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Il bullismo tra disagio e devianza

Il bullismo nasce e trova la sua collocazione all'interno dell'ambiente scolastico e costituisce una manifestazione dell'aggressività tra le più deleterie e distruttive. Tuttavia il termine bullo assume spesso un'accezione che stempera la gravità della violenza e sopraffazione che vuole denunciare. Da Franti, memorabile “bullo” descritto da De Amicis, ai “cyberbulli”, di You Tube e non solo, è cambiato il profilo del “bullo” e della “vittima”, così come si è modificata la percezione sociale del fenomeno a cominciare dal suo contesto principe: la scuola.
Il bullo è colui che compie atti di prepotenza verso un proprio pari sfruttando il fatto di essergli in qualche modo superiore, queste prepotenze non sono occasionali, ma si ripetono nel tempo, configurandosi come una vera e propria persecuzione. È un fenomeno sociale caratterizzato dal relativo isolamento della vittima e dal consenso riservato all’aggressore.
Tutto ciò si amplifica per drammaticità e connivenze quando il bullismo assume caratteristiche omofobiche, troppo spesso in questi casi ci si “accorge” del fenomeno solo quando la vittima compie gesti “estremi”. In questo caso, infatti, la complessità è accresciuta dal fatto che l’omofobia si muove su un continuum che non prevede solo l’individuo, ma si presenta come un fenomeno sociale.
Teatro privilegiato di condotte bullistiche è la scuola. È infatti improrogabile ripensare all’istituzione scolastica nei suoi aspetti relazionali ma anche logistici con l’obiettivo prioritario di favorire lo scambio, la cooperazione, l’incontro, la socializzazione. Diventa necessario responsabilizzare l’intero contesto educativo affinché possa realizzarsi un positivo sviluppo emotivo dell’allievo, perché è proprio nelle capacità emotivo-relazionali del singolo e del contesto di riferimento che risiede la possibilità di affrontare efficacemente il bullismo.

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II Tra disagio e devianza: bullismo o bullismi? 2.1. Definizione di bullismo Il termine “bullismo” viene comunemente utilizzato per designare tutti quei comportamenti che esprimono una forma di violenza volta a esercitare potere su un'altra persona. Dan Olweus offre del fenomeno una definizione generalmente accettata “uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. [Olweus, ”11 1986; 1991]. Spesso lo si confonde con i normali conflitti, ma il bullismo è caratterizzato da alcuni fattori tra cui: intenzionalità, persistenza, asimmetria. In tali episodi emerge, infatti, con evidenza l’intenzionalità di fare del male e la mancanza di compassione del persecutore che trova piacere nell'insultare, nel picchiare o nel cercare di dominare la “vittima”. Queste angherie si caratterizzano, inoltre, per la loro persistenza nel tempo, anche quando è evidente che la “preda” sta molto male ed è angosciata. Da qui si deduce l’asimmetria, lo squilibrio tra supremazia del bullo e 11 Olweus D., “Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono”, Giunti, Firenze, 1996 23

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Ivana Gallo Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.