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La letteratura migrante nella Spagna contemporanea: il caso di Najat El Hachmi

La letteratura della migrazione è un fenomeno piuttosto recente sia in Spagna che in Italia a causa della breve storia di immigrazione di entrambi i paesi. Forse proprio perché si tratta di una corrente nascente, la literatura migrante ha ancora scarso rilievo a livello accademico e commerciale, benché negli ultimi tempi qualcosa cominci a muoversi. Questo elaborato vuole fare luce sul fenomeno dei migrant writers in Spagna, nonché essere uno strumento di promozione delle loro opere e della poetica che le caratterizza. Il primo capitolo è uno studio sulla situazione della migrazione in Spagna: si ripercorre, in breve, la tradizione dell’emigrazione per poi soffermarsi sull’attuale fenomeno in entrata. La Spagna, tra i paesi europei, è una delle mete predilette, non più solo da marocchini e subsahariani, ma anche da immigrati dell’Europa dell’Est. Nonostante la crisi globale che ha colpito pesantemente il mercato del lavoro spagnolo, il fenomeno non si arresta e rimane uno dei problemi fondamentali per il governo. Un approfondimento è dedicato a tutti i clandestini provenienti dal Maghreb e dall’Africa nera che, impiegando i mezzi più disparati, attraversano la calle del agua, i quattordici chilometri di mare dello Stretto di Gibilterra: una piaga che dagli anni ‘90 continua a seminare vittime tra coloro che guardano alla Spagna, e più in generale all’Europa, con il sogno di un futuro migliore. Il secondo capitolo illustra il concetto teorico di letteratura migrante e le sue caratteristiche generali, prendendo come punto di riferimento le teorie di Armando Gnisci, il maggiore teorico e promotore italiano nell’ambito della migrant literature. La teoria più interessante è la cosiddetta poetica della decolonizzazione, non un mero strumento di critica letteraria, ma piuttosto un modo per affrontare la vita e costruire nel migliore dei modi il tanto discusso global village. Decolonizzarsi significa per Gnisci liberarsi dall’idea di vivere nel primo dei mondi e mettere sullo stesso piano tutti i mondi del mondo; decolonizzarci, dunque, dalla nostra mentalità eurocentrica e liberarci, finalmente, dal fardello dell’uomo bianco. Nel terzo capitolo ci si sofferma sullo studio del caso spagnolo: la literatura migrante in Spagna e le sue caratteristiche. Si è scelto di concentrare l’attenzione sul continente africano e, nello specifico, sulla letteratura di scrittori marocchini e guineani. La prima scelta è dettata dalla millenaria relazione tra la Penisola e il Maghreb, ripercorsa attraverso il mito di Al-Andalus. La preferenza della letteratura di autori guineani tra gli altri autori dell’África negra, è dovuta al fatto che la Guinea è l’unico paese di lingua spagnola dell’Africa subsahariana e la sua letteratura è spesso studiata in chiave post-coloniale. Segue l’illustrazione di quei temi che accomunano le opere migranti spagnole: il viaggio, le radici, il mito del Paradiso europeo, la ricerca dell’identità. Ogni tema è discusso a partire da riferimenti e citazioni a opere migranti.Nel quarto e ultimo capitolo ho deciso di analizzare l’opera El últim patriarca dell’autrice marocchina Najat El Hachmi. A un breve riassunto della storia di El últim patriarca, segue l’analisi dell’opera le cui linee guida sono le seguenti: il tracollo della cultura patriarcale, la negazione dell’identità, il rapporto tra magia e religione, l’esplorazione della sessualità. Ho ritenuto interessante una breve riflessione sulle scelte linguistiche della scrittrice: una marocchina che collabora al rilancio della letteratura in catalano, lingua originale dell’opera.

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4 CAPITOLO I Spagna tra emigrazione e immigrazione L‟Europa ha europeizzato il globo, adesso i flussi migratori stanno globalizzando l‟ Europa . GNISCI 1.1. Cenni storici sull‟em igrazione-immigrazione in Spagna Il termine inmigración comparve per la prima volta nell‟undicesima edizione DRAE del 1829, ma è divenuto un vocabolo di uso comune solo di recente. Commenta lo scrittore José Maria Ridao: 1 “Menos de una década ha transcurrido desde que, en el lenguaje corriente de los españoles, el término inmigrante se impusiera al de emigrantes [...]. Al inclinarnos finalmente a el de inmigrante, los españoles nos instalamos de manera implícita en la perspectiva de quienes reciben extranjeros, renunciando entonces a la de quienes se ven forzados a abandonar su lugar de origen.” 2 1 José Maria Ridao. Scrittore e diplomatico spagnolo. Ha rivestito il ruolo di diplomatico in Angola, Francia, Russia, Guinea; è stato ambasciatore della Spagna presso l‟Unesco fino al 2006; attualmente collabora come giornalista con il País e l‟emittente radiofonica Cadena Ser 2 José Maria Ridao. “El cerco invisible”, El País, 22 luglio 2001

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Eramo Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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