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L'uomo della folla e la post-modernità liquida

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Folladore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Disegno industriale
  Relatore: Anna Maria Pagliuca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

La tesi porta avanti una ricerca su come siano cambiate le dimensioni spazio-tempo nel secolo scorso e quali siano state -e siano oggi, epoca Post-moderna- le ripercussioni sulla società e sull'uomo singolo. Parole chiave risultano essere liquidità, fragilità, precarietà, flessibilità, ri-funzionalizzazione, nuovi spazi e non-luoghi, solitudine del singolo, Media Arts che si intrecciano con lo spazio concreto, etc. Il titolo della tesi è L'uomo della folla e la Post-modernità liquida: l'uomo della folla poiché credo che l'uomo, al giorno d'oggi, assomigli molto al protagonista del racconto omonimo di Edgar Allan Poe (un uomo alla perenne ricerca di qualcosa, irrequieto, a disagio in un'epoca che non gli lascia spazio per progettare un futuro stabile e solido, fluttuante) e Post-modernità liquida poiché, seguendo le indicazioni suggerite dal Professor Angelo Minisci (correlatore interno), analizza vari libri che trattano della nostra epoca come un'epoca liquida, impalpabile, priva di solidità, elastica ed in continua mutazione; gli autori a cui si riferisce sono Bauman, De Masi, Augé, Branzi, Foucault, Kern, Caronia e Musil.
Come parte progettuale descrive un'esperienza concreta di allestimento in uno spazio ri-funzionalizzato (ora sito per mostre d'arte ed esibizioni) in via Pastrengo (zona di Porta Garibaldi) a Milano.
Il progetto è stato portato avanti dal master che sto frequentando alla NABA di Milano in Digital Environment Design grazie ad una borsa di studio vinta e ideato dalla Professoressa Isabella Bordoni, mia docente. Lo spettacolo, denominato "Contro La Purezza", ed inserito in un progetto più ampio (dal 2008 fino al 2011) che indaga su ciò che il '900 ci ha lasciato, si è tenuto il 4 maggio ed era costituito da una live performance della docente in questione (che enunciava versi) e da un ballerino a corpo libero. Si è trattato di un allestimento ex nihilo, con pochi fondi a disposizione ma dal grande impatto emozionale, sia per la collocazione dell'esibizione, sia per i video creati, che per i testi e le musiche scelte. Come già scritto, esso ha indagato su ciò che ci ha lasciato il '900, sui valori di libertà e repressione, sulla costrizione, sui luoghi dismessi -ne sono stati scelti tre in particolare, ovvero le ex Corderie di Viserba (Rimini), l'ex carcere “Le Nuove” di Torino e l'ex ospedale psichiatrico di Mombello a Limbiate (Milano)-.
Maggiori informazioni si possono consultare sul sito appositamente creato: http://www.master-naba-d3d.net/controlapurezza

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concentricità degli elementi che la componevano: • L’abitazione e la bottega convivevano sotto lo stesso tetto e spesso coincidevano spazialmente. • I lavoratori coincidevano in gran parte con i membri della famiglia artigiana, che erano anche i proprietari della casa-bottega e dei pochi mezzi di produzione. • Il capo della famiglia coincideva con il capo dell’azienda, ne deteneva i segreti di produzione, il potere decisionale, quello formativo e quello disciplinare. • L’acculturazione avveniva tramite apprendistato; l’allievo, anche quando era estraneo alla famiglia, veniva affiliato a essa e ne mutuava i modelli di vita e di lavoro. • Le mansioni domestiche e quelle professionali si intrecciavano e si confondevano sia sul piano temporale che su quello spaziale. • La bottega produceva e gestiva il suo prodotto in ogni sua fase: la progettazione tecnica, il design, l’approvvigionamento di materie prime, la realizzazione, la vendita. l a socIetà pre -IndustrIale Innanzitutto si può affermare che essa si sia perpetuata fino al 1700, e che fosse caratterizzata da un mondo per lo più emotivo, dominato da superstizioni, miracoli, misteri, occultismo, magie, imposture e dispotismi, dove ancora la vita sociale era in gran parte quella de “li bestioni antiqui, tutto sesso e stupore”, come avrebbe detto Gianbattista Vico. L’uomo, schiacciato nel mezzo tra un alto e un basso, tra Dio e il Demonio, era un inerme e povero bersaglio (o, nel migliore dei casi, un casuale beneficiario) delle decisioni soprannaturali. Per migliaia di anni gli uomini hanno identificato il luogo di vita con il luogo di lavoro: i greci dell’età di Aristotele, i romani della Roma adrianea, gli anglosassoni dell’epoca di Bacone, i sudditi francesi del Re Sole, se non erano guerrieri, cacciatori, pastori, marinai o avventurieri, hanno sempre lavorato a casa propria, interagendo con i familiari, con i condomini, con il vicinato. Se un tempo la vita rionale era così intensa, se era così curato l’arredo urbano, il motivo sta proprio nel fatto che i cittadini vivevano e lavoravano nel medesimo quartiere, considerato come estensione della propria casa e tutt’uno con essa. Prima dell’avvento industriale, la bottega artigiana costituiva la cellula primaria e il modello più diffuso di organizzazione del lavoro. Il segreto del suo duraturo successo risiedeva nella forte coesione e 3

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