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Gong gong, pozzi e strade. Capi tradizionali e sviluppo nel Ghana occidentale.

A Sefwi Wiawso, nella Western Region del Ghana, le comunità locali si radunano in assemblea per discutere ed organizzare le proprie attività quando dal palazzo del capovillaggio echeggiano le note del Gong Gong, lo strumento a percussione da sempre utilizzato dai capi per chiamare a raccolta i propri sudditi. A differenza di un tempo, però, i capivillaggio devono, oggi, disputarsi questo ruolo con le altre forme di autorità locale istituite dal governo repubblicano e si trovano, spesso, a chiamare a raccolta le rispettive comunità per organizzare ed amministrare progetti di sviluppo proposti da Organizzazioni Non Governative, forse le realtà politiche più vitali in questo primo scorcio di XXI secolo nell’Africa Occidentale. Osservando questo ambito di incontro, la mia tesi ha lo scopo di analizzare le dinamiche che si creano nell’incontro tra organizzazioni esplicitamente finalizzate allo sviluppo, come le ONG, e quelle che la Costituzione della Repubblica del Ghana definisce “autorità tradizionali”, ossia l’insieme di capivillaggio e le loro strutturazioni gerarchiche.
Ripercorrendo la complessa storia del Ghana, le cui strutture politiche precedono di molti secoli l’arrivo degli inglesi e la cui ricchezza si riflette anche nel contesto moderno, e cercando di far dialogare la tradizione antropologica che dagli albori della disciplina analizza le strutture politiche con le analisi più recenti dedicate alle ONG ed alla cooperazione internazionale, il mio lavoro evidenzia come lo sviluppo sia, oggi, la dimensione principale del dibattito politico. In particolare, giunge a ricontestualizzare un concetto cardine nella vita politica dell’Impero Asante (la principale autorità dell’area prima dell’arrivo degli inglesi) ossia il nkòsuò: questo termine, letteralmente “progresso”, ma perfettamente traducibile con l’odierno “sviluppo”, costituì per secoli la forma di legittimità di un tipo di potere che gli storici definirono, riprendendo la definizione di Max Weber, “patrimoniale” e torna ad essere fondamentale nello straordinario boom economico attraversato dalla repubblica africana nell’ultimo quindicennio. Pur in un contesto di realizzata democrazia formale, la definizione di Jean François Bayart di “stato neopatrimoniale” è perfettamente adeguata per descrivere le relazioni sociali a livello di comunità nel moderno Ghana democratico. Se la coesione sociale e la stabilità politica ed economica del paese lo rendono un modello per le altre repubbliche africane, ed il ruolo giocato dalla sinergia tra ONG, autorità locali ed autorità tradizionali una delle chiavi di questo successo, tuttavia l’analisi qualitativa dei rapporti sociali al livello delle singole comunità indica come il prezzo di questo successo sia stato il totale assoggettamento della vita politica a uomini di potere e lobbysti locali, sotto la legittimazione di quella che sembra essere l’unica ideologia uscita trionfante dal XX secolo: la ricerca della via più rapida per il successo economico.

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INTRODUZIONE Una volta fu portato al cospetto di Alessandro Magno un famoso pirata fatto prigioniero. Alessandro gli chiese: “Perché infesti i mari con tanta audacia e libertà?”. Il pirata rispose: “Per lo stesso motivo per cui tu infesti la terra; ma poiché io lo faccio con un piccolo naviglio, sono chiamato pirata; poiché tu lo fai con una grande flotta sei chiamato imperatore”. (Agostino, La città di Dio, IV, 4) Queste parole, scritte da Agostino d’Ippona alla vigilia della grave crisi politica e militare destinata a portare, nel giro di poco più di un secolo, alla fine dell’Impero Romano, sintetizzano in maniera rapida ed efficace il problema cruciale della filosofia e della scienza politica: qual’é la legittimità in virtù della quale viene esercitato un potere, ossia da dove deriva l’autorità. Il pensatore cristiano, dopo aver paragonato i pirati che infestavano il mediterraneo all’imperatore Alessandro, provò a risolvere il problema attraverso l’idea della giustizia che, dalla città ideale di Dio, avrebbe dovuto fungere da guida per le autorità politiche terrene. La legittimità dei sovrani sarebbe, dunque, scaturita dalla conformità a questo ideale superiore. Vari pensatori affrontarono la tematica nel tempo, approdando a conclusioni radicalmente differenti. Con questo lavoro, vorrei provare ad affrontare la problematica da un punto di vista differente: in primo luogo, coerentemente rispetto all’approccio dell’antropologia culturale, ancorando le riflessioni teoriche ad un contesto definito, nella fattispecie il distretto di Sefwi Wiawso, in cui ho svolto la mia indagine etnografica; in secondo luogo, affrontando il tema non tanto dal punto di vista della natura e dell’origine dell’autorità, quanto da quello della sua finalità. Per questa ragione, nel titolo, ho accostato il gong gong, lo strumento tramite cui il capo raduna la comunità, esercitando la propria autorità sui suoi sudditi, ai pozzi ed alle moderne strade asfaltate, oggetti comunemente correlati allo sviluppo, che sembra essere, oggi, lo scopo di gran parte delle comunità rurali, nonché la principale fonte di legittimità politica. Nel corso dell’ultimo cinquantennio, con l’eccezione, fino alla fine degli anni ’80, dei paesi del blocco socialista, tutto il mondo non occidentale è rientrato nella macrocategoria di “terzo mondo”, per il quale la priorità è stata una sola: lo sviluppo. Attraverso il suo opposto, ossia il sottosviluppo, le giovani nazioni postcoloniali si sono trovate inserite in una complessa rete di 5

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Valerio Colosio Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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