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El perro del hortelano di Lope de Vega: dal testo letterario al testo filmico


Quando ero ancora alla ricerca dell’argomento per la mia tesi di laurea, la mia intenzione era di poter approfondire le mie conoscenze sull’arte cinematografica, che durante la mia carriera universitaria ho potuto studiare in modo sommario, in un unico esame di cinema.
La mia idea era quella di utilizzare l’esperienza in campo letterario maturata durante i miei anni studio per confrontarla con una forma comunicativa tecnicamente differente, ma in qualche misura assai simile alla letteratura. Un romanzo e una pellicola cinematografica, infatti, sono entrambi capaci di inventare un nuovo mondo di finzione, dove l’utopia può essere possibile e dove la realtà può assumere le forme più svariate, dando libero sfogo all’immaginazione umana.
Quando la Professoressa Trambaioli, che mi ha seguito durante la radazione della mia tesi, mi consigliò la visione del Perro del hortelano, mi resi conto che avevo la possibilità di affrontare una parte della letteratura spagnola che conoscevo in modo generale e poco esaustivo, e cioè il teatro del Siglo de Oro.
L’analisi del testo letterario di questa commedia barocca mi ha fornito l’occasione di approfondire qualche aspetto della produzione letteraria del Seicento spagnolo e di avere qualche nozione aggiuntiva relativamente alla tecnica rappresentativa teatrale.
L’opera drammatica di Lope de Vega mi ha affascinato soprattutto perché consente a chiunque, dal letterato al popolano, di poter godere dello spettacolo teatrale, liberando la cultura dalla posizione elitaria a cui era confinata nel Rinascimento e dando vita al primo fenomeno moderno della cultura di massa. Lo stesso destino ha avuto poi il cinema nel XX secolo.
La visione di questa pellicola mi ha fatto comprendere che la ricostruzione fedele dell’ambientazione barocca, la capacità della regista di esprimere la comicità e insieme l’aspetto umano della vicenda e la semplificazione del linguaggio barocco hanno permesso agli spettatori di oggi di rivalutare il teatro classico spagnolo, proposto in una forma di grande attrattiva e accessibile a tutti.

1. LOPE DE VEGA: NOTE BIO-BIBLIOGRAFICHE.

1.1. Cenni biografici.
Lope Félix de Vega Carpio è stato uno degli autori più prolifici nella storia della letteratura spagnola. Tra il XVI e il XVII secolo si dedicò con successo a tutti i generi di moda, dal dramma alla poesia lirica, tanto che Cervantes lo definì “monstruo de la naturaleza”, per la sua straordinaria facilità e prolificità nello scrivere. Con la stesura del poemetto El arte nuevo de hacer comedias en este tiempo sintetizzò e codificò i precetti del teatro nazionale spagnolo, riuscendo ad armonizzare in una stessa struttura drammatica “lo culto y lo popular, la originalidad y la tradición, el drama y la poesía, los valores individuales y los colectivos, el pensamiento y la acción” . Sottolineò per la prima volta quanto il gusto del pubblico influisca sulla validità artistica della rappresentazione, offrendo sul palcoscenico la realtà universale filtrata e plasmata dal punto di vista della società spagnola del Seicento.
Non godendo di rendite famigliari, cercò di mettere al servizio del potere la propria arte, affannandosi a ricercare mecenati e a ingraziarsi la Corte, spinto anche dalla necessità di mantenere una numerosa prole di figli legittimi e nati fuori dal matrimonio. La sua biografia ritrae una personalità rara dotata di vitalità inesauribile. Venne acclamato dagli spagnoli come eroe nazionale, tanto che era diffuso il motto "creo en Lope de Vega todopoderoso, poeta del Cielo y de la Tierra".
Il Fénix de los ingenios nacque a Madrid nel 1562 da una famiglia di umili condizioni. All’età di cinque anni già sapeva leggere in castigliano e latino. Frequentò la scuola del poeta Vicente Espinel e studiò all’Università di Alcalá de Henares per quattro anni, ma non ottenne nessun titolo a causa probabilmente della sua condotta disordinata.
Nel 1583 partecipò alla spedizione delle Azzorre, e poco dopo conobbe il suo primo grande amore, Elena Osorio, “Filis” nei suoi versi. Lope lavorava come commediografo per il padre di lei, Jerónimo Velázquez, famoso capocomico dell’epoca. Quando però Elena gli preferì un ricco pretendente, Lope fu costretto all’esilio dal regno di Castiglia a causa di alcuni libelli che aveva scritto contro l’amata e la sua famiglia. Il drammaturgo, durante la sua carriera artistica, continuò ad elaborare il tema dell’amore per Elena sia nel teatro, sia nella produzione non drammatica, dandogli espressione definitiva nella Dorotea.

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1 PREMESSA Quando ero ancora alla ricerca dell’argomento per la mia tesi di laurea, la mia intenzione era di poter approfondire le mie conoscenze sull’arte cinematografica, che durante la mia carriera universitaria ho potuto studiare in modo sommario, in un unico esame di cinema. La mia idea era quella di utilizzare l’esperienza in campo letterario maturata durante i miei anni studio per confrontarla con una forma comunicativa tecnicamente differente, ma in qualche misura assai simile alla letteratura. Un romanzo e una pellicola cinematografica, infatti, sono entrambi capaci di inventare un nuovo mondo di finzione, dove l’utopia può essere possibile e dove la realtà può assumere le forme più svariate, dando libero sfogo all’immaginazione umana. Quando la Professoressa Trambaioli, che mi ha seguito durante la radazione della mia tesi, mi consigliò la visione del Perro del hortelano, mi resi conto che avevo la possibilità di affrontare una parte della letteratura spagnola che conoscevo in modo generale e poco esaustivo, e cioè il teatro del Siglo de Oro. L’analisi del testo letterario di questa commedia barocca mi ha fornito l’occasione di approfondire qualche aspetto della produzione letteraria del Seicento spagnolo e di avere qualche nozione aggiuntiva relativamente alla tecnica rappresentativa teatrale. L’opera drammatica di Lope de Vega mi ha affascinato soprattutto perché consente a chiunque, dal letterato al popolano, di poter godere dello spettacolo teatrale, liberando la cultura dalla posizione elitaria a cui era confinata nel

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Elena Lucia Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.