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Il Lettore e i lettori: la cooperazione narrativa in ''Se una notte d'inverno un viaggiatore''

"Se una notte d'inverno un viaggiatore" è narrazione e contemporaneamente è metanarrazione.
In questo lavoro si analizza inizialmente la scelta del titolo, che è una frase sospesa, senza conclusione, aperta. Sul piano grammaticale la frase ipotetica incompleta suggerisce l’idea di incompletezza e di frammentarietà, due temi che si riveleranno centrali nell’evoluzione del Viaggiatore.
In più attaccando a leggere il romanzo riceviamo la prima sorpresa, che è anche il primo indizio: al momento non c’è alcun viaggiatore.
Ci si sofferma poi sull'analisi del primo e del terzo incipit come rappresentazioni emblematiche dellla riflessione sul Lettore presente nel romanzo di Calvino.
Il primo incipit ad esempio condivide il proprio titolo con quello dell’intero volume, mostrando il suo valore metatestuale: è metatestuale nel senso che ci mostra come dalla realtà si penetri nel mondo narrativo, accettando il patto narrativo e le regole di cooperazione pragmatica; il racconto stesso enuncia inoltre tutta una serie di istruzioni per leggere un mondo narrativo: racconta e si racconta. È dunque metatestuale nei confronti della totalità del libro perché queste istruzioni saranno poi fondamentali per una lettura critica del Viaggiatore tutto.
Infine si riflette sulla costruzione del patto narrativo messa in gioco da Calvino all'interno dei capitoli, come forma di cooperazione tra narratore e lettore. Il Viaggiatore si impegna a parlare al lettore su un doppio piano, discorsivo e metatestuale, delineando dunque due tipologie di Lettore Modello, uno di primo livello che legge il testo semplicemente come una storia – senza quindi porsi eccessive domande – ed uno di secondo livello che invece il testo lo vuole smontare per analizzarlo nei suoi differenti meccanismi.
Il fatto che il Lettore narrativo trionfi alla fine del romanzo vuole anche testimoniare la centralità del destinatario nei testi narrativi: questi non può essere passivo e subire il testo, ma lo deve comunque rispettare.
Il Lettore deve prendere l’iniziativa, congetturare e riempire gli interstizi di cui la storia è costellata con ciò che ritiene accadrà o sia accaduto, nel mentre però sviluppando, lettura dopo lettura, un occhio sempre più critico e costantemente pronto a mettere in dubbio anche la più naturale delle convenzioni e la più logica delle regole.

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4 1. Introduzione: le responsabilità del Lettore La tua scacchiera, sire, è un intarsio di due legni: ebano e acero. Il tassello sul quale si fissa il tuo sguardo illuminato fu tagliato in uno strato del tronco che crebbe in un anno di siccità: vedi come si dispongono le fibre? Qui si scorge un nodo appena accennato: una gemma tentò di spuntare in un giorno di primavera precoce, ma la brina della notte l’obbligò a desistere […] Ecco un poro più grosso: forse è stato il nido d’una larva; non d’un tarlo, perché appena nato avrebbe continuato a scavare, ma d’un bruco che rosicchiò le foglie e fu la causa per cui l’albero fu scelto per essere abbattuto… Questo margine fu inciso dall’ebanista con la sgorbia perché aderisse al quadrato vicino, più sporgente… La quantità di cose che si potevano leggere in un pezzetto di legno liscio e vuoto sommergeva Kublai; già Polo era venuto a parlare dei boschi d’ebano, delle zattere di tronchi che discendono i fiumi, degli approdi, delle donne alle finestre… 1 La fantasia di Marco Polo è capace di leggere nella scacchiera di Kublai Khan potenzialmente tutte le storie del mondo. Non casualmente decidiamo di iniziare con questa citazione: Marco Polo è insieme viaggiatore, scrittore e lettore. I suoi viaggi nelle Città Invisibili sono fisici e mentali, e spesso racconta di città visitate all’interno della sua mente più che con l’esperienza fisica. Il viaggio è di per sé una forma di scrittura e di lettura; la lettura e la scrittura sono una forma di viaggio. L’equivalenza non è d’altronde nuova in Calvino: la abbiamo già vista nel Castello dei destini incrociati, dove i viandanti fermatisi per ristorarsi, improvvisamente divenuti muti, raccontavano le proprie storie utilizzando delle carte - in una storia che dimostra che per essere dei buoni autori bisogna essere prima di tutto dei buoni lettori. Si ripropone quindi in Se una notte d’inverno un viaggiatore, dove l’analisi non è più strettamente incentrata sul gioco combinatorio in sé – come nel Castello – né sull’indagine epistemologica della lettura – come accade nelle Città invisibili. Il Viaggiatore invece ci parla di un Lettore, Lettore con la L maiuscola, che tenta di leggere ma che per un motivo o per l’altro non riesce mai a terminare la lettura di quelli che dunque si riveleranno essere solo dieci incipit. Calvino analizza i suoi comportamenti e le sue aspettative, descrive la sua maniera di leggere e gli affianca una Lettrice che diventa musa del Lettore e suo termine di comparazione in positivo. Lo immerge in un intreccio narrativo machiavellico per costruzione, con cornici e sottocornici che incastonano il lettore all’interno di più storie contemporaneamente. Già questo è stato sufficiente per dedicare pagine e pagine di analisi a Se una notte d’inverno un viaggiatore, con diversi studi incentrati sulla potenza della sua struttura narrativa 2 . Qui cerchiamo di spostarci verso una direttrice differente, parlando di quello che riteniamo essere un’altra componente fondamentale di questo testo: il ruolo del lettore. Un libro che sceglie come protagonista un personaggio che non ha nome proprio ma solo l’appellativo Lettore non può non incuriosire e portare a domandarci “perché?”: questo saggio è il 1 Italo Calvino, Le città invisibili, 1972, Mondadori, p. 133 2 Una bibliografia esauriente si trova nella prefazione di Se una notte d’inverno un viaggiatore edito da Mondadori

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Alessio Mattana Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

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