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Il problema della diagnosi di ADHD. Aspetti metodologici.

La mia tesi si incentra sulle problematiche correlate alla diagnosi di ADHD, dovute in particolar modo alla difficoltà di individuare l'effettiva presenza del disturbo, per criteri diagnotici iperinclusivi che lo possono confondere con altre patologie, e per le numerose critiche che ne mettono in dubbio anche l'effettiva esistenza. Nella prima parte si analizza quindi la metodologia diagnostica, mentre nella seconda parte ci si concentra sugli strumenti diagnostici (test e questionari) più importanti,

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Introduzione A. ha 9 anni e frequenta la quarta elementare. E’ sempre stato un bambino troppo vivace, a detta dei genitori un vero “terremoto”, con forti difficoltà nel mantenere l’attenzione su un qualsiasi compito o attività. Queste caratteristiche sono affiorate in tutta la loro gravità con l’ingresso di A. alla scuola elementare. In classe è sempre coinvolto in qualche litigio, oppure è impegnato a fare il clown, viene deriso o evitato dai compagni, e le maestre lo considerano pressoché ingestibile. La sua impulsività e la persistente difficoltà a mantenere l’attenzione influiscono negativamente sul suo rendimento scolastico, e tutto ciò comporta enorme frustrazione nel bambino, negli insegnanti e nei genitori, che vedono fallire le tradizionali misure di contenimento già messe in atto (richiamare, sgridare, stimolare il bambino…) Quello appena presentato è un tipico quadro clinico di ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) o, secondo la letteratura italiana, DDAI (Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività), in cui riscontriamo le tre peculiari caratteristiche diagnostiche del disturbo: deficit di attenzione, impulsività, iperattività. Nella nostra società comunque sono sempre più frequenti i casi di insegnanti alle prese con alunni indisciplinati, con scarse capacità autoregolatorie, iperattivi, che disturbano il normale andamento delle lezioni. C’è chi suggerisce che nelle difficoltà autoregolatorie e nello scarso autocontrollo di alcuni bambini siano implicati aspetti legati alla famiglia, soprattutto la maggior attenzione dei genitori per il versante affettivo più che per quello normativo nell’educazione dei figli, che porta ad un atteggiamento troppo permissivo e trascurante nei loro confronti, in concomitanza con l’immersione in contesti di vita iperstimolanti, in cui è prevista una risposta rapida e non meditata (ad esempio televisione e videogiochi) (Molin, Poli, 2000). Altri rintracciano le maggiori responsabilità nell’ambiente scolastico, il quale incontra numerose difficoltà a rimanere al passo coi tempi e adattarsi ad una cultura sempre più frenetica e competitiva, che non favorisce la riflessione e la ponderazione necessarie per un apprendimento ottimale, o in una più specifica insufficienza nelle abilità di gestione della classe di alcuni insegnanti.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Cleo Passagrilli Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.