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Il modello di specializzazione commerciale dell'Italia, ed il Made in Italy nel settore dell'arredamento. Caso-studio: Gruppo Natuzzi SpA

Informazioni tesi

  Autore: Sara Belisari
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Barbara Annicchiarico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

Obiettivo di questo lavoro è quello di analizzare il modello di specializzazione commerciale dell’Italia e la posizione assunta dal nostro paese nel commercio internazionale, focalizzandoci, in particolar modo, sul settore dell’arredamento e sui mutamenti intervenuti al suo interno.
Si vogliono porre in risalto i mutamenti, sia negativi che positivi, intervenuti nell’intervallo di tempo preso in considerazione, che va dal 1988 al 2008, individuando le cause dei primi e sottolineando i fattori di specializzazione commerciale che hanno determinato i secondi e che hanno permesso all’Italia di mantenere una posizione di vantaggio competitivo all’interno dello scenario economico internazionale.
Scopo del presente lavoro è soprattutto quello di valutare se c’è stata, ed in tal caso l’entità di tale fenomeno, una trasformazione nel modello di specializzazione commerciale dell’Italia; di verificare se è stata mantenuta una forte polarizzazione, all’interno di tale modello, intorno a settori specializzati nella produzione di beni in cui è usato intensivamente il fattore manodopera poco qualificata, o se, invece, abbiamo assistito ad un azzeramento del gap esistente (relativamente ai modelli di specializzazione commerciale) tra l’Italia e gli altri paesi europei fortemente specializzati in settori, nei quali sono usati intensivamente i fattori capitale umano e tecnologia.
In un’epoca di forte cambiamento all’interno dello scenario economico internazionale, assistiamo all’emergere di nuovi paesi produttori (dettato dall’abbattimento delle barriere tariffarie e delle politiche di protezionismo), come ad esempio la Cina e la Polonia, che stanno via via erodendo le quote di mercato dei tradizionali paesi produttori; in tale contesto, desideriamo porre in risalto la strategia di risposta, attuata dall’Italia, relativamente ad un riposizionamento di tipo qualitativo, che le ha permesso di mantenere un ruolo attivo nel mercato globale, grazie al prestigio del Made in Italy.
L’analisi svolta segue uno schema lineare, suddiviso in tre parti, che corrispondono ai diversi capitoli dell’elaborato.
Nella prima parte, si procede ad un’analisi macroeconomica del commercio internazionale, con particolare attenzione ai flussi commerciali dell’Italia verso il resto del mondo, della quale miriamo a comprendere quale sia la posizione assunta dal suo modello di specializzazione, all’interno del mercato globale, attraverso la costruzione dell’Indice di vantaggio comparato di Balassa.
Mediante questa analisi, si pone in risalto come il modello di specializzazione commerciale dell’Italia sia differente rispetto a quello degli altri paesi industrializzati, poiché imperniato sui settori cosiddetti maturi, quali le calzature, le pelli, l’abbigliamento ed il tessile, l’arredamento ed il design, trovandosi, dunque, in concorrenza diretta con i paesi in via di sviluppo.
Nella seconda parte, ci focalizziamo sul settore dell’arredamento, del quale, dopo una breve descrizione del ruolo che ricopre all’interno dell’economia del nostro paese, illustriamo la situazione attuale, attraverso una dimostrazione di come l’Italia abbia reagito all’emergere di nuovi paesi produttori, per mezzo di un upgrading qualitativo delle esportazioni a fronte della contrazione delle quantità delle medesime.
Per la rilevazione dell’upgrading qualitativo, verrà effettuata una breve rassegna dei principali indici utilizzati a tal fine.
Nella terza ed ultima parte, descriviamo una realtà emblematica di quanto trattato nel presente lavoro: la Natuzzi SpA.
Pasquale Natuzzi ne è il fondatore ed il suo più grande merito è stato quello di aver reso una piccola azienda del Sud-Est, localizzata in un’area agricola interna quale l’Alta Murgia pugliese e materana, un gruppo di successo internazionale, dando vita ad un vero e proprio “miracolo economico”, in una realtà rappresentativa dell’arretratezza del sud, stimolando le sopite energie imprenditoriali locali, le quali hanno poi contribuito alla formazione del distretto industriale, puntando all’investimento in formazione, quale unica via per generare capitale umano e rendere maggiormente qualificata la manodopera, cercando di sollecitare la pubblica amministrazione a scardinare le inefficienze che troppo a lungo hanno congelato le potenzialità del nostro paese, soprattutto nel Sud della penisola, facendo affidamento su un nuovo modo di internazionalizzarsi, che non si fondi unicamente su un’esportazione di tipo indiretto, ed, inoltre, mantenendo un rapporto di umanità e rispetto con l’ambiente circostante e con tutti gli operai, rendendoli orgogliosi di far parte di una azienda, la quale da piccola realtà locale, è divenuta una multinazionale di grande successo, ma soprattutto rappresentativa del prestigio e della qualità del Made in Italy.

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3 INTRODUZIONE Obiettivo di questo lavoro è quello di analizzare il modello di specializzazione commerciale dell’Italia e la posizione assunta dal nostro paese nel commercio internazionale, focalizzandoci, in particolar modo, sul settore dell’arredamento e sui mutamenti intervenuti al suo interno. Si vogliono porre in risalto i mutamenti, sia negativi che positivi, intervenuti nell’intervallo di tempo preso in considerazione, che va dal 1988 al 2008, individuando le cause dei primi e sottolineando i fattori di specializzazione commerciale che hanno determinato i secondi e che hanno permesso all’Italia di mantenere una posizione di vantaggio competitivo all’interno dello scenario economico internazionale. Scopo del presente lavoro è soprattutto quello di valutare se c’è stata, ed in tal caso l’entità di tale fenomeno, una trasformazione nel modello di specializzazione commerciale dell’Italia; di verificare se è stata mantenuta una forte polarizzazione, all’interno di tale modello, intorno a settori specializzati nella produzione di beni in cui è usato intensivamente il fattore manodopera poco qualificata, o se, invece, abbiamo assistito ad un azzeramento del gap esistente (relativamente ai modelli di specializzazione commerciale) tra l’Italia e gli altri paesi europei fortemente specializzati in

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