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Il pensiero pedagogico di John Dewey in ''Democrazia e educazione''

Lo studio di Dewey permette di capire meglio il momento in cui si sono percepite le ragioni di un necessario cambiamento, soprattutto nei presupposti teorici, della pedagogia e della scuola stessa; a fronte della nuova considerazione del bambino, proposta da Ferriere, esso viene ritenuto finalmente un essere dotato di caratteristiche sue proprie, diverse a livello quantitativo e soprattutto qualitativo, da quelle dell’adulto.
La mia analisi è suddivisa in due capitoli: nel primo e nel secondo paragrafo del primo capitolo vengono ripercorse sinteticamente le fasi del pensiero filosofico deweyano e sono presentate le influenze da esso ricevute sia dal pragmatismo americano che dal darwinismo, per arrivare a configurare le linee generali dello strumentalismo, termine con cui Dewey stesso definisce il suo pensiero per sottolinearne le differenze rispetto ai pragmatisti classici. Nel terzo paragrafo inizia la riflessione sull’educazione che prende avvio dalla nuova concezione deweyana dell’esperienza; essa rappresenta la congiunzione del futuro con il presente, è adattamento all'ambiente e impulso progressivo alla vita.
L'educazione viene concepita, in questo orizzonte teorico, come forma di ricostruzione e di riorganizzazione continua proprio dell'esperienza, allo stesso tempo personale e sociale e ciò, nelle comunità progressive, dovrebbe spingere a sollecitare nei giovani non solo la riproduzione delle abitudini correnti ma anche l'elaborazione di forme di vita migliori.
A fronte di questa nuova definizione di esperienza e di educazione vengono illustrati i principi più significativi del pensiero pedagogico deweyano: il concetto di scuola attiva, di esperienza educativa, di crescenza, di transazione.
Il secondo capitolo presenta invece un lavoro trasversale sul testo Democrazia e educazione; dopo una prima lettura, ho scelto quattro tematiche: la nuova concezione dell’educazione e gli scopi di essa, il ruolo di insegnanti e allievi, la suddivisione del sapere e la suddivisione delle materie e ho rianalizzato il testo attraverso questi quattro percorsi cercando di mettere in evidenza i punti innovativi della proposta di Dewey e soprattutto quelli che ancora oggi sarebbe importante tenere presenti in ogni esperienza educativa a qualsiasi livello.
Il punto di partenza della riflessione attraverso il testo parte dalla nuova definizione di pedagogia in quanto essa implica necessariamente una rivisitazione degli scopi, dei metodi, dei ruoli delle figure e delle materie. Considerare il processo educativo come uno sviluppo attivo in cui gli elementi che lo compongono si ridefiniscono all’interno del rapporto stesso e vedere nella scuola una realtà in grado di rappresentare una vera dimensione della società e non solo un qualcosa in grado di preparare all’inserimento in essa comporta uno stravolgimento totale di tutto ciò che inerisce l’insegnamento e i contesti scolastici; il percorso compiuto tenta di chiarire in che modo, secondo Dewey, dovrebbe cambiare l’impostazione metodologica dell’insegnante nel rispetto della figura dell’allievo con l’obbiettivo di trarre il massimo guadagno dall’incontro fra gli stessi.
L’analisi ripercorre anche la critica di Dewey agli scopi educativi prefissati e da realizzare nell’immediato. L’autore insiste in molti punti del testo sulla necessità di avere sempre presente, nell’insegnamento, come finalità ultima, l’apertura della mente e lo sviluppo del pensiero e, come obbiettivi a breve termine, solo quelli che permettono di indirizzare in fase preliminare i processi di apprendimento.
Viene presentata infine una riflessione su come per tradizione gli ambiti del sapere sono stati suddivisi e viene proposto, tramite le parole dell’autore, un nuovo utilizzo più strumentale dei contenuti in generale e soprattutto di quelli in grado di indirizzare la mente, e quindi la conoscenza, verso nuovi orizzonti di senso.

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3 Introduzione Questo mio lavoro di approfondimento su Dewey nasce sulla spinta di un interesse emerso già al liceo, quando cioè, per la prima volta, ho iniziato a studiare la storia della pedagogia e le riflessioni di molti filosofi sul grande e importante tema dell’educazione e della scuola. Lo studio di Dewey permette di capire meglio il momento in cui si sono percepite le ragioni di un necessario cambiamento, soprattutto nei presupposti teorici, della pedagogia e della scuola stessa a fronte della nuova considerazione del bambino ritenuto finalmente un essere dotato di caratteristiche sue proprie, diverse a livello quantitativo e soprattutto qualitativo, da quelle dell’adulto. Nella parte iniziale del primo capitolo vengono ripercorse sinteticamente le fasi del pensiero filosofico deweyano e vengono presentate le influenze da esso ricevute sia dal pragmatismo americano che dal darwinismo, per arrivare a configurare le linee generali dello strumentalismo, termine con cui Dewey stesso definisce il suo pensiero per sottolinearne le differenze rispetto ai pragmatisti classici. Successivamente, partendo dalla nuova definizione di esperienza vengono illustrate, facendo riferimento a vari testi, tutte le caratteristiche del pensiero pedagogico e della nuova concezione di scuola. Il secondo capitolo presenta invece un lavoro trasversale sul testo Democrazia e educazione; dopo una prima lettura, ho scelto quattro tematiche (la nuova concezione dell’educazione e gli scopi di essa, il ruolo di insegnanti e allievi, la suddivisione del sapere e la suddivisione delle materie), e ho rianalizzato il testo attraverso questi quattro percorsi cercando di mettere in evidenza i punti innovativi della proposta di Dewey e soprattutto quelli che ancora ora sarebbe importante tenere presenti in ogni esperienza educativa a qualsiasi livello.

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Martina Garzoglio Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.