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Aiuti di Stato a finalità regionale tra concorrenza e coesione

La tesi è ispirata dall'intento di dimostrare che esiste un rapporto di complementarità tra la politica dio concorrenza e la politica di coesione economica sociale e territoriale dell'Unione Europea e che questa complementarietà si concretizza nella fattispecie degli aiuti di Stato a finalità regionale.La complementarietà tra i due principi emerge sia dalla comparazione svolta con la disciplina antitrust americana sia dalla approfondita analisi della Costituzione economica europea. Infatti la Costituzione economica europea oltre a prevedere la creazione di un mercato aperto e in libera concorrenza all’articolo 119 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, disciplina nel dettaglio le regole applicabili alle imprese e agli Stati proprio in vista della realizzazione di quest’ultimo. Risiede qui la peculiarità della disciplina europea della concorrenza; essa, infatti, avendo il carattere di sopranazionalità, a differenza della disciplina americana ha sviluppato nel tempo una disciplina degli aiuti di Stato completa e soprattutto attenta non solo alle finalità puramente concorrenziali ma anche agli altri valori dell’Ordinamento. Così la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato delineata dagli articoli 107-109 del Trattato ben può essere letta, non come interdizione assoluta della concessione di aiuti statali, bensì come un bilanciamento di interessi, con a capo la Commissione che funge da arbitro di tale operazione. Questo è dimostrato dall’articolo 107, che rappresenta il fulcro della disciplina europea degli aiuti di Stato, esso prevede al primo comma un divieto generale, che colpisce tutte quelle agevolazioni che creano un vantaggio economicamente apprezzabile per certe imprese in base al criterio della selettività, comportano un onere per il bilancio dello Stato, alterano la concorrenza e incidono sugli scambi tra gli Stati membri, prevede anche un sistema di deroghe che operano come clausole di chiusura del sistema.
La ratio delle deroghe discrezionali previste all’articolo 107 3° comma, risponde quindi all’obiettivo di perseguire finalità diverse da quelle puramente concorrenziali e di utilizzare tali deroghe per orientare e condizionare il mercato verso politiche considerate positivamente dall’Unione. Emerge così che il ruolo svolto dall’Unione Europea sugli aiuti di Stato non è un semplice controllo preclusivo concepito essenzialmente in funzione di limitazione impeditiva delle politiche nazionali: le politiche di finanziamento pubblico alle imprese sono ormai definite a livello europeo, sia mediante le risorse che l’Unione Europea destina a tale scopo, sia attraverso la predeterminazione del tipo di aiuti che gli Stati membri possono istituire con le loro risorse. Si realizza, così, una vera e propria comunitarizzazione dell’intervento statale. In tal senso la Commissione rappresenta il cuore del sistema degli aiuti di Stato. Infatti, dal combinato disposto dell’articolo 108 del Trattato, nonché del Regolamento procedurale 659/99 che disciplina il controllo sugli aiuti di Stato emerge la centralità del ruolo svolto dall’Esecutivo Comunitario. La Commissione attraverso il giudizio di legittimità e di merito, relativo alla compatibilità dell’aiuto statale esercita un potere ampiamente discrezionale che le consente di portare avanti una vera e propria politica della concorrenza, realizzando una migliore allocazione delle risorse a livello dell’Unione. Ed è proprio attraverso il controllo crescente sugli aiuti di Stato che la Commissione ha promosso nel tempo il controllo degli aiuti di Stato a finalità regionale come un aspetto della politica di coesione. Per cui si può ritenere valida la tesi in base alla quale la Commissione, nell’esercizio del potere di controllo sugli aiuti di stato, ha realizzato nel tempo una integrazione funzionale non soltanto tra la politica di concorrenza e la politica di coesione, indirizzando le politiche economiche degli Stati membri, ma anche tra le due politiche di sviluppo regionale. In altre parole in un contesto di multilevel governance e di sovranità congiunta la Commissione indirizza le due forme di intervento statale e comunitario, apparentemente distinte e separate, permettendo un’azione più efficace in termini di copertura dei divari di sviluppo regionali.

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INTRODUZIONE L’Unione Europea è oggi una delle forme di integrazione politica più avanzate e dinamiche al mondo. Nonostante ciò, il progetto politico di creare un grande Stato federale europeo si sviluppò, almeno inizialmente, a partire dall’integrazione economica. La volontà politica di uomini come Monnet e Schuman di ravvicinare e sanare le fratture tra i loro paesi al fine di rafforzare le difese della pace e della libertà, andò di pari passo, inizialmente, con l’obiettivo di aumentare la prosperità degli Stati membri. Nacque così la politica di concorrenza dell’Unione Europea, una politica ispirata ad un principio di efficienza economica, ovvero la volontà di creare «un mercato aperto e in libera concorrenza». Principio che dal Trattato Ceca ad oggi ha assunto un ruolo fondamentale all’interno dell’ordinamento comunitario. Corollario di tale principio è che con l’evoluzione della politica di concorrenza è venuto meno uno dei principali attributi della sovranità statuale, ovvero il governo dell’economia. La concorrenza, infatti, erode la figura dello Stato imprenditore e limita qualsiasi tipo di intervento che possa pregiudicare il libero gioco delle forze di mercato. In tal senso, lo Stato europeo è inserito dal 1957 in un contesto di dissolvimento dei confini economici nazionali e un’estensione crescente della regolazione comunitaria. Esso non è più sovrano delle scelte economiche sul proprio territorio, perchè la realizzazione del mercato aperto e in libera concorrenza ha richiesto una necessaria razionalizzazione dell’intervento pubblico in campo economico. 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Teresa Costa Contatta »

Composta da 269 pagine.

 

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