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Una regione di confine: l'Alto Adige dall'annessione al Regno d'Italia agli accordi De Gasperi-Gruber

Scopo del lavoro qui presentato è descrivere e comprendere quali furono le vicende storiche, successive al primo conflitto mondiale, destinate a mutare profondamente il carattere del Südtirol, all'interno di un ambito temporale circoscritto agli anni tra il 1918 e il 1946. Si è tentato di porre l'attenzione, oltre che sugli avvenimenti storici tout court, sulle reazioni delle popolazioni autoctone ai vari accadimenti, nonché sull'atteggiamento assunto dalle potenze estere, in particolare l'Austria, ma anche la Germania, in sostegno dei propri “fratelli” strappati alla madrepatria.
Nel primo capitolo viene innanzitutto ricostruito il processo che avrebbe portato l'Italia a richiedere e ad ottenere, adducendo motivazioni di ordine strategico, quale compenso per la partecipazione alla grande guerra, l'intero Alto Adige.
Si dimostra quindi come il nazionalismo e le tesi di Ettore Tolomei, primo fautore dell'italianità della regione, avrebbero avuto ruolo primario nel suffragare la richiesta.
Dopo aver affrontato le reazioni della popolazione locale e di altri eminenti uomini politici italiani, tra i quali Gaetano Salvemini e Leonida Bissolati, l'attenzione viene posta sulla politica del governo liberale nei confronti della minoranza.
L'ascesa del fascismo rappresentò un momento di rottura dato l'inizio della violenta opera di italianizzazione perpetrata attraverso la chiusura delle scuole in lingua tedesca, dei quotidiani, e l'utilizzo esclusivo della lingua italiana.
Ampiamente documentati sono gli scontri intercorsi tra Mussolini Berlino e Vienna, in relazione alla politica snazionalizzante, nonché viene dato molto risalto alla creazione della zona industriale di Bolzano quale premessa per la “conquista” del suolo da parte degli italiani.
Nel secondo capitolo viene in primis affrontato il ruolo dell?Alto Adige nell?ambito dei rapporti Mussolini-Hitler e la genesi dell'accordo sulle “opzioni” destinato a sancire le modalità del trasferimento dei sudtirolesi oltre il Brennero.
Con il crollo del fascismo, l'anno 1943 vede la creazione da parte delle autorità germaniche della zona d'operazioni dell'“Alpenvorland” comprendente le province di Belluno, Bolzano e Trento, e si dimostra come esse furono di fatto esautorate dalla sovranità italiana.
Viene infine descritto il periodo del dopoguerra quando tra le potenze vincitrici maturò la decisione di riconfermare l'Alto Adige all'Italia e l'importanza degli accordi De Gasperi-Gruber sottoscritti nel 1946 quale strumento per la tutela della minoranza tedesca.

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4 Introduzione È principio oggi generalmente riconosciuto e condiviso che la conoscenza approfondita del “proprio” passato rappresenti lo strumento migliore atto ad evitare il ripetersi di errori precedentemente commessi. È purtroppo altresì vero che ciò, solo in rari casi, è destinato a tradursi in realtà, come anche chi scrive ha potuto rendersi conto nel corso della stesura di questo elaborato. Quando si rendeva noto che il tema dell‟elaborato avrebbe riguardato l‟Alto Adige, lo stupore era pressoché generale, dato che, almeno così veniva detto, nulla si sarebbe potuto scrivere circa una regione famosa solo per le proprie produzioni agricole e le rinomate strutture turistiche. Si è invece dell‟avviso che le vicende storiche altoatesine dovrebbero essere oggetto di maggior conoscenza da parte di un‟opinione pubblica fortemente preoccupata dal dover confrontarsi con persone di lingua e cultura differenti da quella italiana, poiché dimostrano come, nonostante vi possano essere motivi di attrito, la pacifica convivenza fra le genti è possibile ed auspicabile. Bisognerebbe inoltre considerare replicabile il modello politico sudtirolese, basato sugli accordi De Gasperi-Gruber, in quegli stati nazione europei come la Spagna, il Regno Unito e la Francia, la cui integrità territoriale, come indica Eric J. Hobsbawn, è messa in pericolo dall‟opera di movimenti nazionalisti che reclamano l‟indipendenza di determinate regioni1. Il periodo storico qui considerato necessita inoltre di essere contestualizzato nell‟ambito dello sviluppo e del ruolo che le teorie nazionaliste ebbero negli anni che precedettero lo scoppio del primo conflitto mondiale. La nascita del termine “nazionalismo” sembra dover essere fatta risalire al 1798 e connotò inizialmente lo spirito proprio dei 1 Eric J. Hobsbawn, Nazioni e nazionalismi dal 1780, Programma, mito, realtà, Torino, Einaudi editore, 1991, p. 199.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Andrea Vallenzasca Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.