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L'attività motoria nei soggetti con disabilità visiva da neurite ottica

Con questa tesi si analizza l'importanza, che viene ad avere la pratica dell'attività motoria e sportiva, in soggettivi con disabilità visiva acquisita in età adulta a seguito di neurite ottica non curata.
In questi soggetti, divenuti non vedenti in età adulta, ci si trova con il difficile compito di dover affrontare la vita senza il senso di primaria importanza nell'esistenza di ogni giorno, la vista.
Un deficit che comporta la netta riduzione di abilità, di autonomia e indipendenza nella vita quotidiana, un deficit che lede la percezione di sé, provocando un notevole abbassamento del livello di autostima.
L' abbassamento dell'autostima e dell'auto efficacia comporta una riduzione del movimento dell'attività motoria, per la paura di farsi male di non riuscire, portando la persona a una totale dipendenza dagli altri.
Tramite l'educazione motoria è possibile riacquisire la capacità di orientarsi nello spazio, di utilizzare i sensi residui e quindi di raggiungere l'autonomia nel movimento.
La tendenza all'inerzia motoria però può anche essere causata dai famigliari che tendono a sostituirsi al non vedente per paura che possa farsi male. Quindi per evitare ciò c'è la necessità da un punto di vista educativo di evitare al non vedente proibizioni ingiustificate, ma invece di incoraggiare sempre all'auto efficacia anche negli insuccessi.
Il presente lavoro si compone di nove capitoli, nell'ultimo capitolo viene trattata una esperienza personale presso un'associazione sportiva che si occupa di attività motoria con non vedenti.

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1 INTRODUZIONE Con questa tesi si analizza l'importanza, che viene ad avere la pratica dell'attività motoria e sportiva, in soggettivi con disabilità visiva acquisita in età adulta a seguito di neurite ottica non curata. In questi soggetti, divenuti non vedenti in età adulta, ci si trova con il difficile compito di dover affrontare la vita senza il senso di primaria importanza nell'esistenza di ogni giorno, la vista. Un deficit che comporta la netta riduzione di abilità, di autonomia e indipendenza nella vita quotidiana, un deficit che lede la percezione di sé, provocando un notevole abbassamento del livello di autostima. L' abbassamento dell'autostima e dell'auto efficacia comporta una riduzione del movimento dell'attività motoria, per la paura di farsi male di non riuscire, portando la persona a una totale dipendenza dagli altri. Tramite l'educazione motoria è possibile riacquisire la capacità di orientarsi nello spazio, di utilizzare i sensi residui e quindi di raggiungere l'autonomia nel movimento. La tendenza all'inerzia motoria però può anche essere causata dai famigliari che tendono a sostituirsi al non vedente per paura che possa farsi male. Quindi per evitare ciò c'è la necessità da un punto di vista educativo di evitare al non vedente proibizioni ingiustificate, ma invece di incoraggiare sempre all'auto efficacia anche negli insuccessi. Il presente lavoro si compone di nove capitoli, nell'ultimo capitolo viene trattata una esperienza personale presso un'associazione sportiva che si occupa di attività motoria con non vedenti. Nel primo capitolo è stata trattata l'anatomia e la struttura dell'occhio, considerando anche il suo funzionamento, le vie di collegamento, costituite principalmente dai nervi ottici e infine l'integrazione a livello corticale. Questo permette di avere una chiara idea delle strutture che vengono colpite, dall'infiammazione, che se non diagnosticata in tempo e non curata porta a cecità. Nel secondo capitolo è stata esaminata la prevenzione alla cecità e alle malattie

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Enrico Pozzato Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.