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I diritti umani e gli investimenti diretti esteri

Il legame tra i diritti umani e la contrazione della povertà è riconosciuto come una questione di centrale importanza da organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Giustizia sociale e crescita economica sono strettamente collegate e laddove i diritti umani sono al centro del governo, può esserci un reale progresso nella lotta alla povertà. Le società che valorizzano e sostengono lo sviluppo di tutti gli individui ne traggono il massimo vantaggio anche in termini di crescita economica. Gli Stati che rispettano i diritti individuali e godono dello stato di diritto rappresentano i partner commerciali più affidabili e redditizi. Negli ultimi dieci anni, le organizzazioni per i diritti umani si sono interessate sempre più agli accordi commerciali internazionali, alle disposizioni in essi contenute ed alla loro potenziale minaccia alla salvaguardia dei diritti umani. Questa preoccupazione scaturisce da dozzine di violazioni documentate, derivanti da attività aziendali non regolamentate in alcune parti del mondo; da decisioni in merito alla risoluzione di controversie, che hanno un impatto negativo sulle politiche relative alla tutela dei diritti; da un potente regime dei diritti di proprietà intellettuale che compromette l’accesso ai farmaci, il controllo delle risorse e l'accesso alla tecnologia; da scambi commerciali nel settore agricolo che hanno portato a importazioni sovvenzionate distruggendo così il sostentamento dei coltivatori di sussistenza; da una continua liberalizzazione dei servizi che in molti temono possa minacciare le politiche pubbliche che favoriscono l’accesso universale e non discriminatorio alla salute, l’educazione, l’acqua e gli altri servizi sociali. Uno dei motivi più importanti, o più imponenti, per concentrarsi sugli investimenti diretti esteri, parlando di diritti umani, è da attribuire a ragioni di quantità. Nel 2001, il flusso netto di investimenti diretti esteri per i paesi n via di sviluppo è stato di $205 miliardi, su $735 miliardi in tutti gli altri paesi (il 28% circa del totale), una cifra che supera di gran lunga l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, pari a $53 miliardi nel 2002. Le regole sugli investimenti sono al momento in via di rinegoziazione in molti casi diversi, e principalmente nelle iniziative bilaterali, così come nel caso del Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa (NEPAD), l’Area di Libero Commercio delle Americhe (FTAA) e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. La preoccupazione per le regole sugli investimenti e la necessità di riformarle è molto diffusa. Al momento vi sono qualcosa come 2000 accordi sugli investimenti in tutto il mondo, la maggior parte dei quali tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Nella maggior parte di questi processi le considerazioni sui diritti umani non sono tenute in conto durante le discussioni riguardanti il contenuto giuridico ed economico dei trattati.

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Introduzione Il legame tra i diritti umani e la contrazione della povertà è riconosciuta come una questione di centrale importanza da organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Giustizia sociale e crescita economica sono strettamente collegate e laddove i diritti umani sono al centro del governo, può esserci un reale progresso nella lotta alla povertà. Le società che valorizzano e sostengono lo sviluppo di tutti gli individui ne traggono il massimo vantaggio anche in termini di crescita economica. Gli Stati che rispettano i diritti individuali e godono dello stato di diritto rappresentano i partner commerciali più affidabili e redditizi. Negli ultimi dieci anni, le organizzazioni per i diritti umani si sono interessate sempre più agli accordi commerciali internazionali, alle disposizioni in essi contenute ed alla loro potenziale minaccia alla salvaguardia dei diritti umani. Questa preoccupazione scaturisce da dozzine di violazioni documentate, derivanti da attività aziendali non regolamentate in alcune parti del mondo; 1 da decisioni in merito alla risoluzione di controversie, che hanno un impatto negativo sulle politiche relative alla tutela dei diritti; da un potente regime dei diritti di proprietà intellettuale che compromette l’accesso ai farmaci, il controllo delle risorse e l'accesso alla tecnologia; da scambi commerciali nel settore agricolo che hanno portato a importazioni sovvenzionate distruggendo così il sostentamento dei coltivatori di sussistenza; da una continua liberalizzazione dei servizi che in molti temono possa minacciare le politiche pubbliche che favoriscono l’accesso universale e non discriminatorio alla salute, l’educazione, l’acqua e gli altri servizi sociali. Uno dei motivi più importanti, o più imponenti, per concentrarsi sugli investimenti diretti esteri, parlando di diritti umani, è da attribuire a ragioni di quantità. Nel 2001, il flusso netto di investimenti diretti esteri per i paesi n via di sviluppo è stato di $205 miliardi, su $735 miliardi in tutti gli altri Paesi (il 28% circa del totale) 2 , una cifra che supera di gran lunga l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, pari a $53 miliardi nel 2002 3 . Le regole sugli investimenti sono al momento in via di rinegoziazione in molti casi 1 La ITT ha contribuito a rovesciare il governo Allende eletto popolarmente in Cile; la United Fruit ha aiutato ad ideare lo spodestamento del governo in Guatemala; le compagnie minerarie e petrolifere americane si sono inventate una relazione invitante con i più svariati regimi dittatoriali africani. 2 UNCTAD (2002) World Investment Report 2002, United Nations, New York, Overview, p. 9. 3 Randel, J. et al. (2002), The Reality Of Aid 2002: An Independent Review of Poverty Reduction and Development Assistance, Manila, IBON Foundation, 2002, p 145. 3

Traduzione

Traduttore: Rachele Piazza Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

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