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Un filo d'arianna della filosofia nietzscheana: il dolore da principio ontologico a fondamento esistenziale

Informazioni tesi

  Autore: Annarita La Morticella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Adriano ardovino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

Il dolore è per Nietzsche il carattere distintivo tanto del suo essere uomo quanto del suo essere filosofo.
Partendo da questo presupposto il mio intento è quello di tracciare l'iter evolutivo che il tema del dolore subisce nella Weltanschauung nietzscheana, cercando di individuare all’interno della sua produzione filosofica le differenti modalità di approccio al problema. Il filo di Arianna di questa percorso è la duplice valenza che Nietzsche attribuisce al dolore, quella ontologica e quella esistenziale. In particolare questa seconda lettura interpretativa del dolore funge a Nietzsche da strumento metodologico attraverso cui andare alle origini della cultura e scoprire che le principali espressioni simboliche della vita umana, ovvero la religione, la morale, la metafisica e l’arte, non sono altro che propaggini della finzione atta a reagire al dolore ontologico.
Tuttavia, portando avanti questo processo di smascheramento Nietzsche si rende conto di esserne rimasto lui stesso vittima, poiché anche lui ha applicato il metodo fondativo della metafisica, che pretende di spiegare l’esistente riconducendo fenomeni diversi ad un’unica causa. A questo punto si potrebbe concludere che non ci sia nulla di originale in Nietzsche e che il suo merito consista solo nell’aver scoperto nel dolore la fonte da cui lo sviluppo umano attinge. La risposta a questa obiezione sta nel fatto che Nietzsche non rifugge il dolore, ma anzi lo riconosce come valore vitale. Da questo presupposto infatti egli promuove un progetto di vita in cui la vera felicità passa solo attraverso la sofferenza.

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5 Introduzione Questa tesi nasce dalla personale convinzione che il dolore sia per Nietzsche il carattere distintivo tanto del suo essere uomo quanto del suo essere filosofo. Partendo da questo presupposto il mio intento è quello di tracciare l'iter evolutivo che il tema del dolore subisce nella Weltanschauung nietzscheana, cercando di individuare all’interno della sua produzione filosofica le differenti modalità di approccio al problema. Il filo di Arianna di questa percorso è - come si evince dal titolo della tesi - la duplice valenza che Nietzsche attribuisce al dolore, quella ontologica e quella esistenziale. La prima parte di questa trattazione affronta il tema del dolore come fondamento ontologico del reale e a tal fine materia di indagine sono le opere giovanili in cui la “visione dionisiaca del mondo” diventa - secondo il suggerimento di Eugen Fink - lo specchio dell’ontologia nietzscheana. Quest’ultima trova la sua oggettivazione nella dialettica dionisiaco-apollineo a cui Nietzsche attribuisce una connotazione estetica e “cosmica”. L’ambivalenza di queste due categorie permette al filosofo di fondere ontologia ed estetica, e nei suoi scritti non di rado si assiste ad un passaggio arbitrario e continuo da un piano all’altro del discorso. Questa sovrapposizione di ambiti trova nel fenomeno del tragico la sua giustificazione. Per comprendere il senso del tragico nella visione nietzscheana è indispensabile il riferimento all’influenza che i greci esercitarono sul giovane filosofo. Da questo popolo Nietzsche impara il “pessimismo della forza”, che consiste nel penetrare l’essenza del reale senza lasciarsi sconfortare dalla vista del suo fondo oscuro. Questa scoperta non suscita nei greci una passiva rassegnazione, non inibisce la loro azione, ma li spinge a cercare un mezzo attraverso cui sopportare tutto ciò. È l'arte che, oltre a costituire la via d'accesso all'essere, assolve ad una funzione di palliativo per il dolore. Da quanto detto si evince che la prima impostazione che Nietzsche dà al problema del dolore è di natura estetica: in questa fase egli vede l'arte come uno strumento di "liberazione del dionisiaco", come l'unica possibilità autentica di conoscere l'essenza irrazionale e caotica dell'esistenza. Il modello di riferimento è

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