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Minacce alla democrazia: la mente autoritaria e i pregiudizi razziali

Il tentativo di comprendere la natura di movimenti xenofobi e di atteggiamenti razzisti nell'opinione pubblica se da un lato ha stimolato una serie di indagini volte a precisarne i presupposti eziologici, dall’altro ha suggerito il rischio che si riattualizzino le condizioni individuate alla base dello sviluppo delle dinamiche psichiche autoritarie. Non senza destare una certa inquietudine, svariati studi convergono, infatti, nell’individuare le ragioni delle tendenze antidemocratiche in numerosi fattori. Anomia, instabilità dello status, crisi economica e politico-istituzionale sembrano, nello specifico, costituire il principale terreno di coltura dell’ideologia autoritaria. Gli atteggiamenti antidemocratici si configurano, in tal senso, come l’esito più probabile dei conflitti e delle contraddizioni di cui la società postindustriale è al contempo protagonista e testimone. Ed è proprio l’identificazione della fisionomia della società postmoderna che orienta la riflessione sul secondo ordine di motivi alla base del presente lavoro. Consente, cioè, di comprendere cosa avviene quando, nel mutato panorama sociale, politico ed economico, il fenomeno immigrazione occupa un posto di rilievo.
In tal senso, se è vero che il massiccio flusso migratorio verso l’Occidente e il processo di globalizzazione hanno contribuito ad intensificare gli scambi e le relazioni su scala mondiale, è d’altra parte innegabile come questi fenomeni abbiano sollecitato la comparsa di sentimenti destabilizzanti di appartenenza ad una moltitudine indistinta. La paura dell’ Altro sembra fomentare i diversi episodi violenti e irrazionali di cui i vissuti metropolitani quotidiani sono così frequentemente costellati.
Nel presente lavoro sperimentale, volto ad approfondire se e in che misura un’inclinazione a sposare valori concernenti l’ideologia autoritaria incida sulla percezione e sugli atteggiamenti nei confronti dell’”Altro”, si sono avanzate le seguenti ipotesi di ricerca:
A) Si suppone che una concezione del mondo come ostile e pericoloso, un elevato bisogno di sicurezza e una percezione dell’outgroup come minaccioso (Duckitt et al., 2002), renda inclini in misura marcata a manifestare una forma esplicita di pregiudizio, il cosiddetto "pregiudizio manifesto" (Pettegrew e Merteens, 1995).
B) Ma si presume anche che la tendenza parallela a sposare valori riguardanti il tradizionalismo, il conformismo, il conservatorismo culturale, il convenzionalismo (Altemeyer, 1998) orienti verso una forma di pregiudizio più accettata e tollerata, dal punto di vista sociale, il pregiudizio "latente"(Pettegrew e Merteens, 1995).
C) Si ipotizza, infine, che, sulla base di quanto riportato in letteratura (Altemeyer, 1998) e alla luce dei risultati di svariate ricerche (McFarland e Adelson, 1996; Altemeyer, 1998; Whitley, 1999) l’RWA ( ossia l'"autoritarismo di destra")si riveli un predittore degli atteggiamenti razziali verso gli immigrati.
Le evidenze empiriche derivanti dalla presente indagine psicosociale sembrano deporre a favore dell’esistenza di una corrispondenza tra la tendenza all’autoritarismo e l’inclinazione a manifestare pregiudizi razziali.

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1INTRODUZIONE «Quali tessuti nella vita della società moderna rimangono cancerosi e rivelano, malgrado il nostro presunto grado superiore di civiltà, l’atavismo incongruo di popoli antichi? E quale parte dell’organismo individuale reagisce con atteggiamenti e atti di aggressione distruttiva a certi stimoli della nostra cultura?» (Horkheimer e Flowerman, 1950). Il riemergere di interrogativi creduti ormai spenti è all’origine del tentativo perseguito dalla presente ricerca di coniugare il fascino per un argomento controverso come l’autoritarismo e l’interesse per un costrutto classico della psicologia sociale quale il pregiudizio. Due, in particolare, gli ordini di motivi che fondano la volontà di orientarsi in tal senso: uno specificamente politico–economico; l’altro principalmente socio- culturale. Il primo nasce dalla constatazione della crescente diffusione – soprattutto in Olanda, Gran Bretagna, Germania, Austria e Stati Uniti - di movimenti xenofobi e di atteggiamenti razzisti nell’opinione pubblica (Roccato e Converso, 1996). Il tentativo di comprendere la natura di tali fenomeni, se da un lato ha stimolato una serie di indagini volte a precisarne i presupposti eziologici, dall’altro ha suggerito il rischio che si riattualizzino quelle condizioni individuate alla base dello sviluppo delle dinamiche psichiche autoritarie. Non senza destare una certa inquietudine, svariati studi convergono, infatti, nell’individuare le ragioni delle tendenze antidemocratiche in numerosi fattori: anomia, instabilità dello status, crisi economica e politico-istituzionale sembrano, nello specifico, costituire il principale terreno di coltura dell’ideologia autoritaria

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Claudia Montana Contatta »

Composta da 128 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.