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Il Sud del cineasta Rubini: indagine linguistica tra la Terra di Mesagne e altri sud.

A partire dagli anni novanta si è evidenziata una particolare attenzione, nella critica e nella discussione scientifica italiana cinematografica sull’intreccio tra Cinema e Sud. Questo perché è comparso, proprio a partire da quegli anni, il fenomeno della realizzazione di un gran numero di film prodotti al Sud con attori, ambientazioni, storie e racconti del posto: un meridionalismo cinematografico rinnovato che, su più fronti, superò la vecchia concezione di cinema del sud “tradizionale“ caratterizzato da cineasti originari di altri territori che raccontavano il Sud perché esso aveva codici di riferimento e stereotipi più facilmente riconoscibili dal pubblico.

Con la definizione di “cinema meridionalista tradizionale” intendiamo quelle creazioni cinematografiche prodotte, in linea di massima, tra il secondo dopoguerra e l’inizio degli anni novanta, che parlano del mezzogiorno d’Italia.

In quegli anni i film dal contenuto meridionale evidenziavano erano caratterizzavano da due aspetti principali: il forte impianto storicistico dei temi affrontati, attraverso cui si rappresentava un Sud perlopiù rinascimentale fatto di briganti e contadini (o al massimo di mafiosi) e la provenienza nativa dei registi di quelle opere, i quali erano principalmente figure del centro-nord del Paese o addirittura stranieri che filmavano al Sud.

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5 INTRODUZIONE “Quelli tra palco e realtà” recita un famoso pezzo del rocker italiano Luciano Ligabue. E’ la sensazione che, come giovane di una cittadina di provincia, ho vissuto nelle estati degli anni 2006 e 2008 quando passeggiando tra le vie della mia città mi sono imbattuto in set cinematografici a cielo aperto proprio tra le vie e piazze principali di Mesagne. Da quel momento ho riflettuto maggiormente su una serie di realtà: quella della produzione cinematografica, quella che fa capo alla fantasia e all’ingegno dei registi, quella che sovrasta la valorizzazione dei beni culturali e della storia di una città, di un territorio, di un sud. E ho riflettuto anche sui tanti Sud. Ho trovato sponda a queste mie riflessioni nel fantasticare filosofico del professor Vincenzo Camerino e nel suo insegnamento di Semiologia e Storia del Cinema. Una collaborazione al “pensare se stessi attraverso il cinema” che poi ha trovato piena vita in questo elaborato che presento come lavoro finale del mio percorso di studi di primo livello in Scienze della Comunicazione. Sono proprio questi i temi che governano le seguenti scritture: il cinema, i suoi protagonisti, i suoi luoghi. Lo “zoom” analitico si sposta poi sempre più approfonditamente sul Sud, sul regista Rubini (intavolatore di quei set in città che mi incantarono) e sul luogo e sulla comunità cittadina di Mesagne. In un percorso complessivo che non rappresenta solo un approfondimento scientifico ma è anche indagine di memoria di un giovane laureando. Lecce, Maggio 2010 Antonio Rigliano

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Rigliano Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.