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Disturbo antisociale di personalità e psicopatia: tradizione storica, diagnosi, prospettive

Diagnosi e caratteristiche dei disturbi, differenze, approfondimenti, trattamenti, prospettive, visione sociologica e cinematografica, eziologia.

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Introduzione: evoluzione del concetto di disturbo antisociale e psicopatia Par. 0.0: introduzione Scopo di questa relazione è, dopo aver delineato le caratteristiche del disturbo antisociale di personalità e della psicopatia e i loro criteri diagnostici, approfondire l'argomento alla luce degli ultimi aggiornamenti presenti in letteratura. Verranno riportate le teorizzazioni tradizionali, la diagnosi differenziale e soprattutto le ricerche più recenti e le prospettive di trattamento. Un ulteriore approfondimento è stato incentrato sul tema della rappresentazione sociale della psicopatia nel cinema e nella realtà, riportando un caso clinico. Par. 0.1: evoluzione dei concetti di disturbo antisociale di personalità e psicopatia nel DSM Il termine “psicopatico” venne coniato con il lavoro di Cleckley (1976), The Mask of Sanity, in cui egli delineò i tratti salienti della personalità psicopatica (di seguito parlerò più estesamente di questa opera); esso cadde in disuso nei decenni che seguirono la pubblicazione. Il termine “sociopatico” venne usato per un certo periodo, apparentemente come riflesso delle origini sociali più che psicologiche di alcune delle difficoltà presentate da questi individui. Dalla pubblicazione del DSM-II nel 1968 l'espressione “personalità antisociale” divenne la denominazione prediletta. Con la pubblicazione del DSM-III nel 1980, il disturbo antisociale di personalità è stato significativamente modificato rispetto alla descrizione originale di Cleckley: i criteri del DSM-III hanno fornito maggiori particolari diagnostici rispetto a quelli di qualunque altro disturbo di personalità, ma hanno ristretto il punto focale del disturbo ad una popolazione criminale verosimilmente connessa con ceti sociali inferiori oppressi ed economicamente svantaggiati (Halleck, 1981; Meloy, 1988; Modlin, 1983). Alcuni ricercatori rilevarono che, quando i criteri del DSM-III venivano applicati a criminali in carcere, nella maggior parte dei casi (50-80%) era possibile diagnosticare un disturbo antisociale di personalità (Hare, 1983; Hart, Hare, 1998). Risultati nettamente diversi si ottenevano però utilizzando criteri diagnostici più strettamente in accordo con quanto esposto da Cleckley, in cui era 1

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Claudia D'andrea Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.