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La filosofia ermeneutica nel pensiero di Hans Georg Gadamer

Con l’intento di affrontare la teoria della comprensione prospettata da Gadamer, il presente lavoro farà principalmente riferimento a “Verità e metodo”, l’opera che – attraverso una riflessione sull’esperienza dell’uomo nel mondo – dà vita alla filosofia ermeneutica contemporanea, ossia quella nuova forma di filosofia che pone, quale aspetto principale della comprensione, il suo carattere storico ed interpretativo. La nostra chiave di lettura dello scritto gadameriano riguarda la sua posizione polemica contro la pretesa, propria della modernità, di attribuire validità universale al metodo scientifico; aspirazione, questa, elevata a nuova religione dallo scientismo, che identifica la verità con quella propria delle scienze formali ed empiriche. È rispetto a questo modello di sapere che Gadamer amplia la nozione tradizionale di “ermeneutica”, fino ad allora concepita come mera teoria e tecnica dell’interpretazione dei testi il cui significato non sia evidente e possa dar luogo a fraintendimenti, mettendone in luce la portata universale. L’ermeneutica si emancipa in tal modo dall’ambito dell’interpretazione dei testi, per farsi filosofia generale dell’esistenza e vera e propria ontologia, capace di rendere conoscibile una verità extra-metodica.
Il percorso scelto introduce anzitutto nello sviluppo storico della riflessione sul concetto di “ermeneutica”, sul suo fondamento e sul suo ambito di applicazione. Nel capitolo 1 cercheremo di dare conto del rilievo che Gadamer riconosce ai pregiudizi ed alla storicità, nella misura in cui anticipano e permettono ogni comprensione umana. Ne capitolo 2 si affronteranno i temi della struttura dialettica e linguistica del rapporto tra uomo e mondo circostante. L’ultima sezione della tesi è dedicata al rilievo assunto dall’ermeneutica giuridica nella prospettiva di Gadamer, come emerge dall’opera del filosofo tedesco e dal conflitto innescatosi tra quest’ultimo ed il giurista italiano Emilio Betti.

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5 PREMESSA Hans Georg Gadamer nasce nel 1900 a Marburgo, ove si dedica agli studi di filosofia, coltivando parallelamente la letteratura e la storia dell’arte. La sua carriera accademica è segnata dall’incontro con il pensiero di Heidegger – Gadamer sarà il suo principale allievo – con il quale ottiene l’abilitazione in filosofia nel 1928. Dal 1929 al 1937 insegna a Marburgo, in qualità di libero docente; chiamato all’Università di Lipsia nel 1938 come ordinario di filosofia, vi trascorrerà gli anni della guerra. Nel 1947 si trasferisce a Francoforte, che già nel 1949 lascia per iniziare il suo lungo insegnamento nell’Università di Heidelberg. È qui che lavora a “Verità e metodo”, pubblicata nel 1960 (la traduzione italiana, a cura di Gianni Vattimo, risale al 1983). Nel 1970 abbandona la carica a Heidelberg, e dal 1973 sarà accademico dei Lincei. Muore a Heidelberg, ormai ultracentenario, nel 2002. “Verità e metodo” – che sarà il riferimento primario del presente lavoro – è l’opera che, attraverso una riflessione sull’esperienza dell’uomo nel mondo, dà vita alla filosofia ermeneutica contemporanea: quella nuova forma di filosofia che pone, quale aspetto principale della comprensione, il suo carattere storico ed interpretativo. La nostra chiave di lettura dello scritto gadameriano riguarda la sua posizione polemica contro la pretesa, propria della modernità, di attribuire validità universale al metodo scientifico; aspirazione, questa, elevata a nuova religione dallo scientismo, che identifica la verità con quella propria delle scienze formali ed empiriche. È rispetto a questo modello di sapere che Gadamer amplia la nozione tradizionale di “ermeneutica”, fino ad allora concepita come mera teoria e tecnica dell’interpretazione dei testi il cui

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefano Senatore Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.