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Il dramma dei bambini soldato

Informazioni tesi

  Autore: Luca Barraco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Alessandro Volpi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

Questa tesi illustra lo stato attuale di un fenomeno relativamente recente ma dai risvolti inevitabilmente complessi. La situazione dei bambini soldato in tutto il mondo vede la presenza di circa 300mila piccoli combattenti nelle fila di eserciti regolari, forze paramilitari, di difesa o di gruppi armati di opposizione. Le cause da ricercare sono molteplici, al tempo stesso distanti e correlate tra loro. Una prima causa viene individuata nella dinamica che hanno conosciuto i conflitti dal secondo dopoguerra ad oggi: si è assistito negli ultimi decenni alla moltiplicazione degli scontri di carattere interno a discapito di quelli fra Stati, con uno spostamento del baricentro sempre più verso i paesi poveri o in via di sviluppo, dove la lunga durata dei conflitti lascia dietro di sé sempre più vittime civili (di cui il 45% sono bambini). A questo si unisce l’elevata spesa militare che in molti Paesi supera nettamente le spese sociali. Altra causa importante è da ricondursi alla costante proliferazione delle armi leggere e di piccolo calibro in ogni parte del pianeta. Ultima causa infine è la mancanza, in molte parti del mondo, di un sistema efficiente di registrazione anagrafica delle nascite: un bambino senza identità e senza età è terribilmente soggetto a divenire un soldato.
Un bambino o una bambina possono divenire soldati attraverso un vero e proprio reclutamento forzato, a seguito di un rapimento, o tramite un arruolamento per così dire “volontario” da parte del minore stesso. Solitamente questi bambini subiscono una fase, più o meno lunga, di indottrinamento (se non addirittura di “lavaggio del cervello”) e addestramento prima di finire nei combattimenti veri e propri al fianco dei propri commilitoni adulti; altri sono invece impiegati in maniera indiretta, con compiti di supporto. I rischi che corrono sul campo di battaglia sono molto elevati ma non sono gli unici: spesso vivono in pessime condizioni igieniche, sono costretti forzatamente ad assumere droghe o alcool per superare le paure e, i non rari abusi sessuali, soprattutto per le femmine, sono spesso fonte di malattie sessualmente trasmesse.
La diffusione del fenomeno a livello mondiale trova il suo epicentro nell’Africa sub-sahariana che, scossa da decenni di conflitti interni, conta la maggiore concentrazione di bambini soldato, in modo particolare nei gruppi di ribelli armati. Ma altre regioni del mondo non sono esenti dal problema: gruppi armati reclutano minorenni in Sud America, nel Medio Oriente, in Europa e nel continente asiatico, così come moltissimi eserciti regolari continuano a reclutare minorenni in ogni parte del mondo.
Proprio questa espansione del fenomeno in maniera così rapida ha suscitato l’intervento normativo da parte della comunità internazionale, grazie anche alle pressioni provenienti dalla società civile: oggi gli strumenti di tutela internazionale garantiscono sulla carta la necessaria protezione dei bambini dalla guerra ma purtroppo questa fatica a tradursi nella pratica. Il testo che rappresenta ad oggi il punto più progredito tra questi strumenti è il Protocollo Opzionale alla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, firmato nel 2002. Di fondamentale importanza sono infine le previsioni circa la necessità di un rapido disarmo dei bambini combattenti, nonché la creazione di appositi programmi per il loro recupero psico-fisico che ne facilitino la reintegrazione nella propria società.

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- 1 - Introdurre la questione dei Bambini Soldato E immorale che gli adulti vogliano far combattere i bambini al loro posto. Non ci sono scuse, nØ motivi accettabili per armare i bambini . ARCIVESCOVO DESMOND M. TUTU Premio Nobel per la Pace 1984 ambino Soldato: gi le due parole indicano qualcosa di inconciliabile, di innaturale, rappresentano un ossimoro che nessuna coscienza del nostro tempo pu accettare; eppure questo rappresenta un frutto del nostro mondo, una barbarie che si consuma sotto i nostri occhi. La presenza di combattenti giovanissimi sui campi di battaglia nell arco dei secoli (il termine fanteria deriva dal latino infans , fanciullo) non Ł purtroppo una novit : a Sparta l educazione militare dei fanciulli era un aspetto fondamentale della formazione; nel Medio Evo si ricorda la crociata dei fanciulli in Terra Santa del 1212; in era moderna i piccoli sono stati usati dagli eserciti come tamburini o mozzi sulle navi e triste Ł il ricordo dei cosiddetti ragazzi del 99, quella leva di imberbi gettata nella mischia 1 durante il 1917 2 ; in tempi piø recenti la militarizzazione della societ nella Germania nazista ha consentito l utilizzo dei c.d. Hitler J gend, milizia formata da 14-15enni utilizzata come carne da cannone per cercare di rallentare l avanzata degli Alleati; infine anche il regime fascista attu la militarizzazione dei fanciulli mediante l inquadramento in organizzazioni giovanili 1 GIBELLI ANTONIO, Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Sal , Einaudi, Torino 2005, p. 163. 2 «Per la precisione, nel gennaio del 1917 fu chiamata la classe del 1898 (chi era nato nel gennaio di quell anno aveva dunque compiuto 19 anni, gli altri non ancora). Nel febbraio del 1917 fu chiamata la classe dei nati nel primo quadrimestre del 1899 (che potevano dunque avere 18 anni compiuti o 17 e qualche mese). Furono poi chiamate nel maggio del 1917 l altra parte della classe 1899 (quella dei nati nel secondo semestre) e nel febbraio 1918 la classe 1900, che spinsero ancor piø verso il basso l et degli arruolati.» in Ibidem. Introduzione

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