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Il concetto di pena nel '700: Beccaria e Voltaire

Informazioni tesi

  Autore: Annamaria Di Gioia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Bruno Miglio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

Dei delitti e delle pene vede la luce nell’estate del 1764, per mano del marchese Cesare Beccaria, allora venticinquenne, ma si tratta di un’opera interamente informata dal contesto culturale dell’Accademia dei pugni. L’Accademia dei pugni era composta da un gruppo di giovani lombardi poco più che ventenni1 che si erano riuniti intorno alla figura di Pietro Verri2, animati da spirito riformatore e i cui interessi spaziavano dalla letteratura, all’economia, alla giurisprudenza, all’estetica.

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1 1 La nascita dell’opera di Beccaria e l’incontro con la Francia Dei delitti e delle pene vede la luce nell’estate del 1764, per mano del marchese Cesare Beccaria, allora venticinquenne, ma si tratta di un’opera interamente informata dal contesto culturale dell’Accademia dei pugni. L’Accademia dei pugni era composta da un gruppo di giovani lombardi poco più che ventenni1 che si erano riuniti intorno alla figura di Pietro Verri2, animati da spirito riformatore e i cui interessi spaziavano dalla letteratura, all’economia, alla giurisprudenza, all’estetica. Altro punto in comune era la provenienza da famiglie patrizie e un conseguente rifiuto per le posizioni reazionarie e conservatrici che caratterizzavano invece i loro padri. «In varia forma e gradazione essi erano coscienti di essere, in nuce, una classe politica3». Avevano iniziato a frequentarsi attorno al 1761, ma il nome Accademia dei pugni arrivò solo nel 17634. Si trattava comunque di un gruppo libero, che non aveva un programma ufficiale e in cui fiorivano discussioni su argomenti disparati, ma che non restava un circolo isolato dal mondo bensì intendeva agire su di esso, con pubblicazioni proprie. L’esigenza di operare sulle istituzioni per migliorarle, la spinta riformista, furono un grande stimolo per la nascita dell’opera di Beccaria, in assoluto il più timido e introverso del gruppo. Gli accesi dibattiti tra i giovani che facevano parte della Milano illuminista furono decisivi per la stesura del libro Dei delitti e delle pene; Beccaria si appassionò infatti all’argomento del sistema penale sollecitato in particolar modo dai fratelli Verri, Alessandro e Pietro. Pietro aveva da poco scritto l’Orazione panegirica sulla giurisprudenza milanese 5, in cui toccava i 1 I principali erano, oltre a Pietro e Alessandro Verri e Beccaria, Luigi Lambertenghi, Alfonso Longo, Giambattista Biffi, Pietro Secco-Comneno, e Giuseppe Visconti di Saliceto. Cfr. F. Venturi, Settecento Riformatore. Da Muratori a Beccaria, Einaudi , Torino 1998, p. 672. 2 Beccaria e Verri si erano conosciuti già ai tempi dell’Accademia dei Trasformati, dopo che Beccaria era tornato a Milano nel 1758, laureatosi da poco in legge a Pavia. Si trattava di «un circolo letterario allora alla moda, frequentato da molti giovani della miglior società milanese». M. Maestro, Cesare Beccaria e le origini della riforma penale, Feltrinelli, Milano 1977, p. 11. 3 Ivi , p. 673. 4 Cfr. Ivi, p. 679. 5 Riportata per intero da F. Venturi in C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, Einaudi, Torino 1994, pp. 127-146. L’opera fu scritta nel 1763, Pietro Verri finge qui di essere un magistrato conservatore, assolutamente contrario a qualsiasi tipo di riforma. Il punto di vista è esattamente l’opposto di quello dei giovani dell’Accademia dei pugni, vi si criticano infatti l’Inghilterra e le riforme di Federico di Prussia , i vari metodi di tortura vengono chiamati «ingegnose invenzioni», i philosophes sono i «rifiuti d’Europa», e «dolcissima è la consolazione che provasi in chi viene a respirare nel Milanese, avventurata provincia dove, malgrado la universale corruzione, si conserva puro e intatto lo spirito della vera sapienza».

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beccaria
orazione panegirica sulla giurisprudenza milanes
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