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La Jugoslavia tra oriente e occidente: il neutralismo di Tito

La prospettiva politica che Tito propone al movimento dei non allineati integrava la volontà di attenuare i rischi di un conflitto globale con la necessità strategica di disarticolare l’asse Est – Ovest che sorreggeva il funzionamento del bipolarismo. Il non allineamento teorizzato dal leader jugoslavo metteva in crisi l’equilibrio internazionale imposto dai criteri convenzionali di misurazione della forza degli stati, e proponeva di sostituirli con i diritti o i bisogni di una più vasta umanità di cui gli stessi Paesi non allineati, pur nel tentativo di coinvolgere altri popoli in un percorso progressivo, avevano la pretesa di essere gli autentici interpreti.

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INTRODUZIONE Concluse le ostilità nel maggio 1945, era ormai evidente che il ruolo determinante del partito comunista nella guerra di liberazione nazionale aveva concesso a Tito ampi spazi di manovra politica. Con il termine della Seconda guerra mondiale in Jugoslavia furono impostate riforme sociali ed economiche profonde, che nel volgere di due anni rimodellarono completamente il paese. Con la legittimazione legata ai successi della guerra di Liberazione nazionale, il Partito comunista jugoslavo, guidato dal Maresciallo Tito, spazzò via ogni residuo dell‟apparato amministrativo della Jugoslavia monarchica e attribuì i vari incarichi di potere ai nuovi quadri scelti all‟interno del Partito. Dopo aver adottato una Costituzione sul modello di quella sovietica del 1936, il KPJ avviò la nazionalizzazione delle attività economiche e la collettivizzazione delle terre, attuando un Piano quinquennale le cui linee di fondo tendevano a concentrare quanto più possibile gli investimenti nell‟industria di base, per aumentare rapidamente la capacità produttiva del paese. Tutto ciò rappresentò il passaggio inequivocabile ad una società socialista: le tesi sulla “democrazia popolare”, provenienti da gruppi comunisti cechi, italiani e polacchi e circolate al tempo della guerra partigiana1 cedettero presto il passo all‟instaurazione della dittatura del proletariato, e l‟ideologia rivoluzionaria annullò ogni forma di pluralismo culturale e politico nel paese. Per alcuni versi la Jugoslavia apparve il più zelante seguace del modello sovietico, quando ancora nell‟Europa dell‟Est nessun altro paese aveva imboccato tale strada. La specificità della politica jugoslava va ricercata piuttosto 1 S. Bianchini, La questione jugoslava, Giunti Editore, Firenze, 1999, p. 73 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Lembo Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.