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Le rimesse degli emigrati senegalesi come strumento per lo sviluppo del paese d'origine

Le rimesse si presentano come uno strumento di crescita e progresso sostenibile in un'ottica di co-sviluppo. Infatti, si tratta di un mezzo in grado di generare uno sviluppo autonomo, in quanto possibile grazie all’impegno degli stessi cittadini dei paesi poveri, la maggior parte dei quali appartenenti alle classi con reddito basso. Il legame che il migrante mantiene con la sua famiglia e con la comunità d’origine non si mantiene esclusivamente per una motivazione economica, ma trova origine in un sentimento di affetto, di solidarietà e di dipendenza. A tal riguardo le rimesse finanziarie non sono le uniche risorse a disposizione dei migranti per contribuire allo sviluppo, in quanto anche le attività svolte dalle comunità della diaspora appaiono fondamentali per l’integrazione del paese nel commercio internazionale, l’aumento di investimenti diretti esteri e il trasferimento di tecnologie.
A questa realtà corrisponde la richiesta di valorizzare il ruolo delle rimesse, agevolarne il trasferimento e potenziare la partecipazione dei gruppi di migranti nei programmi di sviluppo. Una risposta adeguata e efficace potrebbe provenire da un miglioramento della rete finanziaria mondiale e da una maggior inclusione degli individui più deboli nei canali bancari. Allo stesso tempo i governi di entrambi i paesi interessati al processo dovrebbero riuscire a garantire determinate condizioni di natura economica, sociale e politica, imprescindibili per creare crescita e progresso. Nel caso contrario gli sforzi da parte del settore privato per offrire servizi ai migranti e ai loro familiari rischierebbero di risultare vani. Nel contesto senegalese il processo migratorio è un fenomeno che difficilmente può essere trascurato, sia a causa della sua dimensione, sia per i risvolti politici, economici e sociali che lo accompagnano. Circostanze economiche e sociali difficili, povertà e disoccupazione spingono sempre più senegalesi (650.000 ufficialmente) a intraprendere i cammini della migrazione internazionale mentre le opportunità d’emigrare diminuiscono per effetto del protezionismo migratorio causando una crisi delle destinazioni tradizionali come la Francia e la scoperta di nuovi spazi di accoglienza come l’Italia (60 mila le presenze ufficiali). Le rimesse costituiscono per la comunità d’origine una rete di sicurezza sociale in un contesto di marasma economico e di impoverimento delle famiglie soprattutto nell’ambiente rurale. La consistente rimessa economica senegalese è la prova di uno sguardo sempre rivolto verso la madre patria: nel 2005 i senegalesi in Italia hanno inviato a casa 995 milioni di euro. Danaro che serve per sostenere le famiglie, creare progetti di cooperazione, ma anche creare impresa. L’importanza dei redditi trasferiti dagli emigrati ha portato negli ultimi anni a diverse iniziative volte a massimizzare i benefici che le migrazioni internazionali possono avere sullo sviluppo economico e sociale del paese d’origine. Il fenomeno delle rimesse ha in sé molte potenzialità per stimolare un processo di crescita autonoma e sviluppo economico e sociale dei paesi d’origine dei migranti. Ma i migranti e la diaspora possono diventare agenti dello sviluppo del loro paese solo se sussistono le giuste condizioni in grado di agevolare un impiego delle rimesse diverso dal solo consumo. A questo scopo si ritiene che sia importante che gli immigrati e le loro famiglie abbiano un facile accesso ai servizi bancari e che le rimesse possano essere trasferite attraverso canali formali in modo da canalizzarle verso il risparmio o l’investimento. Attraverso l’inclusione finanziaria, la bancarizzazione degli immigrati e la ricerca di nuovi strumenti si vuole coniugare le risorse della diaspora allo sviluppo dei paesi di origine, attraverso un’adeguata canalizzazione e valorizzazione delle rimesse.
Questo elaborato presenta nella prima parte degli indicatori sociali ed economici del Senegal e le caratteristiche principali della migrazione in Italia, nella seconda parte si parlerà delle rimesse, del loro ammontare, dei modi di invio e del loro impatto sullo sviluppo e sulla riduzione della povertà per poi analizzare nella terza ed ultima sezione gli strumenti più adatti per valorizzarle. Da qualche anno molte banche dei paesi più industrializzati stanno cercando di includere gli emigrati nel loro mercato; questa novità sta portando dei vantaggi alle banche perché trovano dei nuovi clienti, a volte con un alto potenziale di profitto, ma soprattutto contribuisce a dirigere le rimesse verso canali di trasferimento formali, le vie più adatte per indirizzare l’impiego delle rimesse in attività produttive.

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4    INTRODUZIONE   In un momento in cui gli attori coinvolti nella cooperazione internazionale allo sviluppo e i governi degli Stati più ricchi si trovano in difficoltà nel rispettare gli impegni assunti nei confronti del gruppo di paesi meno avanzati 1 e faticano a raggiungere gli “Obiettivi del Millennio” preposti per il 2015, le rimesse si presentano come uno strumento di crescita e progresso ideale e sostenibile. Infatti, si tratta di un mezzo in grado di generare uno sviluppo autonomo, in quanto possibile grazie all’impegno degli stessi cittadini dei paesi poveri, la maggior parte dei quali appartenenti alle classi con reddito basso. Inoltre, si osserva che il legame che il migrante mantiene con la sua famiglia e con la comunità d’origine non si mantiene esclusivamente per una motivazione economica, ma trova origine in un sentimento di affetto, di solidarietà e di dipendenza. A tal riguardo le rimesse finanziarie non sono le uniche risorse a disposizione dei migranti per contribuire allo sviluppo, in quanto anche le attività svolte dalle comunità della diaspora appaiono fondamentali per l’integrazione del paese nel commercio internazionale, l’aumento di investimenti diretti esteri e il trasferimento di tecnologie. A questa realtà corrisponde la richiesta di valorizzare il ruolo delle rimesse, agevolarne il trasferimento e potenziare la partecipazione dei gruppi di migranti nei programmi di sviluppo. Una risposta adeguata e efficace potrebbe provenire da un miglioramento della rete finanziaria mondiale e da una maggior inclusione degli individui più deboli nei canali bancari. Allo stesso tempo i governi di entrambi i paesi interessati al processo dovrebbero riuscire a garantire determinate condizioni di natura economica, sociale e politica, imprescindibili per creare crescita e progresso. Nel caso contrario gli sforzi da parte del settore privato per offrire servizi ai migranti e ai loro familiari rischierebbero di risultare vani. Nel contesto senegalese il processo migratorio è un fenomeno che difficilmente può essere trascurato, sia a causa della sua dimensione, sia per i risvolti politici, economici e sociali che lo accompagnano. Circostanze economiche e sociali difficili, povertà e disoccupazione spingono sempre più senegalesi (650.000 ufficialmente) a intraprendere i cammini della migrazione internazionale mentre le opportunità d’emigrare diminuiscono per effetto del protezionismo migratorio causando una crisi delle destinazioni tradizionali come la                                                             1 Si ricorda al riguardo che pochi Stati sono riusciti a raggiungere l’obiettivo dello 0,7% del Pil da destinare agli aiuti ufficiali per lo sviluppo. Nel 2005 la Svezia ha dedicato 1,03% del suo Pil per ODA, seguita dalla Norvegia con lo 0,95%. In più, tra i paesi donatori, solamente Danimarca, Lussemburgo e Olanda hanno già raggiunto l’obiettivo. In Italia nel 2005 gli aiuti ufficiali allo sviluppo sono stati di solo lo 0,23% del Pil (OECD, 2006). Per ulteriori dati consultare il sito dell’OECD: http://www.oecd.org/dataoecd/52/11/1893159.xls.

Laurea liv.I

Facoltà: Interfacoltà Scienze Politiche, Scienze della Formazione, Lettere

Autore: Enrica Cerantola Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2222 click dal 15/01/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.