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Donne che uccidono

Parlare di donne che uccidono implica l’assunzione di una nuova prospettiva che contrasta con l’opinione comune che vede la donna debole e priva di tendenze violente.
La maggior parte degli studi e dei dati prodotti sul delitto si sono sempre concentrati sugli uomini, poiché ci si basava sull’idea che i maschi sono più aggressivi, violenti e più portati alla criminalità delle donne.
L’assassinio e altri atti violenti contro le persone fisiche sembrano in completa antitesi con il delicato, riservato, protettivo ruolo del sesso femminile.
Rispetto al passato l’omicidio al femminile è fortunatamente in crisi, ma conserva ancora delle caratteristiche proprie che continuano a tenerlo ben distinto da quello maschile. Certamente l’ambito familiare è quello in cui maggiormente si esprime l’attività omicidiaria della donna nelle sue vesti di figlia, di moglie e di madre .
Ed è a questo punto che si ritiene meriti una particolare attenzione la parte degli stereotipi e dei preconcetti che definiscono una donna, analisi che verrà fatta proprio per dare ad essa una collocazione nella società e per comprendere meglio l’idea che la società, negativa o positiva che sia, si costruisce della donna e come lei smentisca tutto ciò, con azioni che vanno al di là del ruolo che le hanno affidato.
Partendo dal concetto di omicidio, che ci aiuterà a comprendere l’azione che compie la donna e come è regolata e vista nella nostra società, si cercherà di costruire un “identikit” della donna omicida, cercando di tracciare quali siano i caratteri e le peculiarità dell’assassina, nonché le sue vittime “preferite” e le modalità con le quali lei agisce. Successivamente sarà trattato il tema delle madri che uccidono, tema che sarà sviluppato, anche in questo caso, nella ricerca delle caratteristiche psicologiche che portano una donna ad uccidere il proprio bambino.
L’ultima parte verterà sugli stereotipi, sui pregiudizi che hanno sempre caratterizzato la donna e che possono essere visti come delle cause che hanno portato alla rinascita della donna anche in ambito criminale e che hanno portato la donna ad avere un periodo di crisi d’identità. Crisi dovuta all’incapacità, molto spesso, di gestire la sua vita che, con l’andare avanti del tempo, assume un triplice ruolo: moglie, madre e lavoratrice.

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INTRODUZIONE Parlare di donne che uccidono implica l’assunzione di una nuova prospettiva che contrasta con l’opinione comune che vede la donna debole e priva di tendenze violente. La maggior parte degli studi e dei dati prodotti sul delitto si sono sempre concentrati sugli uomini, poiché ci si basava sull’idea che i maschi sono più aggressivi, violenti e più portati alla criminalità delle donne. L’assassinio e altri atti violenti contro le persone fisiche sembrano in completa antitesi con il delicato, riservato, protettivo ruolo del sesso femminile. Rispetto al passato l’omicidio al femminile è fortunatamente in crisi, ma conserva ancora delle caratteristiche proprie che continuano a tenerlo ben distinto da quello maschile. Certamente l’ambito familiare è quello in cui maggiormente si esprime l’attività omicidiaria della donna nelle sue vesti di figlia, di moglie e di madre 1 . Ed è a questo punto che si ritiene meriti una particolare attenzione la parte degli stereotipi e dei preconcetti che definiscono una donna, analisi che verrà fatta proprio per dare ad essa una collocazione nella società e per comprendere meglio l’idea che la società, negativa o positiva che sia, si costruisce della donna e come lei smentisca tutto ciò, con azioni che vanno al di là del ruolo che le hanno affidato. Partendo dal concetto di omicidio, che ci aiuterà a comprendere l’azione che compie la donna e come è regolata e vista nella nostra società, si cercherà di costruire un “identikit” della donna omicida, cercando di tracciare quali siano i caratteri e le peculiarità dell’assassina, nonché le sue vittime “preferite” e le modalità con le quali lei agisce. Successivamente sarà trattato il tema delle madri che uccidono, tema che sarà sviluppato, anche in questo caso, nella ricerca delle caratteristiche psicologiche che portano una donna ad uccidere il proprio bambino. L’ultima parte verterà sugli stereotipi, sui pregiudizi che hanno sempre caratterizzato la donna e che possono essere visti come delle cause che hanno portato alla rinascita della donna anche in ambito criminale e che hanno portato la donna ad avere un periodo di crisi d’identità. Crisi dovuta all’incapacità, molto spesso, di gestire la sua vita che, con l’andare avanti del tempo, assume un triplice ruolo: moglie, madre e lavoratrice. 1 Merzagora Betsos I., Demoni del focolare – Mogli e madri che uccidono, Centro scientifico editore, Torino, 2003 2

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Sociali

Autore: Annarita Serra Contatta »

Composta da 35 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.