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Una città amica delle bambine e dei bambini. La tutela dei diritti dell'infanzia nella realtà comunale.

Informazioni tesi

  Autore: Ivana Rita Trovato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Maria Tomarchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

Nel 1996, durante la Conferenza dell’UN Habitat , nasce l’iniziativa globale Città amiche dei Bambini (Child Friendly City Initiative – CAB), lanciata dall’UNICEF e UN Habitat in risposta alla Risoluzione della Conferenza. Il lancio dell’iniziativa si fonda sul riconoscimento che il benessere del bambino è l’elemento essenziale di una società sostenibile e che una società giusta per i bambini è giusta per tutti.
La Città Amica non è altro che la traduzione della CRC (Convention of the Right of the Child) e dei suoi principi a livello locale. Una città amica indica un’amministrazione locale in cui i bambini hanno voce e partecipano ai processi decisionali, partecipano alla vita della famiglia, comunità, società; hanno accesso ai servizi di base, come salute e istruzione; hanno spazi per giocare e accedono a spazi non inquinanti; hanno a disposizione norme e apparati che assicurano la loro protezione contro violenza e sfruttamento.
Il presente lavoro di tesi, articolato in tre capitoli, ha lo scopo, in primis, di illustrare il programma UNICEF Città amica delle bambine e dei bambini e le relative fonti normative che ispirano la sua attività; di indagare le responsabilità e il ruolo svolto dal primo cittadino nella tutela dei minori; successivamente, di esaminare l’operato svolto all’interno di una piccola realtà comunale, Riposto (Ct), comune siciliano a cui è stato attribuito il riconoscimento di Città amica delle bambine e dei bambini.

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1 Città amica delle bambine e dei bambini La tutela dei diritti dell’infanzia nella realtà comunale Introduzione “Un secolo che si era aperto con i bambini che non avevano praticamente alcun diritto si è concluso con i bambini che possiedono il più potente strumento legale, che non solo riconosce ma protegge i loro diritti umani”. Con questa frase, Carol Bellamy 1 , ex direttore esecutivo dell’UNICEF, sottolinea il notevole incremento nell’evoluzione degli strumenti di tutela giuridica del minore nel corso del XX secolo. Gli anni ’90 entreranno prepotentemente nella storia del mondo e dell’Italia come gli anni che hanno segnato, per il futuro dei bambini di tutto il mondo, un’occasione per l’accettazione di una filosofia di base che ha costituito il nucleo della pianificazione internazionale. L’approvazione, il 20 novembre 1989, da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite, della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, ratificata anche dall’Italia il 27 maggio 1991 con la Legge n°176, oltre a fornire standard minimi per la sopravvivenza e l’educazione dei bambini, esplicitamente induce alla loro protezione dalla violenza, dallo sfruttamento e dagli abusi. Gli indicatori segnalano che nel nostro Paese, come in tutto il mondo, la violenza all’infanzia ha assunto proporzioni preoccupanti, per cui ci si rende conto sempre di più che non bastano le buone leggi se manca un atteggiamento nuovo verso certi valori che riguardano l’infanzia e la società, 1 Carol Bellamy, Direttore generale dell’UNICEF dal 1995 al 2005.

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