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La figura del direttore di gara di calcio a undici tra segni verbali e non verbali

Sono del parere che oggi il calcio, nel nostro paese, sia uno dei temi pervasivi del discorso sociale. Per settimane intere l’attenzione degli addetti ai lavori, del tifoso o del semplice spettatore è concentrata sulle squadre, le partite, i risultati.
Si entra in contatto con nozioni calcistiche che il più delle volte si conoscono ormai a memoria divenendo cultori di una disciplina tra le più praticate in Italia, ma spesso proprio di queste cognizioni se ne ignorano le loro derivazioni.
Quanti arbitri, ad esempio, sanno realmente che tipo di linguaggio vanno ad adottare, sui campi di gioco, al fine di applicare il regolamento del calcio?
Sono esperti di aspetti tecnici, hanno grande esperienza maturata da anni di attività, ma penso facciano fatica ad immaginare ciò che li mette in relazione con i calciatori e con tutti coloro che prendono parte ad una gara di calcio.
L’arbitro opera nel suo campo mettendo in atto dei processi semiotici, ossia dei processi in cui avvengono trasmissioni e ricezioni di segni. Questi processi possono venire studiati attraverso la semiotica, che è “la disciplina che si occupa dei segni, del senso e della comunicazione”. Questa è divisa fra la vocazione ad essere filosofia del segno, del senso e della comunicazione e l’ambizione di essere una delle scienze umane in stretto rapporto con tutte le altre teorie scientifiche, sociologiche, psicologiche che si occupano della comunicazione.
La pratica calcistica trasuda di simboli, segni e linguaggi che vengono moderati proprio dalle “giacchette nere”; tutto questo è un processo che si svolge nel tempo, spesso preparato a lungo, minuziosamente e con un carattere fortemente ripetitivo.
Vi è dapprima uno studio, un allenamento, una premessa all’attività sportiva, essenziale sul piano pratico e poi la gara vera e propria.
Lo sguardo semiotico si immette in una pratica organizzata, regolata, fissata che i partecipanti vedono come un testo.
L’arbitro non comunica solo attraverso le parole, ma anche attraverso alcuni movimenti del corpo; d'altronde se queste non fossero accompagnate dalle espressioni facciali e dai gesti, risulterebbero molto meno comprensibili e significative.
I testi visivi del direttore di gara, denominati idioletti, possono assumere varie funzioni e capirli da parte di chi prende parte alla gara è una sfida importante. La capacità delle immagini di comunicare va pensata sulla base di codici, tanti quanti sono i modi di rappresentare la stessa decisione a voce. Questi sono anche interfacce, devono cioè riuscire a comunicare la loro funzione anche a chi non vi è perfettamente abituato come il pubblico ed è per questo che fondamentale diventa anche il concetto di estetica dell’arbitro.
La valutazione estetica è connessa con la differenza tra la conoscenza di un gesto in generale e il modo di apparizione dello stesso.
Il gesto estetico non è solo modalità di presentazione all’esterno e differente relazione tra chi vi assiste, ma qualità dell’apparizione, grado di chiarezza, di immediatezza.
L’estetica non è individuale, deve essere quanto più uniforme possibile, indipendentemente da chi sia l’arbitro o da che gara si vada a disputare, e quando si esterna non si fa altro che rendere pertinenti i modi di apparizione dei gesti.
A partire da queste premesse analizzeremo una figura-chiave del calcio, quella dell’arbitro nell’ambito della comunicazione in chiave semiotica:

Sull’arbitro la regola 5 del Regolamento del Gioco del Calcio afferma:
"Ogni gara si disputa sotto il controllo di un arbitro, al quale è conferita tutta l’autorità necessaria per far osservare le Regole del Gioco nell’ambito della gara che è chiamato a dirigere".

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I INTRODUZIONE Sono del parere che oggi il calcio, nel nostro paese, sia uno dei temi pervasivi del discorso sociale. Per settimane intere l’attenzione degli addetti ai lavori, del tifoso o del semplice spettatore è concentrata sulle squadre, le partite, i risultati. Si entra in contatto con nozioni calcistiche che il piø delle volte si conoscono ormai a memoria divenendo cultori di una disciplina tra le piø praticate in Italia, ma spesso proprio di queste cognizioni se ne ignorano le loro derivazioni. Quanti arbitri, ad esempio, sanno realmente che tipo di linguaggio vanno ad adottare, sui campi di gioco, al fine di applicare il regolamento del calcio? Sono esperti di aspetti tecnici, hanno grande esperienza maturata da anni di attività, ma penso facciano fatica ad immaginare ciò che li mette in relazione con i calciatori e con tutti coloro che prendono parte ad una gara di calcio. L’arbitro opera nel suo campo mettendo in atto dei processi semiotici, ossia dei processi in cui avvengono trasmissioni e ricezioni di segni. Questi processi possono venire studiati attraverso la semiotica, che è “la disciplina che si occupa dei segni, del senso e della comunicazione” 1 . Questa è divisa fra la vocazione ad essere filosofia del segno, del senso e della comunicazione e l’ambizione di essere una delle scienze umane 1 U. Volli, Manuale di semiotica, Editori Laterza, Roma - Bari, 2010, p. IX.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Fabio Giudetti Contatta »

Composta da 68 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1462 click dal 30/01/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.