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Mark Rothko e l'estetica del vuoto

Questo breve lavoro nasce da un intenso interesse per l’opera di Mark Rothko e per il Buddhismo, in particolar modo per quello Zen, soprattutto per quel senso di profonda spiritualità che essi emanano. La pittura e le altre discipline artistiche legate allo Zen sono state una scoperta davvero interessante che mi ha permesso di esplorare una realtà intimamente diversa dall’arte occidentale, sia per il valore fondamentalmente sacro che si lega a queste pratiche sia per l’impostazione tecnica, tesa alla semplicità e alla naturalezza.
Il primo capitolo parte dall’analisi dell’estetica del vuoto, attraverso le sue manifestazioni in vari ambiti sia artistici, come l’haiku, la calligrafia, l’architettura giapponese, l’ikebana, il teatro Nō, sia pratici, come la cerimonia del tè, la disposizione dei giardini Zen, la coltivazione del bonsai e i suiseki, in cui si ravvisa, in modo manifesto, il pensiero profondamente spirituale del Buddhismo Zen e si conclude con una breve trattazione sulla pittura sumie, in particolare sulla pittura di paesaggio e sui dipinti Zen, che mostrano sia le qualità pittoriche dell’arte monocromatica ad inchiostro sia l’importanza assegnata al vuoto, come fondamento sostanziale e ultimo della realtà che si presenta nei vasti spazi bianchi e nelle atmosfere nebulose.
Il secondo capitolo si concentra sulla figura artistica di Mark Rothko e la sua analisi si divide in due parti: nella prima è esposta la sua vita ed evoluzione pittorica, analizzando le varie fasi del suo percorso artistico, la seconda si focalizza sugli aspetti della propria filosofia pittorica, maggiormente racchiusa nel manoscritto autografo intitolato “L’artista e la sua realtà” ed infine analizza il simbolismo dei colori, cogliendone brevemente i vari significati ad essi associati e applicandoli, di volta in volta, alla vasta produzione artistica del pittore americano nella sua cosiddetta “fase classica”.
La breve conclusione finale cerca di mettere in luce le sostanziali affinità, al di là delle evidenti differenze culturali e pittoriche, tra l’estetica del vuoto, legata alla spiritualità del Buddhismo Zen, e l’opera di Mark Rothko, tesa a cogliere la profonda tragicità umana ed a coinvolgere emotivamente l’osservatore tramite i suoi dipinti dal grande formato e dal sensualismo cromatico.

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3 C CA AP PI IT TO OL LO O P PR RI IM MO O L L’ ’E ES ST TE ET TI IC CA A D DE EL L V VU UO OT TO O N NE EL LL LE E C CU UL LT TU UR RE E D D’ ’O OR RI IE EN NT TE E Quando vedo l’ombra della realtà proiettata nel vuoto dello spazio, come si staglia la luna, della notte autunnale! Iscrizione di Sengai sul rotolo intitolato “La luna” PREMESSA L’estetica dell’arte orientale è la manifestazione stessa del pensiero filosofico- religioso di queste terre e non costituisce un mero accessorio illustrativo alle speculazioni metafisiche, bensì ogni attività artistica rappresenta l’espressione sacra di tale spiritualità. Per questo motivo la concezione di un’estetica basata sul vuoto rappresenta la manifestazione più pura e tangibile del Buddhismo Zen, in cui confluiscono le due importanti tradizione filosofiche del Buddhismo indiano e del Taoismo cinese, che si mostra, non solo nella resa pittorica di un paesaggio, ma si presenta indissolubilmente legata alla cerimonia del tè, alle sue pause e ai suoi gesti lenti e controllati, alla liricità essenziale dell’haiku, all’allestimento dei giardini Zen, all’impianto architettonico delle tradizionali case giapponesi, all’esecuzione vigorosa e rapida della calligrafia, alla coltivazione e cura del bonsai, alla disposizione equilibrata dell’ikebana e alle rappresentazioni impressionanti per il loro sommesso eloquio del teatro Nō. Lo spirito del vuoto si coglie lì dove si ha una chiara coscienza di se stessi e dell’esistente, lì dove le finalità sono assorbite

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniela Camarda Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.