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La nozione di egemonia. La concettualizzazione di Antonio Gramsci e alcuni sviluppi più recenti

Informazioni tesi

  Autore: Gennaro Cosentino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: SCIENZE FILOSOFICHE
  Relatore: DIMITRI D'ANDREA
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 282

In questa tesi si presenta l’indagine svolta sulla concettualizzazione gramsciana dell’«egemonia» e sulle interpretazioni più recenti e rappresentative delle diverse correnti di studi. Nella prima parte della tesi si prendono in esame gli scritti di Gramsci: con l’analisi delle Tesi di Lione e del saggio sulla Questione meridionale si ricostruisce la funzione teorica e politica dell’«egemonia» nell’elaborazione tattica del Partito Comunista d’Italia, impegnato a creare un sistema di alleanze tra operai e contadini e a raggiungere gli obiettivi della liberazione dal fascismo e della rivoluzione, sull’onda del bolscevismo (CAP. I). Seguendo questa prospettiva, di modernizzazione economico-sociale e giuridico-politica delle nazioni, si ricostruisce la trama concettuale dei Quaderni del carcere in cui l’«egemonia» è rappresentata come un fatto filosofico che riguarda la coscienza e la conoscenza collettiva della storia dei conflitti (CAP. II). Con particolare attenzione verso le note sull’emancipazione delle classi subalterne, si rileva che la funzione teorica e politica dell’«egemonia» si situa nella sfera della scienza della politica: con l’analisi del giacobinismo francese e del risorgimento italiano (Q. 19), Gramsci compone il quadro analitico e comparativo utile ad una lettura innovativa delle diverse fasi dello sviluppo politico del capitalismo tra il XVIII e il XX secolo. La razionalizzazione delle attività produttive, emblematicamente espressa nel fordismo e nell’americanismo (Q. 22), è rappresentata come la tendenza storica immanente entro cui il «gorilla ammaestrato» (l’operaio) può elevarsi se matura la consapevolezza di dover produrre un’«egemonia» alternativa, ai gruppi sociali e politici dominanti, e una frattura nei continui ricorsi storici dell’autoritarismo (CAP. III). In questo contesto, si ricostruiscono i parametri con cui giudicare l’alternativa civile, tra una pratica politica democratica e una burocratica, e la dicotomia tra la soggettivazione e la subordinazione. Ripercorrendo la concettualizzazione dell’«egemonia» si ottiene una teoria della «bipolarità» del potere politico quale risultato di processi storici molecolari in cui trionfa sempre il partito più organizzato e capace di guidare la costruzione di un «apparato egemonico». Su questa base, si ricostruisce il ruolo decisivo degli «intellettuali organici» nella composizione e nella connessione degli strumenti e degli istituti fondamentali su cui si fonda l’unità civile e politica di qualsiasi vita statale. La produzione del potere è il tema che riconduce, infine, al periodo precedente il carcere: la funzione soggettiva e determinante attribuita al partito politico risulta il completamento della concettualizzazione, in continuità con il progetto di Lione (CAP. IV).
Nella seconda parte della tesi, invece, si prendono in esame le posizioni di Louis Althusser e di Christine Buci-Glucksmann rappresentative del dibattito sul pensiero politico di Gramsci all’interno dei partiti comunisti europei negli anni Settanta. Usando gli scritti postumi di Althusser si nota una convergenza sostanziale con la teoria del partito di Gramsci. Fa eccezione, tuttavia, il tema della guerra di posizione che viene rielaborata da Buci-Glucksmann per dimostrare la necessità della costruzione del consenso all’interno della società civile oltre che nelle classi di riferimento. Althusser incontra Gramsci sul terreno della scienza politica di Machiavelli, mentre Buci-Glucksmann avvia una riflessione sul significato filosofico-civile dell’«egemonia» (CAP. V). Le concettualizzazioni successive focalizzano l’attenzione sulla crisi della politica all’interno del conflitto di civiltà e riscoprono la funzione teorica e politica dell’«egemonia» nel rappresentare una nuova logica politica. Si ricostruiscono, in questa cornice, le posizioni Ernesto Laclau, Edward Said, Ranaijt Guha, Partha Chattereje e Robert W. Cox. Con le prime due, espressive dei Cultural Studies, si ricostruisce l’approccio di movimento e di contrappunto che si intende dare alla produzione culturale contemporanea nel tentativo di superare le frontiere simboliche e repressive poste dal rafforzamento dei nazionalismi e degli essenzialismi identitari. Con le altre due, espressive dei Subaltern Studies, si ricostruisce la prospettiva che si intende dare alle classi subalterne ridotte, nella maggior parte del mondo, in uno stato di frammentarietà politica e di indigenza. Con la posizione di Cox, espressiva degli studi gramsciani nelle Relazioni Internazionali si dà conto della prospettiva intergovernativa ed interstatale con cui uscire dall’attuale fase post-egemonica e trovare le soluzioni adeguate alle sfide del XXI secolo (CAP.VI). Il filo conduttore tra la prima e la seconda parte della tesi, dunque, è rappresentato dall’indagine il più possibile esaustiva sul significato originario e sull’attualità dell’«egemonia».

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5 Introduzione In questa tesi si presenta l'indagine svolta sul significato della nozione di «egemonia», frequentemente usata nel lessico comune 1 e in quei campi di ricerca in cui si diffonde ancora oggi un crescente interesse per il pensiero politico e per gli scritti di Gramsci 2 al quale viene attribuita e riconosciuta la paternità della concettualizzazione. Nella prima parte della tesi si espongono i risultati dell’indagine su quanto Gramsci ha scritto sull’«egemonia» tra il 1926, anno in cui si registrano diverse occorrenze del lemma, e gli anni del carcere. In particolare, si dedica attenzione alle note del primo periodo carcerario di stesura 3 considerato che: 1 Cfr. d'Orsi A., Egemonia. Una parola controversa, in Egemonie, a cura di d'Orsi A. - Chiarotto F., Napoli 2008, pp. 11-23. 2 Cfr. Filippini M., Gramsci globale. Guida pratica alle intepretazioni di Gramsci nel mondo, Bologna 2011, pp. 7-11. Si consideri, inoltre, che «l'elenco degli autori di tutto il mondo le cui opere sono piø frequentemente citate nella letteratura internazionale di arte e di umanità contiene pochi nomi italiani, di cui soltanto 5 nati dopo il XVI secolo. In questo elenco non è compreso, per esempio, nØ Vico, nØ Machiavelli, mentre invece è citato Antonio Gramsci». Santucci A., Nota del curatore, in Hobsbawm E., Gramsci in Europa e in America, Roma 1995, p. XI. Si segnala, infine, che nella «Bibliografia gramsciana on line [http://151.1.148.212/bibliografiagramsci/Archinauta_NSC.aspx] sotto la voce 'egemonia' sono rubricati circa un migliaio di testi su 17.000 totali». Chiarotto F., I primi dieci anni (1948-1958). Note sulla ricezione del Gramsci teorico politico: la fortuna dell'“egemonia” in Egemonie, cit., p. 65. 3 Nell'Edizione Critica dei Quaderni del carcere, pubblicata nel 1975 a cura di Gerratana, l'intera opera carceraria è suddivisa filologicamente e cronologicamente in tre tipi di testo. Sono designati Testi A le note di prima

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