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La nascita indesiderata

Informazioni tesi

  Autore: Giusy Clemente
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Michele Costantino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

L’analisi delle complesse problematiche giuridiche connesse alla nascita indesiderata, affrontate in questo nostro lavoro, ci induce a riflettere sul mutevole approcciarsi della dottrina e della giurisprudenza nel valutare la figura del paziente e i diritti di cui è titolare. Questa valutazione diventa essenziale ogni qual volta, a causa di errori medici, si sia verificato un grave pregiudizio che abbia inciso negativamente sulla salute del paziente. Inoltre è una valutazione che si impone in modo particolare in un ambito, quale quello della gravidanza, in cui a entrare in gioco non sono solo gli interessi della paziente – gestante e indirettamente anche del padre, affinché alla donna sia consentito di esercitare il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, ma anche di soggetti terzi come il concepito, titolare in primis del diritto alla vita . Il concetto di gestante sembra sempre più rientrare nell’ambito del nuovo significato, che è stato più in generale attribuito al concetto di paziente. La gestante come il paziente sono considerati soggetti sofferenti ai quali va assicurata tutta la considerazione e il rispetto, oltre che la tutela dell’inviolabile diritto alla cura. Il diritto alla cura, in tema di gravidanza, si identifica con l’aborto avente finalità terapeutiche laddove vi sia la sussistenza dei presupposti e condizioni di cui agli articoli 4 – 6 della Legge n. 194/78.
Queste valutazioni giustificano il diverso approcciarsi della giurisprudenza alla risoluzione dei casi da nascita indesiderata, allorquando sia provata la responsabilità medica per fallito intervento di interruzione volontaria della gravidanza, per errata diagnosi e conseguente nascita inaspettata di un figlio malformato o per fallita sterilizzazione. Il diverso orientarsi della giurisprudenza nella risoluzione dei casi sopra citati, sembra porsi in linea anche con le innovazioni che, interessando l’ambito del risarcimento del danno alla persona e della responsabilità del professionista – medico, hanno definitivamente abbattuto quelle scriminanti e quei limiti che costituivano strumento di discriminazione per la tutela del diritto del paziente leso. Ciò nonostante traspare il rischio che potrebbe derivare da un’illimitata tutela dei diritti, anche oltre quelle ipotesi espressamente previste dal nostro ordinamento.
In un ambito generale come la responsabilità sanitaria, e con particolare attenzione alla gravidanza e alla nascita di un figlio non voluto, l’evanescenza della prova relativa a fatti intimi, privati e soggettivi, rende difficile l’elaborazione di un giudizio certo, con la conseguenza che sempre più spesso i giudici devono ricorrere a pareri tecnici e alla valutazione di precedenti e far ricorso al criterio dell’equità. È indubbio che i diritti delle persone offese sono inviolabili, ma occorre sempre più spesso fare i conti anche con i diritti dei medici, che non in pochi casi si ritrovano ad operare in situazioni difficili, non solo per lo specifico caso clinico, ma anche a causa dell’inadeguatezza delle strutture in cui operano, le quali rendono a volte impossibile la realizzazione del fine primario, cioè la cura della salute.

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INTRODUZIONE L’evolversi della scienza medica in risposta all’imporsi di nuovi interessi all’interno della collettività, sempre più protesi a far avvertire un maggior senso di tutela del diritto alla salute, ha portato all’emanazione della Legge n. 194 / 1978 recante “ Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza ”. La norma in esame, all’art. 1, comma 1, riconosce alle istituzioni un ruolo importante, e cioè quello di garantire “ il diritto della gestante alla procreazione cosciente e responsabile, il valore sociale della maternità e la vita umana fin dal suo inizio”. La norma citata trova il suo fondamento negli articoli 13, 31 e 32 della nostra Costituzione, i quali proteggono rispettivamente I

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Parole chiave

aborto
bioetica
concepimento
feto
gravidanza
interruzione gravidanza

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