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L'informazione economico-finanziaria nelle pmi e il ruolo dei principi contabili internazionali

Il lavoro è stato strutturato in sei capitoli. Nel primo si è cercato di definire la piccola e media impresa e tracciarne i caratteri qualificanti, non solo al fine di poter individuare l’oggetto di studio ma anche per avere un quadro completo del fabbisogno informativo delle imprese di più modeste dimensioni: ciò nella convinzione che, come suggerisce autorevole dottrina, organizzazione, gestione e rilevazione sono aspetti del sistema aziendale intimamente avvinti.
Inoltre è stato studiato il ruolo delle informazioni e delle comunicazioni nelle imprese soffermandosi soprattutto sull’attuale necessità di passare da un’informativa societaria di periodo ad una comunicazione societaria di periodo.
Nel secondo capitolo ci si è focalizzati invece sul sistema informativo, sia quello il cui flusso di informazioni alimenta i processi decisionali interni, si quello orientato verso l’esterno, analizzandone dapprima i caratteri fondamentali, per poi soffermarsi sullo studio degli aspetti che essi presentano all’interno delle pmi.
È stato quindi sottolineato il ruolo chiave del bilancio in entrambi i campi e il significato attribuito allo stesso nelle realtà di più modeste dimensioni.
Non sono state ovviamente trascurate le disposizioni civilistiche inerenti al bilancio d’esercizio delle imprese non quotate, consci del fatto che le stesse rappresentano sicuramente la base minima di informazioni da trasmettere all’esterno.
Con il terzo capitolo, invece, l’attenzione si è spostata dall’informazione alla comunicazione, e, soprattutto su quel processo noto come comunicazione economico-finanziaria.
Si è cercato pertanto di comprendere quali sono le esigenze informative degli stakeholder delle Pmi, in che misura vengono soddisfatte e quale potrà essere lo scenario futuro in tale ambito.
Particolare attenzione è poi dedicata a tutte quelle situazioni che spingono all’arricchimento dei contenuti di bilancio da parte delle imprese di più modesta dimensione.
Passando al quarto capitolo ci si è concentrati sull’esigenza di armonizzazione che da anni investe l’intero scenario mondiale e ovviamente finisce per coinvolgere anche le piccole e medie imprese.
Pertanto sono state studiate le opportunità e i costi connessi all’adozione volontaria degli Ias/Ifrs da parte di queste ultime, ma non si è dimenticato di tracciare il percorso che sta ormai avvicinando anche la disciplina comunitaria, e, quindi, nazionale, ai principi contabili internazionali attraverso le direttive UE 2001/65 e 2003/51 e la proposta dell’Oic.
Per poter tuttavia apprezzare appieno gli effetti dei principi contabili internazionali sono stati analizzati i principali impatti degli Ias sui criteri di classificazione, valutazione e rilevazione.
Il quinto capitolo, invece, è stato dedicato al nuovo principio contabile internazionale appositamente dedicato alle piccole e medie imprese, l’“Ifrs for SMEs”.
Più precisamente sono stati studiati i motivi che hanno indotto lo Iasb ad intraprendere tale progetto nonché il lungo processo di elaborazione dello standard. Ci si è soffermati soprattutto sull’Exposure Draft, sulle semplificazioni ivi previste per le piccole e medie imprese e sui commenti ricevuti a seguito dell’emanazione dello stesso.
Successivamente è stato esaminato l’Ifrs recentemente emesso ed è stato studiato quello che potrà essere il futuro dei bilanci delle piccole e medie imprese a seguito dell’introduzione di tale principio. Per aiutare tale analisi è stata predisposta una tabella delle principali analogie e differenze tra i principi contabili internazionali nella loro versione full, gli Ifrs Light, i principi contabili internazionali, e, per completezza, le proposte di modifica dell’Oic.
Con il sesto capitolo, infine, si è cercato di capire quali possano essere effettivamente le semplificazioni previste nell’Ifrs per le SMEs e se queste sono tali da poter incentivare le imprese di più modesta dimensione alla redazione di un bilancio Ias compliant.
A tal fine sono analizzate due realtà aziendali, la prima che già redige un bilancio Ias, dalla quale ottenere indicazioni sull’effettiva significatività delle semplificazioni, la seconda che non si è mai avvicinata ai principi contabili internazionali, oggetto di uno studio volto ad indagare sulle difficoltà che una piccola e media impresa può incontrare nell’adozione degli Ias/Ifrs.

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IV INTRODUZIONE Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una sempre più evidente tendenza verso la formazione di un unico mercato globale. Tale processo ha interessato non solo le aziende di grandi dimensioni, ma anche unità economiche che possono essere ricondotte nella vasta ed eterogenea categoria delle Pmi. Tra le questioni aperte rispetto al crescente sviluppo dell’internazionalizzazione occorre ri- chiamare il tema della comunicazione economico-finanziaria delle imprese: nell’attuale scenario economico-aziendale, infatti, l’accresciuta apertura agli scambi internazionali, anche nel caso di o- peratori di piccole e medie dimensioni, ha affermato la necessità di definire un linguaggio contabile condiviso, cioè basato su una serie di norme di generale accettazione. Tale esigenza è avvertita dai singoli organismi aziendali, ma anche da soggetti che predispongono i bilanci e da quelli che li utilizzano, nonché dalle istituzioni che sovrintendono al normale funzio- namento dei mercati. Ed infatti anche la Commissione Europea ha mostrato grande sensibilità nei confronti dell’esigenza di armonizzazione internazionale del linguaggio dei bilanci ed ha intrapreso un lungo cammino che ha portato ad individuare nei principi dell’International Accounting Standards Board (Iasb) lo strumento di armonizzazione contabile dei paesi dell’Unione. Nascono così i regolamenti 1606/2002, 1725/2003, 707/2004, 2086/2004, 2236/2004, 2237/2004, 2238/2004 e 211/2005 che obbligano, a partire dal 2005, tutte le società quotate sui mercati finanziari europei a redigere il loro bilancio consolidato in base ai principi dello Iasb. A ciascuno Stato membro è stata poi concessa la facoltà di decidere se rendere obbligatorio o facoltativo l’uso degli Ias anche nei bilanci di esercizio delle società quotate e nei bilanci di eser- cizio e consolidati delle società non quotate. Pertanto, sotto la spinta dei regolamenti comunitari, anche l’Italia ha dovuto aprire le porte alla prassi internazionale e, con il D.Lgs. 38/2005 le società quotate, banche e intermediari finanzia- ri, società finanziarie con strumenti diffusi presso il pubblico sono chiamate dal 2005 a redigere il bilancio consolidato secondo i principi dello Iasb. Dal 2006 questi principi sono utilizzati anche nel- la redazione del bilancio d’esercizio. Inoltre, il D.Lgs. n. 38/2005 ha concesso la facoltà di adottare i principi contabili dello Iasb anche alle imprese che redigono il bilancio consolidato se non sono sotto i limiti previsti per i bilan- ci in forma abbreviata. A seguito di tale processo all’interno dell’Unione Europea si sono venuti a creare così due sistemi di bilancio, uno regolato dai principi contabili internazionali, l’altro dalle direttive contabili europee. Tale situazione potrebbe creare problemi, soprattutto in termini di comparabilità, e si è im- posta pertanto l’esigenza di armonizzare i due sistemi di norme, in primis attraverso la modernizza- zione della IV e VII Direttiva. Le due nuove Direttive, la n. 65 del 2001 e la n. 51 del 2003, sono state recepite in Italia so- lo nelle loro previsioni obbligatorie, mentre è stata data delega al Governo per il completamento dell’adeguamento. Tuttavia, data la difficoltà tecnica di tali scelte è stata presentata una bozza di modifica delle regole del Codice civile in materia di bilancio dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC). Anche lo Iasb, dall’altro lato, non è stato insensibile a questa esigenza di armonizzazione, ed ha così deciso di intraprendere un proprio progetto di estensione degli standard contabili anche alle Pmi, stabilendo che dovrà trattarsi di principi derivanti da quelli già esistenti, con alcune semplifi- cazioni che ne facilitino l’applicazione da parte di quelle imprese dotate di una più semplice struttu- ra amministrativa. Il progetto, avviato nel 2003, si è concluso il 9 luglio di quest’anno con l’emanazione dell’Ifrs for SMEs.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Lucia Recchioni Contatta »

Composta da 244 pagine.

 

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