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La politica europeista dell'Italia dal secondo dopoguerra ai Trattati di Roma (1943-1957)

L’ Unione Europea è da tutti considerata come il risultato di uno straordinario e innovativo esperimento la cui enorme valenza politica, oltre che simbolica, appare indubbia.
In effetti non potrebbe essere il contrario, considerando che, l’Unione Europea, non è un’organizzazione tra governi né una federazione tra Stati, bensì un organismo sui generis, alle cui istituzioni i vari Stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale in modo che le decisioni, su questioni specifiche di interesse comune, possano essere prese democraticamente a livello sopranazionale.
Dunque, se è vero che il passato dell’Europa è carico di una lunga serie di guerre, di tensioni di forze, che le hanno dato l’attuale fisionomia, è anche vero che oggi questo Continente, il nostro, ci appare come una famiglia di Paesi democratici impegnati a lavorare insieme per la pace e la prosperità.

Fine della presente trattazione è stato focalizzare l’attenzione su quale fosse stato il contributo dell’Italia all’unità europea; quindi, quale fosse stata la posizione assunta dal mio paese all’inizio del processo di integrazione europea e perché. Scoprire, inoltre, quale significativo apporto vi fu da parte dei governanti italiani del tempo in occasione dei passaggi più difficili e impegnativi del percorso comunitario tra il 1943 e il 1957.

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INTRODUZIONE L’ Unione Europea è da tutti considerata come il risultato di uno straordinario e innovativo esperimento la cui enorme valenza politica, oltre che simbolica, appare indubbia. In effetti non potrebbe essere il contrario, considerando che, l’Unione Europea, non è un’organizzazione tra governi né una federazione tra Stati, bensì un organismo sui generis, alle cui istituzioni i vari Stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale in modo che le decisioni, su questioni specifiche di interesse comune, possano essere prese democraticamente a livello sopranazionale. Dunque, se è vero che il passato dell’Europa è carico di una lunga serie di guerre, di tensioni di forze, che le hanno dato l’attuale fisionomia, è anche vero che oggi questo Continente, il nostro, ci appare come una famiglia di Paesi democratici impegnati a lavorare insieme per la pace e la prosperità. Fine della presente trattazione è stato focalizzare l’attenzione su quale fosse stato il contributo dell’Italia all’unità europea; quindi, quale fosse stata la posizione assunta dal mio paese all’inizio del processo di integrazione europea e perché. Scoprire, inoltre, quale significativo apporto vi fu da parte dei governanti italiani del tempo in occasione dei passaggi più difficili e impegnativi del percorso comunitario tra il 1943 e il 1957. Per sviluppare il tema al meglio e nella maniera più esauriente e completa possibile, si è fatto uso di diverse tipologie di fonti. Innanzitutto non si è potuto prescindere dall’analisi e dalla consultazione dei Documenti Diplomatici Italiani 1 . Dalla lettura di tale documentazione, traspare chiaramente la forte vocazione europeista dell’Italia. Nonostante nell’immediato secondo dopoguerra il nostro Paese avesse una limitata influenza internazionale, 1 Documenti Diplomatici Italiani, X Serie 1943-1948, Volumi V, VI, VII 3

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Mauro Simone Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.