Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Problematiche e gestione della mobilità delle persone in Italia: un approccio dal lato della domanda

La mobilità urbana è da sempre il motore dell’economia delle aree urbane e consente la circolazione dei cittadini, dei beni, della ricchezza e l’estrinsecarsi dei rapporti di relazione tra gli individui. Essa implica lo spostamento fisico di persone e beni per dei motivi ben precisi. È la “domanda di città” che origina la domanda di mobilità delle persone. I trasporti sono, invece, il mezzo che consente il realizzarsi di tali relazioni, e sono fondamentali per lo sviluppo economico di un Paese. La necessità di un modello di “mobilità sostenibile” deriva dalla consapevolezza dei suoi impatti sull’economia, sulla società, sul territorio e sull’ambiente. L’attuale modello di mobilità urbana è poco“sostenibile”: se da un lato è fonte di vantaggi, dall’altro lato è causa di notevoli criticità. I problemi causati dalla mobilità non sono esclusivamente ambientali, ma anche economici e sociali, influenzando in tal modo la competitività delle aree urbane. Le problematiche della mobilità urbana sono note, e si riscontrano nell’inquinamento, nell’incidentalità, ma soprattutto nella congestione. Il traffico genera, di conseguenza, tutte le altre criticità, come la perdita di tempo, maggiori impatti ambientali, maggiori costi (privati ed esterni). Spesso si è trascurata l’analisi profonda degli elementi che generano e causano tali criticità, privilegiando un approccio teso a favorire interventi sull’offerta di trasporto. Una politica di questo tipo non è risolutoria: prima o poi anche le nuove infrastrutture realizzate si congestioneranno, e produrranno elevate esternalità negative. Per questo occorre un’attenta disamina dei fattori strutturali della mobilità, piuttosto che focalizzarsi sull’offerta. Analizzare la domanda di mobilità è essenziale per affrontarne al meglio la gestione. Occorre analizzare non solo gli aspetti quantitativi del fenomeno, ma anche considerare e approfondire gli aspetti qualitativi e comportamentali della domanda. Esiste, tradizionalmente, una mancanza di dati su tali aspetti, che contraddistingue la maggior parte dei Paesi avanzati. Tale carenza è spesso accompagnata da una mancata capacità di lettura e comprensione degli stessi dati. La mobilità dei cittadini italiani, sia in ambito urbano sia extraurbano, è in fase di evoluzione. Gli spostamenti aumentano, sia in ambito urbano sia extraurbano, il peso della mobilità urbana si riduce, i movimenti si allungano in direzione delle zone periurbane del territorio e sono originati sempre più frequentemente da motivazioni di tipo erratico (tempo libero, gestione familiare, etc.) piuttosto che sistematico. Inoltre, i flussi si distribuiscono lungo l’intera fascia giornaliera e non più in occasione degli spostamenti andata/ritorno di tipo lavorativo, propri del periodo industriale. La mobilità degli italiani è sempre più dominata dal mezzo motorizzato privato, fonte del conseguente squilibro modale e principale causa delle problematiche della mobilità stessa. Tale squilibrio ha varie origini, in particolare nel ruolo odierno dell’autovettura, vista sempre più come mezzo di esternazione personale e di status symbol piuttosto che semplice mezzo di trasporto. Inoltre, dipende anche dalla sua maggiore flessibilità rispetto a quella dei mezzi pubblici. E’ necessario quindi intervenire non solo nell’analisi della domanda di mobilità, ma anche in interventi operati su di essa, tesi a limitare “a monte” gli spostamenti degli individui. Ciò non toglie che anche l’intervento sull’offerta non sia importante e necessario. Da quest’ultimo punto di vista, è necessario potenziare il trasporto pubblico locale (TPL), sia sotto l’aspetto infrastrutturale, sia sotto il profilo istituzionale. La mobilità urbana è un fattore complesso, così come sono complicate e numerose le misure che possono essere adottate per gestirla. Possono essere utilizzati diversi strumenti di natura amministrativa, tecnologica, economica, normativa e infrastrutturale, senza privilegiarne nessuno. Occorre applicare un mix variegato d’interventi, che non possono però prescindere da politiche tese a ridurre l’uso dell’auto, al fine di trasferire quanto più possibile quote di domanda verso modalità più sostenibili, in particolare verso il trasporto collettivo. Sono necessarie anche politiche coraggiose e di più lungo respiro da parte degli Enti locali. È imprescindibile, quindi, un approccio non esclusivamente trasportistico e ingegneristico, ma che integri conoscenze e competenze diverse, ovverosia economiche, ambientali, sociologiche. La strada verso una corretta ed efficace politica di gestione della mobilità urbana è lunga e difficile, ma è ormai assodato come sia necessario, a tal fine, comprenderne i fattori strutturali che la generano. In caso contrario, le politiche messe in atto per affrontarne le criticità saranno solo dei palliativi, con effetti più o meno efficaci e duraturi, e che non risolveranno alla radice i suoi problemi.

Mostra/Nascondi contenuto.
Introduzione. Lo sviluppo sostenibile è oggi uno tra i temi oggetto di maggiore attenzione mondiale. Le prime associazioni ambientaliste, nate tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso, hanno contribuito a sviluppare un ampio dibattito sul rapporto tra l’economia e l’ambiente, nella sempre più evidente necessità di preservare la qualità del patrimonio naturale e nella consapevolezza che, essendo le risorse del pianeta tendenzialmente esauribili, dovessero essere rivisti ed equilibrati i modelli di sviluppo. Nel corso degli anni è nato un concetto di sviluppo sostenibile di tipo integrato, che coniuga le tre dimensioni fondamentali e inscindibili di Economia, Ambiente e Società. Lo sviluppo sostenibile si lega strettamente alla mobilità delle persone e delle merci nelle aree urbane. La mobilità urbana è da sempre il motore dell’economia di tali zone e consente la circolazione dei cittadini, dei beni, della ricchezza e l’estrinsecarsi dei rapporti di relazione tra gli individui. Essa implica lo spostamento fisico di persone e beni per dei motivi ben precisi. La domanda di mobilità ha, infatti, natura “derivata”, poiché il movimento in sé non costituisce l’obiettivo primario dell’individuo, ma solamente uno strumento e una fase intermedia che consente di raggiungere un luogo da cui il cittadino stesso ricava una certa utilità (l’acquistare beni e servizi, motivi di svago, lavoro o studio). È la “domanda di città” (ossia delle economie di concentrazione) che origina la domanda di mobilità delle persone. I trasporti sono, invece, il mezzo che consente il realizzarsi di tali relazioni, e sono fondamentali per lo sviluppo economico di un Paese. La mobilità urbana è presente nel sistema città, e interagisce con i sottosistemi di questa, ovverosia il sistema economico-territoriale, il sistema ambientale e il sistema sociale. La necessità di un modello di “mobilità sostenibile” deriva dalla consapevolezza dei suoi impatti sull’economia, sulla società, sul territorio e sull’ambiente, che influenzano fortemente la qualità di vita delle nostre città. L’attuale modello di mobilità urbana è poco“sostenibile”: se da un lato è fonte di vantaggi (ad esempio consente l’accesso ai diversi servizi e alle attività localizzate sul territorio), dall’altro lato è causa di notevoli criticità. I problemi causati dalla mobilità non sono esclusivamente ambientali, ma anche economici e sociali, influenzando in tal modo la competitività delle aree urbane. L’auspicio è che gli spostamenti degli individui si orientino verso un modo di muoversi migliore, e soprattutto i cittadini siano più consapevoli degli effetti globali (economici, sociali e ambientali) generati dalla propria mobilità. Le problematiche della mobilità urbana sono note, e si riscontrano nell’inquinamento (atmosferico e acustico), nell’incidentalità, ma soprattutto nella congestione. Quest’ultima nasce a causa degli eccessivi flussi veicolari che attraversano un’infrastruttura, e in particolare quando questi superano i suoi limiti di “capacità” (soglie di congestione). Il traffico genera, di conseguenza, tutte le altre criticità, come la perdita di tempo (dati dell’ACI evidenziano come mediamente un cittadino italiano perde nel traffico 2 mesi all’anno), maggiori impatti ambientali, maggiori costi (privati ed esterni). Sono tutti fattori che si traducono in un peggioramento della vivibilità e qualità dei centri urbani. Spesso si è trascurata l’analisi profonda degli elementi che generano e causano tali criticità, privilegiando un approccio teso a favorire interventi sull’offerta di trasporto. Addirittura, alcuni studiosi hanno visto nell’aumento di mobilità un fattore positivo, in quanto indice di progresso economico. A fronte di aree 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Marco Zoncheddu Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2498 click dal 18/02/2009.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.