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Oltre l'amore materno - Un’analisi storica e socio-antropologica dei crimini, commessi dalle madri nei confronti dei figli, e delle patologie psichiatriche ad essi correlate.

Informazioni tesi

  Autore: Maja Tommasini
  Tipo: Tesi di Master
Master in Infermieristica per la Salute Mentale-Psichiatria
Anno: 2008
Docente/Relatore: Giuseppe Corlito
Istituito da: Università degli Studi di Siena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

L’intento di questo mio elaborato è quello di indagare le modalità di espressione del disagio femminile, anche psicopatologico, attraverso una lettura del fenomeno in chiave storico- antropologica, cercando di analizzare e comprendere quali sono i contesti socio-culturali nei quali si instaura il disagio e le motivazioni che portano a compiere atti criminosi dando rilievo anche e soprattutto alle narrazioni di vita di queste donne.
Attraverso l’analisi storica dei reati principali commessi dalle donne nei confronti dei propri figli, anche in epoche passate, come l’abbandono, l’infanticidio, il figlicidio , vorrei dimostrare come le motivazioni moderne siano in parte cambiate rispetto al passato, come oggi siano maggiormente l’espressione di un disagio profondo causato anche dalle richieste che la società in cui viviamo ci fa continuamente e che sempre più spesso sfociano in patologie di tipo psichiatrico.
Andando ad analizzare le culture altre rispetto alla nostra vediamo come l' infanticidio sia sì una pratica ancora diffusa ma che trova una interpretazione ed anche un significato nelle questioni riguardanti la spiritualità, le credenze, la religione ma anche il gruppo cultuale e la sua sopravvivenza oppure nei fattori ambientali, alimentari e di “energia domestica”.
Questo certamente non giustifica in nessun modo l’omicidio di un neonato o di un bambino ma ci da una chiave di lettura del fenomeno differente da quella che come vedremo è più caratteristica della nostra cultura, ritenuta spesso, a torto, più emancipata e moderna.
Nella nostra realtà l’ideale materno ha una sua storia che non può prescindere dai cambiamenti della condizione femminile e dello stato giuridico della maternità senza tenere conto della storia della filiazione e del ruolo paterno.
Nella storia della condizione femminile occorre prendere assolutamente in considerazione il rapporto che c’è tra sessualità e riproduzione e tra la maternità biologica e maternità culturale dove la potenzialità di fare figli viene predeterminata dalla società e dalla cultura.
Il comprendere però che la condizione femminile è da sempre legata a disturbi della sfera emotiva e della psiche ci da la possibilità di leggere con più chiarezza l’intreccio spesso difficile da districare che c’è tra i ruoli, le competenze, le funzioni sociali proprie dell’essere donna e i compiti istituzionali della psichiatria e della comunità di appartenenza.
I mezzi di comunicazione di massa non fanno più cronaca solo per informare, ma sempre più spesso descrivono gli avvenimenti con abbondanza di particolari macabri e terrificanti e totalmente indifferenti della legge sulla tutela della privacy.
Si fa mercato del dolore umano per vendere di più il prodotto e, ahimè, chi lo fa riesce nel suo intento, anche quanto questo comporta distruggere l’immagine di una persona, dire menzogne o mezze verità.

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7 INTRODUZIONE L’intento di questo mio elaborato è quello di indagare le modalità di espressione del disagio femminile, anche psicopatologico, attraverso una lettura del fenomeno in chiave storico- antropologica, cercando di analizzare e comprendere quali sono i contesti socio-culturali nei quali si instaura il disagio e le motivazioni che portano a compiere atti crimi- nosi dando rilievo anche e soprattutto alle narrazioni di vita di queste donne. Attraverso l’analisi storica dei reati principali commessi dalle donne nei confronti dei propri figli, anche in epoche passate, come l’abbandono, l’infanticidio, il figlicidio 1 , vorrei dimostrare come le mo- tivazioni moderne siano in parte cambiate rispetto al passato, come og- gi siano maggiormente l’espressione di un disagio profondo causato anche dalle richieste che la società in cui viviamo ci fa continuamente e che sempre più spesso sfociano in patologie di tipo psichiatrico. Andando ad analizzare le culture altre rispetto alla nostra vediamo come l' infanticidio sia sì una pratica ancora diffusa ma che trova una interpretazione ed anche un significato nelle questioni riguardanti la spiritualità, le credenze, la religione ma anche il gruppo cultuale e la sua sopravvivenza oppure nei fattori ambientali, alimentari e di “ener- gia domestica”. 1 Da un punto di vista giuridico, con il termine di figlicidio si indica l’uccisione del figlio da parte di un genitore, sia il padre che la madre. Questo reato non è contemplato dal Codice Pe- nale Italiano,che tiene in considerazione solo l'infanticidio e l'omicidio. Nel concetto, quindi, di infanticidio, così come previsto dal codice penale, la parte attiva che procura la morte è data dalla madre, l'uccisione è in persona di un neonato nell'immediatezza del parto e l'evento cri- minoso deve essere in relazione con un abbandono materiale e morale dell'autore del delitto. I genitori che uccidono i propri figli al di fuori di questo strettissimo arco temporale, saranno colpevoli di omicidio secondo l'art. 575 del nostro Codice Penale.

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