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Il preverbale in arte e psicoanalisi: analisi dell'opera di Kandinsky e Schonberg

L’idea di questa tesi scaturisce nell’affrontare l’argomento del pre-verbale accostandolo ad elementi di musica e arte e al processo che queste ultime hanno, come per la poesia, di riuscire ad “esprimere l'inesprimibile”. Nel primo e secondo capitolo ho indagato il mondo dello sviluppo del Sé e del protomentale nel neonato; individuando nel sé fetale un nucleo narcisistico di vita psichica la cui “matrice” trae origine dalle sensazioni corporee, dai ritmi e dal sonoro musicale della prosodia della voce, ho poi ipotizzato anche un’origine di un Sé fetale e un Sé psicologico o rappresentazione del Sé, la cui radice attinge dalle emozioni. Alla nascita, le relazioni oggettuali e la funzione riflessiva porterebbero a strutturare maggiormente il Sé soprattutto nella fase schizo-paranoide e l’inizio dei proto-pensieri, che costituirebbero il protomentale del neonato i quali, come engrammi, andranno a costituire “catene di simbolizzazione”, alla base dei processi dell’inconscio, del pensare e della creazione artistica. Il processo artistico dell’astrattismo sembra attingere proprio da quest’ambito del protomentale, di cui Kandinsky è l’interprete principale per ciò che è inerente la parte pittorica e Schönberg con la Scuola Musicale di Vienna, per quanto riguarda la composizione dodecafonica. Tale percorso di sviluppo, dalle senso-percezioni alle fantasie e agli affetti è necessario, poiché recupera il corpo come fisicità e origine del Sé e dell’Io.Nel terzo capitolo ho trattato i traumi avvenuti nel periodo pre-verbale, che andrebbero a costituire gli affetti-sensazioni nell’inconscio non rimosso e responsabili di patologie del sé. Di fronte al dolore psichico, alle divisioni interne e ai traumatismi la persona può creare una nevrosi, una psicosi, una corazza caratteriale, disturbi narcisistici, dipendenze, perversioni, malattie psicosomatiche, ma anche sogni e opere d’arte. Nel quarto capitolo ho trattato il transfert e il controtranfert come risonanza interiore, evidenziando un approccio che ho ritenuto utile alla “clinica della non pensabilità”. In questo capitolo ho inserito alcuni elementi che potrebbero aiutare il terapeuta nella trattazione di tali patologie. Sono andata quindi ad analizzare la voce e le sue caratteristiche, i “sogni che voltano pagina”, la parola organica, il pittogramma e la parola dissonante. Tale trattazione è utile poiché l’inconscio non rimosso è presente nelle modalità verbali ed extraverbali (agiti, gesti, espressioni). E’ la voce come corporeità, che assume l’esperienza del Sé e si realizza attraverso il tono, il volume, il ritmo, la prosodia, poiché come per la musica costituirebbe l’antico rapporto fusionale prima della nascita. La voce è anche la possibilità di cogliere un’area di significazione, in una dimensione terapeutica interpsichica, che prevede lo sviluppo di parti del Sé potenziali del paziente e di aree opache dell’analista. È proprio la simbolopoiesi, il pensiero sensoriale e trasformativo, che accomunano, secondo me, sia il percorso artistico sia quello terapeutico e che derivano dal Sé, quest’ultimo visto come “unità originaria”, al quale il terapeuta attinge per dar voce alle emozioni inconsce o parti di Sé non-nate del paziente e che riconoscerebbe nel proprio controtransfert, attraverso l’ascolto degli elementi pre-verbali. Infine nel quinto capitolo ho spiegato una biografia invisibile del pittore astrattista Wassily Kandinsky accostata, in parte, alla musica del compositore Arnold Schönberg. L’analisi delle opere è un tentativo di esprimere la loro personale “necessità interiore”, come affetti-sensazioni. Alcune opere di Kandinsky sono fruibili nella parte dedicata alle tavole pittoriche.I due artisti, credo, abbiano cercato attraverso l’arte, di reintegrare parti scisse del Sé, promuovendone un cammino verso una maggior coesione, passando da protorappresentazioni fino alla rappresentazione in senso stretto, ossia attingendo all’ambito dell’intermodalità, costituita da una confluenza di percezioni sensoriali diverse, sono riusciti a trasformare l’asimbolico in simbolico, mediante l’esperienza di natura estetica. L’Arte che si propone è di ricreare a sua volta uno spazio interpsichico, in cui il fruitore interagendo con essa può esprimere la propria ontologia.La pittura, la musica come la voce, hanno la capacità di farci esperire le emozioni e far vibrare il corpo e le sue componenti, dove l’ascolto e il suono si rivelano come spazi nei quali costituire il senso stesso e richiama la possibilità, anche in analisi, attraverso il controtransfert musicale, di trasformare elementi dei sensi in senso, integrando la sensorialità con il pensiero. L’arte e la psicoanalisi assumono, allora, i connotati di una comunicazione interna al Sé, capace di trasformare un’esperienza emotiva nella rappresentazione di uno stato della mente.

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- 1 - CAPITOLO I 1.1. L’unificazione della fisicità In questo capitolo affronterò argomenti inerenti le fasi precoci di sviluppo del neonato, della costituzione del Sé, sia nella dimensione intrauterina che alla nascita. Prima, però, farò una breve introduzione per sottolineare la centralità del Corpo come fisicità, che solo di recente la talking cura sta riscoprendo, nonostante Groddeck e Ferenczi avessero già posto la questione di prestar attenzione al linguaggio del corpo e al grido viscerale dell’emozione (Langan, 2006, in Cotrufo, 2008), ampliando gli orizzonti nella concezione stessa esplorata da Groddeck che “bisogna vedere il tutto nella parte. Il corpo come l’Io, è un delirio, nella misura in cui lo si isola dal più vasto tutto” (ibidem), aprendo così le prospettive di un’esistenza e di un’analisi intersoggettiva. In particolare quest’ultima visione è inerente le concezione dell’arte di Kandinsky: ossia di creare con l’arte un’area di risonanza nella quale il fruitore possa identificarsi, argomento che sarà affrontato nel capitolo quinto. La nascita di una vita inizia dal momento in cui due cellule staminali si incontrano donando il via all’embriogenesi e alla costituzione dei tre foglietti: ectoderma, endoderma e infine il mesoderma. In particolare dall’ectoderma si svilupperanno: epidermide e derivati, sistema nervoso centrale, apparato uditivo e visivo, epitelio ipofisario e surrenale (Campbell, 1998, p. 683) la cui interdipendenza è responsabile dello sviluppo di patologie psicosomatiche, della relazione tra funzioni fisiologiche e alcuni sensi (es: tatto-vista, udito- vista) (Schiffmann, 2001). Le emozioni stesse sono la dimostrazione di tale trait d’union mente-corpo- ambiente. Solo di recente si è cominciato a capire come le esperienze di vita possono modificare parte del patrimonio genetico, che controlla l’attività del nostro cervello fino produrre cambiamenti di ordine psicologico. Anche le aspettative dei genitori, come sottolinea Boschan, possono essere in-corporate dal bambino come relazione con Sé stesso, impedendo la mentalizzazione dell’eventi o degli affetti (vedi in dizionario lettera g), e causa di dissociazione, funzionamento psicosomatico o malattia somatica, poiché una parte di me stesso è nell’Altro, così come l’Altro sarà presente nel mio corpo (Langan, 2006 in Cotrufo, 2008, p.33). Questa osservazione depone a favore di collegamenti biologici con il modello di attaccamento di Bowlby e i disturbi psicologici; oltre ad interessare modelli di attaccamento patologici nei genitori, che favorirebbero l’instaurarsi di traumi precoci (Fonagy, 2001, p.36) e trattati nel capitolo terzo. In altri casi l’elaborazione dell’esperienza traumatica non è possibile e spesso ne manca il ricordo. In terapia, allora, l’accesso al vissuto partirà dalle

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Antonietta Di Renzo Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.