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Scrivere per conoscere. La scrittura come strumento per l'approfondimento del caso. Esempi e riflessioni.

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Candolini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Emanuela Cocever
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

Partendo da una panoramica sul ruolo dell’Educatore Professionale e sulle possibilità di un’educazione all’espressività ed alla creatività come utile risorsa formativa per gli educatori e chi opera nel sociale ho approfondito le tematiche inerenti la scrittura espressiva, e le funzioni che essa può assolvere all’interno della relazione educativa.
Seguono alcuni percorsi di scrittura espressiva, che prendono spunto dalle proposte di E. Bing, incentrati sui relativi utenti seguiti.
Nell’ultima parte ho sviluppato alcune riflessioni sulle opportunità esperite, che questo strumento può offrire a chi lavora nei servizi di cura alla persona, per documentare, osservare, agevolare lo scambio relazionale o la risoluzione di una situazione conflittuale, riconoscere lacune e ricostruire il legame tra motivazioni e comportamenti.

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10 CAP. 1 L’EDUCATORE. UNO, NESSUNO, CENTOMILA RUOLI Ma sì, ma sì, mio caro, pensateci bene: un minuto fa, prima che vi capitasse questo caso, voi eravate un altro; non solo, ma voi eravate anche cento altri, centomila altri. E non c’è da farne, credete a me, nessuna meraviglia. Vedete piuttosto se vi sembra di poter essere così sicuro che di qui a domani sarete quel che assumete di essere oggi. L. Pirandello Essere un educatore, oggi, significa mettersi in gioco, professionalmente, in una miriade di contesti, situazioni, eventualità, diversi l‟uno dall‟altro ed in costante mutamento; diverso è il lavorare con persone che presentano deficit cognitivi dal seguire persone afflitte da handicap fisici, o che hanno una diagnosi di ritardo mentale unita a difficoltà motorie, differente ancora è il lavorare in situazioni di degrado sociale, come differenti sono le competenze richieste in tutti questi ambiti ma che devono venire apprese, approfondite, legate al contesto specifico da parte di chi opera con i soggetti coinvolti. Diversa è anche l‟ambientazione in cui un educatore si trova ad operare, che può essere all‟interno della scuola, collaborando attivamente con gli insegnanti e le altre persone di riferimento del plesso, o sul territorio, entrando nelle famiglie, nelle case degli utenti, come figura di collegamento tra i servizi, la scuola e la famiglia stessa; ogni contesto implica la conoscenza e la messa in pratica di dinamiche relazionali e comunicative differenti, tra educatore e utente come tra l‟educatore e gli altri attori impegnati nel progetto in atto. Si rende necessaria una formazione più generale sui concetti dell‟agire educativo, sui paradigmi pedagogici di riferimento, unita ad una più specifica riguardo le necessità peculiari riferite al campo di azione, handicap fisico, ritardo cognitivo, disagio sociale, ed una ancor più particolare riguardante il caso specifico preso in carico, i bisogni, le potenzialità della persona che ci si trova di fronte. Questo si traduce in un continuo sforzo verso l‟apprendimento di metodologie e strumenti da applicare in maniera elastica e trasversale, adattandoli alla situazione ed alla persona, dove all‟interno di

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