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Il Colonato

Le fonti giuridiche postclassiche abbondano di riferimenti ai coloni , con evidenti differenze di prospettiva tra il materiale giurisprudenziale dei Digesta e le codificazioni di leges imperiali. Nel primo caso, il colono appare essenzialmente un uomo libero che «prende in affitto la terra a tempo determinato ben diversa situazione emerge dai Codici di Teodosio II e di Giustiniano, i quali i coloni (intesi nel senso ristretto di piccoli affittuari) appaiono vincolati alla terra da un legame di carattere pubblicistico, assai difficile da infrange «benché sembrino liberi per condizione, siano considerati tuttavia servi della terra in cui sono nati e non abbiano la facoltà di andarsene dove vogliono o di cambiare luogo». La loro sorte è quella di rimanere fissati, ereditariamente e quasi fisicamente, alle glebae (= zolle di terra). La loro condizione, il «vilissin, colonatus», li pone appena al di sopra degli schiavi.
Certo, i coloni del Basso Impero non hanno nulla a che vedere con questo fenomeno che, suggestivamente, gli storici inglesi definiscono chattel-slave (schiavitù-bene mobile). Lo schiavo, per i Romani, è tradizionalmente una «proprietà» (mancipium); per i Greci, è un «corpo» (sôma), a disposizione del padrone. Invece, il colono non può essere comprato o venduto senza la terra, ha in genere diritti e doveri analoghi a quelli degli altri plebei liberi, ed è inoltre impegnato in un processo di lavoro sostanzialmente autonomo. Tuttavia non è libero nell’accezione classica del termine, se non altro perché manca del diritto di cambiare attività e di allontanarsi dal fondo, che per lui è luogo di residenza
obbligatorio (origo). In particolare, l’adscriaticius, il tipo di colono probabilmente più diffuso, è costretto a una situazione di dipendenza che lo stesso imperatore assimila alla schiavitù. Ad esempio, non possiede un patrimonio, come gli uomini propriamente liberi, ma solo un peculio, come gli schiavi.
Di fronte a mutamenti così radicali, avvenuti in un arco di tempo relativamente ristretto, è lecito chiedersi come sia stato possibile trasformare i liberi affittuari in «servi della terra». Un altro notevole problema riguarda la sorte degli schiavi rurali: è tuttora controverso il motivo per cui, nelle campagne del Basso Impero, la schiavitù «classica» venne in larga misura sostituita dal vincolo al fondo.

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5 CAPITOLO PRIMO LA FORMAZIONE DEL COLONATO

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Rosario Bisicchia Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.