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Logica delle facoltà e delle idee. Itinerari della logica moderna

L’attuale fermento in campo logico continua ad agire come stimolo verso indagini e ricostruzioni accurate della storia della disciplina, spingendo non solo al recupero interessato di specifiche dottrine, ma anche ad un più obiettivo sguardo verso la produzione logica di interi periodi del passato.
La logica del periodo moderno che almeno a partire dagli anni ‘50 del secolo trascorso si è giovata di questo clima favorevole agli studi logici, non sempre però è stata oggetto di uno spassionato lavoro interpretativo. In diverse ricostruzioni, che assumevano preliminarmente l’ideale di una logica formalizzata, essa non ha avuto giudizi favorevoli, risultando, se si esclude il caso isolato del Leibniz, periodo di stasi ed oscuramento.
Bochenski, Bastable, Blanché, Scholz, Kotarbinski, Kneale – per citare gli autori delle maggiori storie della logica – sulla base per lo più del riferimento alla configurazione matematica e simbolica della logica formale contemporanea (la ‘logistica’), ritennero di dover condannare la logica moderna (ad eccezione come detto di Leibniz) a causa del disinteresse per il formalismo, per la mancanza di variabili e di contenuto algoritmico, per l’aspetto intensionale e psicologistico, per l’abbondanza di temi più epistemologici e metafisici che logici.
In tali e simili approcci la logistica valeva come pietra di paragone, come norma secondo cui valutare nel merito gli sviluppi della logica nei secoli. Ne conseguiva immancabilmente che tutto ciò che non poteva esservi riportato, isolato dal contesto storico in cui aveva preso forma e che evidentemente lo motivava, veniva sminuito nella sua portata e giudicato sfavorevolmente. Al passato veniva imposto, in altre parole, un modello logico ad esso estraneo: il precedente storico veniva così mistificato, mancato nel suo specifico significato .
Esprime opportunamente la questione Auroux: “molto spesso lo storico decide su ciò che è logica oppure no a partire dalla presenza di problemi e termini teorici tratti dal suo universo culturale. Questo procedimento – fonte della interpretazione ordinaria della logica classica – è sbagliato, in quanto, se c’è storia della logica, ciò dipende dal fatto che c’è un mutamento dei problemi o dei termini teorici”
Auroux, attraverso l’utilizzo del formalismo logico-matematico come strumento di lettura “imparziale” della Logique di Port-Royal , ha inteso recuperare l’autentico significato storico ed il peculiare valore teoretico dell’opera, dando al contempo evidenza al fatto che l’impiego in sede di ricostruzione storica delle tecniche logistiche, se metodologicamente corretto, può costituire un arricchimento e non una distorsione dell’analisi.
Il lavoro di Auroux, di Risse , insieme a quelli di studiosi di altra provenienza teorica e di diverso approccio interpretativo come Buickerood, Nuchelmans, Jones, Gaukroger, Robinet , hanno sviluppato un’analisi della logica moderna secondo un maggiore scrupolo storico, cercando di definirne, considerata nella più ampia cornice filosofica del periodo, le reali fattezze teoriche.
E’ sulla base di studi del genere che il senso peculiare della logica fra XVII e XVIII secolo viene riconosciuto nell’esame delle diverse funzioni e facoltà mentali.
Si tratta, evidentemente, di una versione della logica molto distante dal modo in cui la disciplina viene oggi concepita, una logica che non è esercizio formale, ma si presenta come settore centrale della problematica gnoseologica, in rapporto al problema fondamentale della ricerca di una conoscenza vera.
E’ con lo scopo di precisare ulteriormente i contorni di questa concezione della logica e di chiarirne ed approfondirne i motivi conduttori, che in questo lavoro concentriamo il nostro interesse su fondamentali testi filosofici del periodo moderno quali le Exercitationes Paradoxicae Adversus Aristoteleos e l’Institutio Logica di Gassendi, la Logique ou Art de Penser di Arnauld e Nicole e la Recherche de la Vérité di Malebranche.
L’intenzione, attraverso lo studio dei testi selezionati, è quella di proporre un’analisi capace di dirci cosa venisse pensato al tempo per “logica” e cosa fosse una “logica” del tempo. I modelli di logica che si sono venuti imponendo lungo il corso della storia presentano infatti delle differenze, che hanno determinato volta per volta cosa dovesse essere pensato per logica.
Si cercherà di capire in sostanza perché testi importanti del secondo Seicento – come detto l’Institutio Logica di Gassendi, la Logique ou Art de Penser di Arnauld e Nicole e la Recherche de la Vérité di Malebranche, interpretati sullo sfondo della logica precedente, e tenendo soprattutto presenti le Regulae di Descartes e, nel capitolo su Gassendi, le Exercitationes Paradoxicae Adversus Aristoteleos – furono considerati unitariamente al momento della loro apparizione come la formulazione di una logica nuova.

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2 INTRODUZIONE I grandi sviluppi nel secolo appena concluso della logica matematica hanno prodotto un crescente interesse negli studiosi nei confronti della logica delle età precedenti. L’attuale fermento in campo logico continua ad agire come stimolo verso indagini e ricostruzioni accurate della storia della disciplina, spingendo non solo al recupero interessato di specifiche dottrine, ma anche ad un più obiettivo sguardo verso la produzione logica di interi periodi del passato. La logica del periodo moderno che almeno a partire dagli anni ‘50 del secolo trascorso si è giovata di questo clima favorevole agli studi logici, non sempre però è stata oggetto di uno spassionato lavoro interpretativo. In diverse ricostruzioni, che assumevano preliminarmente l’ideale di una logica formalizzata, essa non ha avuto giudizi favorevoli, risultando, se si esclude il caso isolato del Leibniz, periodo di stasi ed oscuramento. Bochenski, Bastable, Blanché, Scholz, Kotarbinski, Kneale – per citare gli autori delle maggiori storie della logica 1 – sulla base per lo più del riferimento alla configurazione matematica e simbolica della logica formale contemporanea (la ‘logistica’), ritennero di dover condannare la logica moderna (ad eccezione come detto di Leibniz) a causa del disinteresse per il formalismo, per la mancanza di variabili e di contenuto algoritmico, per l’aspetto intensionale e psicologistico, per l’abbondanza di temi più epistemologici e metafisici che logici. In tali e simili approcci la logistica valeva come pietra di paragone, come norma secondo cui valutare nel merito gli sviluppi della logica nei secoli. Ne conseguiva immancabilmente che tutto ciò che non poteva esservi riportato, isolato dal contesto storico in cui aveva preso forma e che evidentemente lo motivava, veniva sminuito nella sua portata e giudicato sfavorevolmente. Al passato veniva imposto, in altre parole, un modello logico ad esso estraneo: il precedente storico veniva così mistificato, mancato nel suo specifico significato 2 . 1 P.K. Bastable, Logic: depth grammar of rationality: a texbook on the science and history of logic, Bublin, 1975; R. Blanché, La Logica e la sua Storia da Aristotele a Russell, tr. it. di A. Menzio, Roma, 1973 (or. 1970); J.M. Bochenski, A history of formal logic, tr. inglese di I. Thomas, Indiana, 1961 (or. 1956); W. e M. Kneale, Storia della logica, tr. it. di A.G. Conte, Torino, 1972 (or. 1962); T. Kotarbinski, Leçons sur l’histoire de la logique, tr. fr. di A. Posner, Paris, 1964 (or. 1961); H. Scholz, Storia della logica, tr. it. di E. Melandri, Roma-Bari, 1983 (or. 1968). 2 Soltanto per esemplificare, una delle critiche più frequenti che la logica moderna ha ricevuto, è stata quella di “fallacia naturalistica”. La critica deriva però dall’aver ignorato il contesto filosofico in cui questa

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Filosofia

Autore: Fabrizio Ferreri Contatta »

Composta da 224 pagine.

 

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