritardo rispetto a quello delle altre potenze. Se questo era dunque il quadro generale della situazione, si può ben capire quali responsabilità pesassero sulle spalle della diplomazia italiana, che ebbe in quegli anni il difficile compito di continuare a tutelare gli interessi italiani in un quadro di alleanze e amicizie internazionali che diveniva sempre più incerto e mutevole. Questo spiega perché si sia trattato di un periodo di attività diplomatica intensissima, segnata da incertezze, sconfitte e anche diversi scontri interni. Dal momento che il biennio preso in esame non ha consegnato alla storia d’Italia avvenimenti particolarmente appariscenti la sua importanza, a mio avviso notevole, deve allora essere ricercata proprio nell’analisi della attività diplomatica. Un primo problema generale che ci si pone nello studio della fase successiva alla crisi bosniaca è sicuramente quello di capire perché l’Italia non abbia preso seriamente in considerazione, visto il contegno delle alleate, l’ipotesi di denunciare l’alleanza. Si trattò di una tentazione che, sebbene non avesse risparmiato ampi settori del mondo politico e dell’opinione pubblica, non fece mai breccia tra gli ambienti dell’alta diplomazia italiana. Per quanto riguarda il 1909, cioè il Ministero Tittoni, il lavoro della diplomazia italiana condusse agli accordi segreti con l’Austria-Ungheria e la Russia. Dopo la breve parentesi di Guicciardini il Ministero degli Affari degli Esteri venne affidato ad Antonino Di San Giuliano, che lo mantenne fino alla vigilia della Grande Guerra. Una seconda questione, decisiva nello studio di questo periodo pre bellico, tocca proprio i risvolti di questo avvicendamento, che rappresentò una netta involuzione della politica estera italiana. Per quale motivo dopo aver tenacemente lavorato per restituire all’Italia un ruolo da protagonista nei Balcani si decise di lasciar spegnere lo spirito di Racconigi? Perché Di San Giuliano non mantenne verso Aehrenthal quella testarda determinazione del suo predecessore? Davvero Tripoli rappresentava per l’Italia una questione vitale, o si trattava invece di un ripiego?

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giuseppe Serrau Contatta »

Composta da 86 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1155 click dal 19/12/2006.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.