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Empatia. Il rapporto con l'alterità nel contemporaneo

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Berra
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Accademia di Belle Arti
  Corso: Arti Visive, Pittura
  Relatore: Federico Ferrari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

"Il soggetto trasferisce se stesso nell'Altro (soggetto o oggetto), proiettandosi in esso, diventando Uno con esso, immedesimandosi con esso. Che cosa proietta, di sé, il soggetto nell'Altro? Cosa trasferisce nell'altro soggetto o oggetto? Evidentemente non si tratta di un trasferimento corporeo, materiale: mi metto nell'altro, al posto dell'altro, nei suoi panni, mi trans-ferisco in esso in senso metaforico; ma nell'accezione forte del termine, nel senso di transfert, del metapherein del senso: metaforizzo il senso, lo trans-porto fuori di me e dentro all'Altro, così che il mio senso, il mio sentire, il mio sentimento, diventa il suo, come se io fossi lui (in lui). Io sento dentro l'Altro con-sentendo con esso, com-patendolo." (Andrea Pinotti, Estetica ed Empatia)

Nella mia ricerca ho analizzato le principali modalità con cui gli artisti contemporanei hanno cercato di risolvere in modo empatico certe problematiche, inerenti alla società e ai meccanismi di significazione e simbolizzazione. In particolare, ho tentato di capire in che modo la fluttuante sintonizzazione emotiva, anche nelle sue strumentalizzazioni, tenda a sostituirsi alla religione e alle ideologie quale collante sociale, garanzia identitaria e labile sistema di senso. Se già Victor Hugo cercava di spingere i suoi contemporanei ad abolire la pena di morte attraverso l'immedesimazione con un condannato alla pena capitale, Primo Levi tenta di trasformare l'empatia in strumento di comprensione e memoria storica, per stornare il pericolo determinato dai meccanismi di accorpamento identitario che si attuano nei confronti di certe categorie di diversi, vanitas vanitatum viventi e capri espiatori. Tuttavia, la stessa nozione d'identità gioca su presupposti emotivi e su schemi rappresentativi e interpretativi, seppur di natura diversa. Si tratta, infatti, per certi versi, di una forma deviata di empatia, che presuppone la contestualizzazione dell'Io attraverso il riconoscimento di un "Noi" condiviso, escludendo però le categorie del "Voi" e dell'"Essi". In linea generale, mi sono concentrata sulle inferenze linguistiche e sulla definizione di un'arte espressiva e massimamente coinvolgente, soprattutto in funzione di un'"educazione sentimentale", a partire dal Cavaliere Azzurro, che, con le altre avanguardie, determina i presupposti di quasi tutte le espressioni artistiche future. Con Marina Abramović invece, l'accento si sposta sul corpo vivente, sul corpo-Leib e sulle peculiarità performative, ma anche sull'ambiguità dei rapporti interpersonali. Stelarc sonda le contraddizioni di una possibile umanità androide, dotata di un meccanismo biologico tecnicamente perfettibile, ma anche virtualmente espansa e aperta a molteplici realtà. Nan Goldin, Urs Lüthi e Ron Mueck, invece, pongono l'attenzione sullo sguardo, ora vicino, ora distante, teatrale, partecipe o tattile, emotivo nelle intenzioni, ma influenzato dai media e dalla scienza. Con Giuseppe Penone, ancora, la pelle diventa una membrana in rapporto osmotico con l'ambiente, impronta atemporale e memoria, testimonianza di una possibile sintesi alchemica con la totalità dell'esistenza. Felix Gonzalez-Torres, d'altro canto, mostra come, attraverso l'uso e la vita di tutti i giorni, o pochi elementi esplicativi, si possano trasformare gli oggetti industriali in elegie sentimentali, e contaminare pubblico e privato per risvegliare politicamente le coscienze.

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INTRODUZIONE "Il soggetto trasferisce se stesso nell'Altro (soggetto o oggetto), proiettandosi in esso, diventando Uno con esso, immedesimandosi con esso. Che cosa proietta, di sé, il soggetto nell'Altro? Cosa trasferisce nell'altro soggetto o oggetto? Evidentemente non si tratta di un trasferimento corporeo, materiale: mi metto nell'altro, al posto dell'altro, nei suoi panni, mi trans-ferisco in esso in senso metaforico; ma nell'accezione forte del termine, nel senso di transfert, del metapherein del senso: metaforizzo il senso, lo trans-porto fuori di me e dentro all'Altro, così che il mio senso, il mio sentire, il mio sentimento, diventa il suo, come se io fossi lui (in lui). Io sento dentro l'Altro con-sentendo con esso, 1 com-patendolo." () Il problema dell'Empatia, o Einfühlung, è strettamente connaturato all'Arte, soprattutto dopo la svolta naturalistica occidentale. Le prime codificazioni di questo concetto, infatti, avvengono in campo estetico e coinvolgono le arti visive, ancora mimetiche, la musica ed il teatro. Infatti, mentre sin dall'antichità è generalmente riconosciuto il primato "spirituale" di queste due espressioni performative, pittura e scultura sono troppo spesso considerate pure raffigurazioni di dati di fatto, senza valore gnoseologico o attinenza con la vita psichica. Tuttavia, a partire dal Romanticismo, ci si inizia a chiedere in che modo si possa intendere il manufatto artistico come un soggetto dotato di anima, o, al contrario, come si possa riversare su di esso le proprie emozioni. Successivamente, con le avanguardie storiche, pittura e scultura cercano di diventare sempre più espressive ed empatiche, a prescindere dall'imitazione di forme naturali, ma indagando piuttosto i presupposti linguistici specifici. La vita, in tutti i suoi aspetti, entra a far parte integrante dell'opera d'arte. Pian piano, acquista sempre più importanza anche il corpo, cardine della percezione, della concettualizzazione e delle emozioni, e il concetto di apertura dell'opera nei suoi significati, alla ricerca di una sempre maggiore originarietà. Parallelamente al progressivo venir meno dei collanti sociali e alla perdita d'importanza dei cicli produttivi, fioriscono dunque in vari campi gli studi sull'empatia. Proprio questa rete d'invisibili connessioni fra l'Io e il Tutto, cui diamo il nome di Einfühlung, assume sempre più importanza nel definire lo statuto di un'opera. In molti casi, infatti, l'aura quasi sacrale del manufatto e dell'evento artistico è determinata dal corto circuito fra opera, artista e pubblico. Nella mia ricerca non ho però voluto ripercorrere i vari stadi di questo 1

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