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La gravidanza di Nietzsche: corporeità femminile e filosofia dell'avvenire

Quel che in questo lavoro ho inteso mostrare è come Nietzsche, lungi dall’essere quel misogino cui spesso si sospetta che sia, è davvero il pensatore della gravidanza, dell’avvenire. Egli, con l’attenzione che ripone nei corpi, derivata dai suoi approfonditi studi biologici, sviluppa un profondo amore per la vita; ma per un tipo di vita più profondo, più nuovo, oltreumano. Il suo superuomo non coincide con il delinearsi di un supersoggetto, o di una superanima, ma al contrario egli individua la possibilità di esistenza di un tipo di vita oltreumano nel delinearsi di una corporeità polemica le cui parti coesistono in un regime di lotta continua, sedato solo da una ferrea gerarchia necessaria alla vita stessa. Quel che ho voluto sottolineare nella prima parte di questo lavoro è come la dimensione fisiologica permetta al filosofo di sviluppare ed approfondire molti dei temi a lui cari. Ma per poter far questo Nietzche ha dovuto preliminarmente oltrepassare la metafisica: come avrebbe potuto altrimenti approdare al tema della corporeità? Non avrebbe infatti potuto indagare l’essere vivente come essere organico se non avesse messo al bando morali iperuraniche volte all’enfatizzazione di un mondo altro rispetto a quello del “senso della terra” auspicato dal filosofo tedesco. Ma il rapporto con la metafisica e con la morale in Nietzsche, come ho voluto mettere in evidenza, non è certo univoco o semplificabile.

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7 L’obiettivo che questo lavoro si prefigge è quello di mostrare le connessioni che sussistono tra la concezione della corporeità femminile che qui esporrò e il tema del corpo in Nietzsche. Ma prima di affrontare questo argomento, che sarà poi il fulcro tematico della tesi, ritengo opportuno mostrare la centralità che il tema della fisiologia riveste in Nietzsche: a questo scopo sarà dedicato il primo capitolo. In esso intendo ripercorrere i passaggi che portano il filosofo tedesco dal superamento della metafisica ad approdare alla tematica della corporeità. In questa breve panoramica sul pensiero dell’autore voglio mettere in luce come sia possibile approfondire la tematica dell’organismo vivente solo a patto di oltrepassare la metafisica: come sarebbe infatti possibile parlare di corpi, per definizione mutevoli e finiti, in un orizzonte metafisico? La metafisica, e la morale ad essa correlata, sarebbero degli ostacoli insormontabili per una filosofia che intenda indagare l’essere umano in quanto essere vivente. Il primo passaggio che voglio sottolineare è quello che evidenzia lo scarto che Nietzsche opera tra metafisica e prospettivismo: egli, distruggendo tutti gli assoluti di cui la metafisica si nutre, inaugura il regime della prospettiva: ovvero quella visione del mondo che non pretende più di essere totalizzante ma semplicemente di essere, appunto, una prospettiva tra le altre. Anche questo “passaggio”, tra i più noti della filosofia nietzschiana, molto deve allo studio della corporeità: il filosofo infatti sostiene che non il soggetto, il cogito cartesiano, ma i nostri bisogni fisiologici interpretano il mondo. Ma i nostri bisogni fisiologici altro non sono che i bisogni di una data specie animale, non certo delle necessità assolute. Farò in proposito, per meglio esplicitare questo concetto, riferimento alla zecca presa da esempio in un suo scritto di Deleuze: la zecca, avendo una capacità sensoriale ridotta rispetto a quella dell’essere umano, vive in un mondo totalmente altro rispetto a quello in cui vive l’uomo 1 . Ecco il prospettivismo: non un’unica metafisica in cui ogni organismo vivente è inserito secondo una struttura assoluta rigida ed immutabile, ma, al 1 La zecca di Deleuze ricalca il tema nietzschiano della dimensione ermeneutica del mondo: quest’animale, avendo una capacità sensoriale e percettiva ridotta, percepisce il mondo come assolutamente altro rispetto a quello in cui vive l’essere umano. Pur trattandosi del medesimo. ambiente, esso appare differente in virtù del sistema sensoriale che lo interpreta. Meglio preciserò il tema della zecca di Deleuze nel primo capitolo (nota 69, pag 33), citando anche un passaggio di G. Deleuze cit. in AAVV, S. Vaccaio (a cura di), Il secolo Deleuziano, Milano, Mimesis, 1997.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Camilla Zuliani Contatta »

Composta da 205 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2189 click dal 10/05/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.