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Privacy e diritto di cronaca

L’intento del presente lavoro è quello di approfondire la tematica della privacy, ossia del diritto al controllo sui propri dati personali, soffermandosi in particolare sul trattamento dei dati effettuato nell'esercizio dell'attività giornalistica. Questa attività suscita infatti peculiare interesse, in quanto coinvolge diversi diritti costituzionali potenzialmente confliggenti e, in tale misura, oggetto di necessario bilanciamento: a venire in risalto sono, da un lato, i diritti della persona (e tra questi primariamente quelli alla riservatezza ed all'identità personale) e, dall'altro, la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto all'informazione.
Il percorso scelto prende le mosse (nell'Introduzione) da una retrospettiva sul concetto di “privacy” nell'ordinamento italiano: viene richiamata la serie delle principali tappe giurisprudenziali e legislative attraverso le quali tale nozione si è, prima, affermata in ambito giuridico e, poi, sviluppandosi, ha acquisito un'identità semantica autonoma rispetto al concetto di riservatezza. Nel capitolo I è offerto un quadro generale della disciplina che il d.lgs. 196/2003 (Codice per la protezione dei dati personali) riserva alla privacy. Ricostruita in tal modo l'intelaiatura fondamentale delle norme in materia risulta più agevole l'analisi, contenuta nel capitolo II, delle disposizioni specificamente dedicate al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica – tenendo tra l'altro conto del codice deontologico di settore. Dopo aver passato in rassegna i più significativi tra i provvedimenti recenti dell'Autorità garante sul tema, infine, ci si sofferma (con l'ultimo capitolo) sull'orientamento del Collegio rispetto ad un caso specifico: la divulgazione online, sul sito dell'Agenzia delle entrate, dei dati fiscali dei contribuenti per l'anno 2005, e la conseguente pubblicazione degli stessi da parte del quotidiano L'Adige; la vicenda, che nel 2008 ebbe un'importante risonanza mediatica, viene in questa sede ricomposta e valutata da un'ottica giuridica.

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5 INTRODUZIONE EVOLUZIONE STORICA DEL DIRITTO ALLA PRIVACY 1. Accezione originaria del diritto La nascita della nozione moderna di privacy viene comunemente fatta risalire ad una vicenda americana di fine Ottocento. Le cronache di Boston, nel 1890, erano solite riservare considerevole spazio ed evidenza alla vita mondana della moglie dell'avvocato Samuel Warren; il quale, evidentemente custode di un'idea di vita privata come recinto borghese (come non si entra nella proprietà, così non si entra nella vita privata), ne traeva notevole fastidio. L'avvocato ed il suo amico Louis Brandeis, futuro componente della Corte Suprema degli Stati Uniti e grande giudice progressista, si misero pertanto a tavolino e stesero un articolo, The Right to Privacy 1 , rimasto poi famoso e considerato tuttora il punto di partenza del diritto alla privacy. Gli autori, intendendo il diritto alla privacy come “the right to be left alone”, riprendevano uno schema classico della cultura giuridica: la logica proprietaria delle chiusure, degli steccati che impediscono l'accesso all'altrui terra. ¨ la classica definizione di proprietà come ius excludendi alios. “Il borghese moderno si appropria così del suo spazio interiore secondo le stesse tecniche che gli avevano permesso di appropriarsi dello spazio fisico, con una vicenda che si manifesta in modi diversi nei vari paesi ma che può essere emblematicamente riassunta nel fenomeno delle enclosures, delle 1 WARREN, S.D., BRANDEIS, L.D., The Right to Privacy, in Harvard Law Review, 5, 1890 (vol. 4), pp. 193-220.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefano Senatore Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.