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Nuovi Padri. Analisi della fruizione dei congedi parentali

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Pieroni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Fatima Farina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

Uno dei principali cambiamenti avvenuti nella società italiana negli ultimi decenni è il progressivo incremento della presenza femminile nel mondo del lavoro. Questo fenomeno ha messo in crisi il tradizionale modello di famiglia basato sull’uomo “lavoratore” e la donna dedita alle cure della casa e dei figli. Sono, quindi, sempre di più le famiglie che vedono entrambi i genitori impegnati in un’occupazione fuori dalle mura domestiche.
Tuttavia il modello tradizionale di divisione dei ruoli familiari non sembra mutare nella stessa maniera: le donne entrano nel mercato del lavoro ma rimangono le principali responsabili del lavoro domestico e di cura familiare, sopportando, in questo modo, un notevole svantaggio rispetto agli uomini nel mercato del lavoro.
L’ultima indagine Istat del 2010 su “la divisione dei ruoli nelle coppie” conferma che oltre i tre quarti di lavoro familiare poggiano ancora sulle spalle delle donne.

Nonostante il notevole incremento dell’occupazione femminile registrato negli ultimi anni, il livello raggiunto è ancora insufficiente e lontano dall’obiettivo del 60% fissato dall’Unione Europea e il più basso tra i paesi europei.
Eppure aumentare il numero di donne occupate è importante per diversi motivi. Oltre al desiderio di lavorare manifestato dalle stesse donne e da una maggiore soddisfazione personale, il lavoro delle donne è importante come protezione dal rischio di povertà delle famiglie Inoltre, l’occupazione femminile genera altri posti di lavoro: le famiglie a doppio reddito consumano molti più servizi e proprio nel settore dei servizi si concentrano le maggiori prospettive di crescita dell’occupazione, specialmente per le donne Infine, oltre ai motivi economici, l’Unione Europea, sembra mirare anche a far sì che tutte (o quasi) le donne possano vivere l’esperienza di realizzare le proprie capacità e i propri talenti nel lavoro extradomestico.
............
A tal fine, in Italia, con la legge n. 53/2000, è stato introdotto l’istituto del congedo parentale. Questo strumento, oltre a favorire la compatibilità tra il ruolo di genitore e quello di lavoratore, mira ad incoraggiare un maggiore coinvolgimento dei padri nelle attività di cura della famiglia. Infatti la novità principale del provvedimento è il riconoscimento di un diritto proprio e autonomo al congedo da parte del padre rispetto al corrispondente diritto di astensione della madre, anzi è incentivato dalla previsione di un bonus che ha l’esplicita finalità di aumentare il ricorso da parte dei padri al congedo [Garattoni 2007].

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5 INTRODUZIONE Uno dei principali cambiamenti avvenuti nella società italiana negli ultimi decenni è il progressivo incremento della presenza femminile nel mondo del lavoro. Questo fenomeno ha messo in crisi il tradizionale modello di famiglia basato sull’uomo “lavoratore” e la donna dedita alle cure della casa e dei figli. Sono, quindi, sempre di più le famiglie che vedono entrambi i genitori impegnati in un’occupazione fuori dalle mura domestiche. Tuttavia il modello tradizionale di divisione dei ruoli familiari non sembra mutare nella stessa maniera: le donne entrano nel mercato del lavoro ma rimangono le principali responsabili del lavoro domestico e di cura familiare, sopportando, in questo modo, un notevole svantaggio rispetto agli uomini nel mercato del lavoro (minori opportunità di carriera, divario retributivo e confinamento in determinati settori di attività). L’ultima indagine Istat del 2010 su “la divisione dei ruoli nelle coppie” conferma che oltre i tre quarti di lavoro familiare poggiano ancora sulle spalle delle donne. Solo in presenza di figli e di una partner occupata si manifesta un lieve incremento da parte del padre del tempo di lavoro familiare, rispetto alla precedente rilevazione, che riguarda soprattutto il lavoro di cura dei bambini. Ma sommando i tempi del lavoro retribuito e del lavoro familiare, il divario tra uomini e donne rimane ancora molto alto, soprattutto in presenza di figli: le madri dedicano al lavoro 9h28’ e i padri 8h17’ [Istat 2010]. Nonostante il notevole incremento dell’occupazione femminile registrato negli ultimi anni, il livello raggiunto è ancora insufficiente e lontano dall’obiettivo del 60% fissato dall’Unione Europea e il più basso tra i paesi europei. Eppure aumentare il numero di donne occupate è importante per diversi motivi. Oltre al desiderio di lavorare manifestato dalle stesse

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