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La partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese

.... Una modalità di partecipazione dei lavoratori viene individuata nella collaborazione citata nell’art. 46 della Costituzione.
Un articolo questo che si deve inserire in quel programma a lungo termine con cui la Repubblica italiana esplica il compito di trasformazione, per conseguire, nella evoluzione storica, il fine del raggiungimento del benessere e del pieno sviluppo della persona.
... Ma se dal ’48 ad oggi tanti passi in avanti sono stati fatti, in tema di partecipazione, a ben vedere, non è stata percorsa molta strada.
Siamo nella società dell’informazione, i dati circolano agevolmente, ma la maggior parte della gente non è pienamente a conoscenza degli svolgimenti politici, sociali, economici della società in cui vive. Certo c’è un problema di vera libertà dell’informazione e manca un reale pluralismo soprattutto nei mezzi di comunicazione di massa, ma è anche vero che certe notizie non si vanno a cercare.
Se le decisioni elettorali del cittadino non sono frutto di una scelta consapevole derivante da un’ analisi critica degli svolgimenti politici, non si realizza nessuna vera democrazia.
C’è, purtroppo, una crisi della partecipazione del cittadino alla vita politica dello Stato.
Il costituente si era posto il problema di colmare il divario esistente tra rappresentanti e rappresentati attraverso una effettiva partecipazione.
La rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la partecipazione, indicata nella Carta costituzionale, significa legittimazione ed impegno all’impiego concreto di tutta la strumentazione specifica che l’ordinamento può inventare e che sia capace di realizzare. Si delinea, pertanto, un contesto normativo in cui democrazia e partecipazione non possono costituire divagazioni semantiche del sistema ma valori proclamati da attuare.
La partecipazione deriva da una prospettiva di fondo, da una metodologia che contrasta ogni esclusivismo individualista per una concezione sociale dell’uomo che, anzichè mortificare i valori personali, li esalti nella comune assunzione di responsabilità.
In questo senso sembra esatto ritenere che l’art. 3 Cost. individui un tipo nuovo di democrazia, la democrazia partecipativa, accanto al tradizionale modulo rappresentativo.

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4 INTRODUZIONE La ricorrenza del sessantesimo anno di entrata in vigore della nostra Costituzione può essere uno stimolo per un approfondimento dei principi che ispirarono il legislatore costituente, da raffrontare con i valori della nostra società attuale. E’ parere di molti che la Carta Costituzionale necessiti di un significativo aggiornamento di alcune norme della Parte II, ma nessuno, quantomeno apertamente, osa mettere in seria discussione i principi fondamentali ed i diritti e doveri dei cittadini (artt. 1 – 54 Cost.). 1 Questi articoli conservano una straordinaria importanza ed attualità ed andrebbero sicuramente più studiati ed applicati. Dopo l’esperienza della dittatura fascista i padri costituenti hanno posto le basi per una nuova società nella quale liberamente ogni cittadino potesse cercare la realizzazione delle proprie aspirazioni. Nel percorso per la realizzazione di una nuova società è stata prevista la rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale che limitando, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3 Cost.). Questo obiettivo che si vuole raggiungere riguarda tutti i consociati secondo i principi della solidarietà statuale. Il lavoro è il modo con cui ogni cittadino deve dare la sua collaborazione, sul piano di un’intensa solidarietà, alla vita dello Stato. 1 Alcuni principi costituzionali, va ricordato, sono immodificabili: “Il potere di revisione costituzionale non è il potere costituente (o un suo prolungamento), come sarebbe se l’assemblea costituente non si fosse mai definitivamente sciolta. Esso è un potere costituito, sia pure il potere dotato della massima efficacia giuridica tra tutti quelli previsti nell’ordinamento attuale. Essendo un potere costituito è naturale che esso incontri dei limiti, i limiti al di là dei quali si trasformerebbe in potere costituente esso stesso, disfacendo ciò che il potere costituente ha fatto e manifestandosi così come potere extra ordinem. […] la garanzia costituzionale dell’immodificabilità riguarda i principi, non le modalità concrete in cui essi sono espressi. […] I «principi» in questione sono quelli che la Corte costituzionale in numerose occasioni ha denominato i principi supremi della Costituzione. L’esistenza di tali principi supremi comporta una sorta di gerarchia all’interno delle regole contenute nella Costituzione stessa, una distinzione di importanza che non dipende dai caratteri formali delle regole (le quali, da questo punto di vista, sono tutte equivalenti) bensì dalla loro «qualità normativa», dalla loro natura di principi informatori l’intero assetto costituzionale, qualificanti, per riprendere la formula di C. Schmitt, «il tipo e la forma dell’unità politica e giuridica» stabilita dalla Costituzione.“ – Gustavo Zagrebelsky, “Manuale di diritto costituzionale”, Volume primo, Utet, 1988, pag. 101

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lorenzo Avataneo Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

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